Sente un po' la mancanza dei colleghi, nonostante trascorra ore giornaliere in videoconferenza con loro, vorrebbe tornare presto a guardare i "suoi" studenti negli occhi ma è ben conscio e rispettoso del momento storico. Il rettore Giovanni Betta aveva sogni ancora più grandi per la fase finale del suo mandato, dopo aver portato ministri nonché il Capo dello Stato in un ateneo di periferia che sta ritrovando il suo giusto posizionamento nel sistema Lazio, ma dovrà lavorare, per molto ancora, in condizioni atipiche.
Al contempo, sa che dalle avversità arrivano le occasioni e non intende fermare l'orologio al polso neanche ora. Plaude a una involontaria accelerazione del processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione che in Italia – magari – si trascinava nei discorsi piuttosto che ancorarsi a reali e confortevoli appigli pratici. Sa bene che lascerà un'università "sana e pulita" e questo è il sollievo più grande nonché la base di partenza per ulteriori scatti di crescita. È il primo che continua a fare lezioni ed esami ai ragazzi e ha un pizzico di preoccupazione per il loro studio da casa ma preferisce incoraggiarli sempre e ricordare a tutti che un pezzo consistente della dimensione umana riconquistata dovrà restare sempre dentro ognuno.

Gli uffici dell'Unicas hanno continuato a funzionare, specie i suoi apparati vitali. Ma al 90% lontano dalle sedi di una monumentale Folcara o dal rettorato. Davanti a migliori chiari di luna, riapriranno per primi i laboratori, per rimettere in moto la ricerca. Per tutti la ripresa della quotidianità è l'obiettivo da raggiungere ma avverte: la fretta è pessima consigliera.
E la ricerca? È chiaro in merito. Lo ha dimostrato la pandemia in corso, è l'unica strada che garantisce robustezza e persino sopravvivenza. Per Giovanni Betta – che mai ha gradito l'appellativo di Magnifico – una nazione per crescere ed essere competitiva deve investire in ricerca.

Emergenza Covid per tutti. L'università, una macchina complessa da governare. Come ha guidato l'accademia in questo delicato periodo? Come ha articolato le varie disposizioni e quali settori continuano a funzionare più di altri?
«L'emergenza Covid ha sollecitato tutti i sistemi a trovare delle soluzioni per procedere nelle proprie attività dando il minore disagio possibile alla propria utenza e ai propri dipendenti. Le Università sono aziende con centinaia di dipendenti, con decine di migliaia di utenti, italiani e stranieri. Quindi, la fase iniziale è stata molto complicata per la fretta e il desiderio di trovare soluzioni che fossero ampiamente condivise a livello nazionale. È stato un momento di grande collaborazione tra gli atenei con una circolazione di tutte le possibili soluzioni alla ricerca di quelle che coniugassero la sicurezza delle persone e la garanzia dei servizi. Gruppi whatsapp tra i rettori coordinatori regionali con scambi di messaggi h24, sette giorni su sette, sono stati la soluzione a un momento di grande emergenza.
Progressivamente si è raggiunto un assetto stabile in tutte le università italiane, Cassino inclusa: la didattica erogata on-line, esami di laurea ed esami di profitto svolti regolarmente, personale al 90% in smart working.
Tutti i servizi agli studenti, italiani e stranieri, sono stati sviluppati in maniera molto efficiente da remoto».

Come si sta vivendo ora l'università? Gli studenti come continuano il loro percorso? Quali prospettive ha, soprattutto per evitare lezioni o sedute di laurea affollate?
«Il sistema universitario sta ora lavorando con impegno all'evoluzione futura. Difficilmente si rientrerà in aula prima dell'estate per esami o sedute di laurea. Appena possibile verranno riaperti i laboratori per consentire a ricercatori, dottorandi, assegnisti e tesisti di svolgere le proprie attività di studio e ricerca.
A settembre si immagina di riaprire le attività in presenza ma garantendo il "distanziamento sociale". Questo potrà portare a una modalità mista in cui si inviteranno gli studenti stranieri o coloro che vivono a distanza maggiore a seguire le attività didattiche ancora da casa. Ma siamo ancora in una fase di progettazione del futuro».

