«La Tac al torace non basta per diagnosticare il Covid-19 e allo stato attuale resta insostituibile il valore del tampone e del test del siero». Questa la conclusione dello studio condotto dall'ospedale Sant'Andrea edall'Università La Sapienza di Roma e pubblicato dalla rivista Radiology. Il dottor Filippo Costanzo, primario di Radiologia dell'ospedale di Frosinone e responsabile dello specifico settore in tutta l'Azienda sanitaria locale, sintetizza in questo modo il concetto: «La Tac individua una persona malata di polmonite interstiziale, ma non è detto che la patologia sia dovuta al Covid-19. Detto questo, siamo in trincea dal primo giorno di questa guerra».

Dottore, non c'è dubbio però che, soprattutto all'inizio, anche i reparti di Radiologia sono stati presi d'assalto.
«Sicuramente. La polmonite interstiziale è il sintomo più importante del Coronavirus. Ma la polmonite interstiziale può essere provocata anche da altre cose. All'inizio le Tac sono state fondamentali, specialmente nella fase del "triage". Perché attraverso le immagini si poteva operare una prima distinzione tra persone potenzialmente affette da Coronavirus e malati di altre patologie. Più che altro per differenziare i percorsi. Quello che questi esami vedono è una polmonite interstiziale, ma non sono in grado di distinguere tra quelle causate dal Coronavirus o da altri agenti patogeni».

Nel Covid-19 però cosa succede?
«Intanto che gli antibiotici non hanno effetto. Succede questo: il virus si attiva nelle cellule per replicarsi e sconvolge tutti i meccanismi. C'è una tempesta (letteralmente) di citochine che comporta infiammazioni estese e serie. La stessa risposta immunitaria dell'organismo alimenta l'infiammazione. Questo perché l'organismo non riconosce più le cellule. Perché il virus è nuovo e fortemente aggressivo. La risposta abnorme del nostro sistema immunitario può provocare più danni che benefici: sempre più residui intasano i polmoni e la polmonite inevitabilmente peggiora».

È vero che le immagini di un polmone fortemente attaccato dal Covid-19 sono scioccanti?
«Sì, è vero. Guardi, è come se fossero segni di un annegamento in piscina. Dove c'è il cloro cioè. L'interstizio polmonare è la struttura dove passano i vasi sanguigni e dove passano il sangue e l'ossigeno.
Se questi scambi vitali non avvengono, perché ci si è ammalati, l'ossigeno non arriva più ai polmoni. Si riduce inesorabilmente lo spazio respiratorio. Alcune immagini (parlo dei casi più gravi) mostrano sacche piene di liquidi o muco nei polmoni, che possono peggiorare progressivamente con lo sviluppo della malattia.
Le immagini mostrano opacità, una sorta di velo nebuloso in alcune zone del polmone. Quelle aree opache possono ispessirsi quando la malattia peggiora, creando quelloche i radiologi chiamano formazione di fori "a nido d'ape". Questi fori sono probabilmente creati dalla risposta iperattiva del sistema immunitario».

Lei cosa pensa delle alterazioni della coagulazione e delle complicazioni trombotiche nei pazienti Covid-19?
«Che sono evidenti. Nel senso che si vedono. Anzi, va detta una cosa chiaramente: uno studio dell'Università di Brescia, effettuato sulla base di molte autopsie, dice chiaramente che in tutti (sottolineo il tutti) i decessi legati al Covid-19 sono state riscontrate, come minimo, delle microembolie. Vale a dire che i pazienti sono morti non tanto per insufficienza polmonare grave, quanto per eventi tromboembolici, problemi che sono legati a un danno da parte del virus sull'endotelio basale e alveolare del polmone. Il danno endoteliale è inarrestabile e, con esso, il rischio di una coagulazione intravascolare disseminata. Quando succede questo il paziente muore per trombosi diffusa. Dicevo dello studio dell'Università di Brescia sulla base delle autopsie: le microembolie, come minimo, sono state accertate in cinquantasette casi su cinquantasette.
Tutti».

La risposta è anche la somministrazione di eparina?
«L'eparina fa parte dei protocolli dall'inizio. La somministrazione di dosi del farmaco può servire sia per prevenire eventi tromboembolici che per curare quelli già in atto». 

In questo caso però le Tac toraciche ripetute su pazienti positivi possono rivelarsi decisive per seguire l'evoluzione della malattia. O no?
«Certamente sì. La Tac del torace e i sistemi di intelligenza artificiale ad essa applicati rappresentano strumenti utili per quantificare la malattia. E quindi anche per prevenire possibili situazioni di rischio.
Detto questo, i numeri dicono che le cure iniziano a dare risultati. Però dobbiamo tener presente che una terapia anti Covid-19 ancora non esiste. C'è lo studio sul campo dei medici, che è fondamentale».

Veniamo ai numeri. Quante Tac in più sono state fatte in questo periodo in provincia di Frosinone. Da quando cioè è iniziata la pandemia Covid-19? 
«Moltissime. Circa 400 richieste in più. Credo che anche da tali cifre si comprenda l'enormità del fenomeno».

Dottor Costanzo, è possibile che il virus circolasse già da dicembre o gennaio in provincia di Frosinone, come hanno detto per esempio Fabrizio Cristofari e Caterina Pizzutelli? In quel periodo (dicembre-gennaio) avete potuto appurare qualcosa di atipico nelle Tac?
«Abbiamo visto e studiato tale aspetto, cercando di capirne l'incidenza. Le posso dire che stiamo rivedendo con attenzione 6-7 casi "sospetti". Riferibili però a inizio febbraio, non al periodo dicembre-gennaio. Se poi il virus circolasse anche da prima francamente non so dirlo. Teniamo presente però che parliamo di un periodo nel quale si misurano anche gli effetti dell'influenza stagionale. Non è uno studio semplice».

La Regione Lazio ha annunciato una vaccinazione antinfluenzale a tappeto per il prossimo autunno.
Per gli ultrasessantacinquenni, per i sanitari, ma anche per gli operatori di servizi essenziali. Il ragionamento è che in questo modo si restringe il campo: se si ammala chi è stato vaccinato per l'influenza, vuol dire che quasi sicuramente ha contratto il Covid.
«Guardi, la vaccinazione è sempre la strada giusta.
Sempre. Anche perché copre comunque un periodo significativo».

Resta il tampone l'unico strumento per individuare i casi positivi al Covid?
«La diagnosi si fa con il tampone. La Tac è importante e può essere fondamentale nell'evoluzione della malattia.
Vale a dire che è preziosa nella valutazione dell'estensione delle polmoniti, nella valutazione dell'evoluzione e spesso per testimoniare la completa guarigione del paziente. Oggi però il problema principale è quello di individuare gli asintomatici. E questo si può fare esclusivamente con il tampone.
Aspettiamo anche i test sierologici».