I primi contagi, ma anche i primi guariti. E adesso porte aperte ad altri pazienti positivi provenienti da ospedali e residenze sanitarie assistite, anche da fuori provincia.
L'Ini Città Bianca di Veroli ha dovuto da subito affrontare l'emergenza  Covid-19e l'ha fatto trasformandosi in una Rsa Covid-19, sdoppiando in due la struttura. Da una parte i "negativi" e dall'altra i "positivi" al nuovo Coronavirus.

Un modo per cercare di vincere la scommessa contro il virus e anche per dare un contributo al contenimento del Covid-19 che rischiava di mettere in ginocchio l'intero sistema sanitario regionale.
Il dottor Carmine Romaniello, risk manager della Città Bianca, traccia il punto. Dopo aver fatto un primo bilancio in piena emergenza, passate le settimane più critiche, ora la situazione è decisamente più tranquilla.
Ma la guerra è ben lungi dall'essere vinta.
«Nel  frattempo siamodiventati Rsa Covid e stiamo accogliendo pazienti per acuti. Domani (oggi, ndr) arriveranno da Frosinone, Roma e da Rsa. Si tratta di pazienti che hanno già fatto un percorso in una struttura per acuti oppure di pazienti positivi che devono aspettare il termine della quarantena».

Quanti persone avete in questo momento?
«Ad oggi 98 pazienti in tutta la Rsa, 30 sono i posti letto messi a disposizione della Regione Lazio per gli altri pazienti che stiamo accogliendo».

Tra questi ci sono anche i vostri risultati positivi? «Ovviamente ci sono anche i nostri che avevamo individuato in precedenza. I primi tamponi li abbiamo effettuati il 21 marzo, poi dal 22 al 23 abbiamo fatto quasi tutti gli altri. Abbiamo avuto undici pazienti che sono risultati negativi a due tamponi di controllo,come da linee guida. Insomma, non hanno più il virus.
Positivi ne rimangono 98 meno gli 11 guariti e i 30 che abbiamo accolto come Rsa Covid. Domani (oggi, ndr) siamo in attesa del secondo tampone di altri 15 pazienti.Se sarà confermato negativo come il primo, si aggiungeranno agli undici guariti».

Tutti i vostri sforzi sono dedicati all'emergenza Covid-19?
«Abbiamo diviso la struttura: il secondo e il terzo piano sono per questi pazienti, con personale dedicato.
È come se fosse un ospedale nell'ospedale. Questo ci permette di evitare che ci si incroci. Abbiamo creato percorsi e servizi dedicati per il personale».

Uno sforzo notevole anche da un punto di vista organizzativo...
«Sicuramente. Organizzativo ed economico.
Per esempio abbiamo dovuto realizzare degli spogliatoi nuovi per gli operatori. Abbiamo dovuto sdoppiare il personale e raddoppiare i turni. A tal proposito volevo ringraziare tutte le persone che finora si sono prodigate per l'emergenza e stanno facendo grandi sacrifici».

Sacrifici anche da un punto di vista personale visto che qualcuno è risultato positivo...
«Alcuni di loro sono risultati positivi. Fortunatamente solo tra il primo gruppo di tamponi, ma poi i tamponi li abbiamo fatti a tutto il personale. Alcuni, 2-3 unità, sono già rientrati al lavoro dopo i due test negativi. Altri ancora stanno scontando il periodo di quarantena e mi auguro che rientreranno a breve. Abbiamo dovuto coinvolgere altre persone. Abbiamo fatto assunzioni di altri infermieri e altri medici. Quelli andati in quarantena sono stati sostituiti quasi tutti».

Da quando siete Rsa Covid, i pazienti da dove arrivano?
«Da strutture per acuti di Roma. Dai reparti di medicina o di malattie infettive. Sono persone, con polmoniti,che hanno fatto già un percorso clinico e che stanno facendo da noi la parte finale della terapia. E, una volta stabilizzati, anche la parte riabilitativa».

Diversi hanno altre patologie oltre al Covid...
«Molti di questi sono cardiopatici, diabetici, bronchitici cronici, persone anziane. Stanno venendo dall'ospedale di Frosinone come da altre Rsa dove ci sono stati casi positivi. C'è un centro regionale che coordina i trasferimenti, noi stamattina (ieri, ndr)abbiamo dato la disponibilità di undici posti letto, quelli liberati dai pazienti guariti. Oggi (ieri, ndr) abbiamo fatto altri tamponi, domani (oggi, ndr) avremo la conferma se della prima ondata ci saranno altri negativi. Se sarà così usciranno dall'area Covid».

In media quanto tempo stanno da voi?
«Rimangono fino alla risoluzione dei sintomi. Stiamo facendo tac pettorali di controllo, esami ematici e i due tamponi che devono risultare negativi a distanza di 24 ore. Solo allora sono destinati alla dimissione a domicilio o nelle strutture di provenienza.
Ci vogliono almeno tra i 15 e i 20 giorni. Stiamo riscontrando questo fenomeno sui tamponi: si negativizzano non prima di 18/20 giorni. Dall'ultimo tampone positivo in genere aspettiamo 21 giorni per ripeterlo. Ritengo doveroso un ringraziamento alla nostra Asl, al direttore generale Stefano Lorusso, al dipartimento di prevenzione, in primis ai dottori Giancarlo Pizzutelli e Giuseppe Di Luzio che in queste settimane ci sono stati vicini e con i quali ci siamo confrontati, scambiati pareri e indicazioni. Abbiamo dimostrato che lavorando in sinergia si ottengono ottimi risultati. Sull'area Rsa Covid è stata accettata una nostra proposta. Stiamo lavorando insieme a loro per risolvere le problematiche che giornalmente si presentano. Un ringraziamento anche alla proprietà che ci ha sostenuto da subito da un punto di vista psicologico ed economico. La battaglia è vinta ma la guerra non ancora».