Ha avuto contatti con studenti, professori o personale tecnico e amministrativo? Come stanno vivendo questo momento?
«In queste settimane ho avuto svariati incontri con studenti durante le lezioni del corso che sto tenendo in questo semestre. Non nascondo che mi manca poterli guardare negli occhi durante la lezione. E ho un pizzico di ansia per quella che potrà essere la loro resa agli esami. Ma se pensiamo al momento che stiamo attraversando...
Poi ho visto tanti laureati: mi sono affacciato a tutte le sedute di laurea di questo periodo con un breve saluto subito prima della proclamazione e gli sguardi erano identici a quelli delle sedute tradizionali.
Emozionati ma anche consapevoli delle competenze acquisite. Ne abbiamo laureati sin qui 170 ma già ad aprile ci saranno altre sedute.
Ho fatto anche qualche esame e gli studenti hanno dimostrato di riuscire a mantenere la concentrazione sullo studio anche in questo periodo così complicato.
Ho visto tanti docenti perché le riunioni continuano a svolgersi paradossalmente con affluenze maggiori di quelle che si svolgono in presenza.
Senato accademico, Consiglio di Amministrazione, Consigli di Dipartimento di corso di studi si susseguono con regolarità in quanto la maggior parte degli adempimenti, pur se traslati, richiede di essere discusso ed affrontato. Mercoledì prossimo approveremo il bilancio consuntivo del 2019, con largo anticipo rispetto alle scadenze previste, traslate da fine aprile a fine giugno.
Numerose, infine, le interazioni con il Pta.
Gli uffici continuano a lavorare, specie quelli che hanno dovuto gestire questa fase delicata. L'ufficio tecnico, preposto alle problematiche di sicurezza, il Centro Rapporti Internazionali, che ha dovuto governare la delicata interazione con i nostri studenti che si trovavano all'estero e gli stranieri presenti qui da noi, le segreterie didattiche, che hanno predisposto le pratiche necessarie per consentire le lauree, solo per citarne alcuni».

Una raccomandazione che lei farebbe a tutti, compresi i "suoi" studenti? E un augurio?
«Il rischio di questo periodo è stato quello di sostituire il tran-tran della nostra vita pre-Covid a nuovi tran-tran, altrettanto stressanti. È l'occasione per comprendere che qualunque sia il ritmo che la nostra vita ci propone è indispensabile ritagliare spazi di riflessione per recuperare, comunque, una maggiore consapevolezza dell'importanza della propria persona e dei propri affetti.
L'augurio è che tutti abbiano capito questo e che soprattutto comprendano che anche nella futura normalità si possono e si devono lasciare questi spazi».

Veniamo a Lei. Quali sono i progetti che vuole portare a compimento prima di concludere il mandato? Come lascerà l'ateneo di Cassino?
«Questa è una bella domanda... appena chiusa la vicenda debitoria e predisposto e approvato il piano strategico per il prossimo triennio ecco arriva un bel virus a scombinare le carte in tavola.
Manca a questo punto un anno e mezzo alla fine del mio mandato e una buona fetta di questo sarà svolta in modalità ancora atipiche. Credo che, al di là della normale energia verso le attività di ricerca, la grande partita si giocherà nei servizi agli studenti e nelle prossime immatricolazioni. Gli atenei che saranno in grado di offrire non solo la migliore didattica in presenza ma anche la possibilità di seguire i corsi da remoto.
Altra partita importante sarà quella di supporto alle imprese. Dopo il periodo di stop forzoso le imprese dovranno riprendere le proprie attività e mai come in questo frangente sarà importante la capacità di innovare. I nostri ricercatori sono pronti. Io credo che l'Ateneo di Cassino post Betta non sarà migliore o peggiore del passato. Di certo sarà "vero" e "sano". I conti sono rigorosamente in ordine e chi dovrà governare l'ateneo potrà ragionare senza la preoccupazione di avere cattive sorprese su quel fronte.

L'organico sebbene snellito dalle numerose partenze si è potuto rinforzare con il reclutamento di giovani ricercatori e con alcune promozioni di ruolo. Anche per il personale tecnico amministrativo è stato recentemente approvato un piano di reclutamento aperto a interni ed esterni che consentirà, nei prossimi anni, di compensare il numero significativo di pensionamenti avvenuti negli ultimi anni».

Il Covid e le eventuali restrizioni future, quindi, permetteranno di coronare ancora i suoi sogni?
«Avrei sicuramente sognato uno scenario diverso ma in questi anni nulla è stato come sembrava per cui ho imparato a sognare ma anche ad adattare i sogni alla realtà che si configurava di giorno in giorno. Diciamo che ho sognato di avere un ateneo con una situazione economica stabile e questo sogno lo vedo in fase di realizzazione».

Come vedeva l'università di Cassino ieri e come la vede domani?
«L'Università di Cassino, l'Italia, l'Europa hanno l'opportunità di trarre da questa esperienza gli spunti per un miglioramento dei propri servizi. Stiamo capendo che alcuni servizi e alcune attività formative possono essere più efficientemente erogate a distanza. Come integrazione e non come sostituzione delle tradizionali attività in presenza. Ovvero non si tratta di un processo di trasformazione delle università in presenza in università telematiche ma del potenziamento dei servizi telematici offerti come supporto didattico alle attività in presenza.  Abbiamo in pratica avuto un'accelerazione di un processo di digitalizzazione della pubblica amministrazione che appare traiettoria ineludibile».

Che ruolo avrà l'Unicas nel panorama laziale?
«Il suo ruolo nel panorama laziale è oramai consolidato ed apprezzato. Il sistema Universitario laziale è uno dei più apprezzati a livello nazionale e, in questo contesto, il ruolo della nostra Università è apprezzato e consolidato».

Allarghiamo le maglie. Secondo lei, da accademico, come si sta governando il processo e come andrebbero riprese le redini della quotidianità?
«Se mi si chiede come il sistema universitario sta governando il processo direi in maniera ottimale. Credo che anche a livello governativo si stia operando in maniera sostanzialmente corretta. Credo sia troppo facile "sparare" su chi ha responsabilità in questi momenti così delicati. Ma ritengo sia sterile e poco utile.
La ripresa della quotidianità è l'obiettivo sicuramente da raggiungere quanto prima ma la fretta è pessima consigliera».

Sempre da docente universitario di lungo corso, oltre che da rettore, quali possono essere le ricadute reali o insidiose (ma anche positive) di questo percorso di isolamento e di lenta ripresa?
«Non è facile prevedere cosa avverrà in futuro. Dipenderà dalle singole persone oltre che da chi ha responsabilità. Io sono ottimista e credo che ne usciremo migliorati. Come dicevo si darà uno scossone alla vecchia accademia, alle consuetudini da tempo obsolete perché molti avranno potuto apprezzare ad esempio la migliore reattività degli studenti con strumenti più vicini a quelli a cui sono più abituati di noi "di lungo corso"».

Dulcis in fundo: quanto è importante la ricerca in Italia? Si investe abbastanza?
«L'emergenza Covid credo abbia ulteriormente dimostrato come la ricerca sia l'unica strada che ci garantisce robustezza e persino sopravvivenza in alcune circostanze. Una nazione per crescere e per essere competitiva in uno scenario internazionale deve investire in ricerca. In Italia si investe pochissimo in ricerca e spero che, pur in questo momento di difficoltà economica, si capisca che occorre invertire il trend. Anche perché nonostante gli investimenti minimi i ricercatori italiani hanno dimostrati in questo momento di difficoltà la propria elevatissima qualità».