Il Coronavirus abbassa le saracinesche di negozi ed attività. Neppure l'indomito coraggio di chi ha resistito con caparbietà alle recenti crisi, riesce a sopportare le negatività del momento e la mancanza assoluta di prospettive. Nel corso del 2019 numerosi negozi e soprattutto attività di ristorazione hanno "restituito la licenza", preferendo l'effimera sicurezza del reddito di cittadinanza alle continue perdite. I sacrifici di una vita, a volte anche quelli di genitori e nonni, sono stati immolati sull'altare di un malessere diffuso ma non per questo meno letale.

L'impressione che i più duri, essendo sopravvissuti, avrebbero potuto godere del non avere concorrenza e di un possibile rilancio, è naufragata tra gli effetti purtroppo reali del Coronavirus. Ad ammettere di non farcela a riaprire alla data dell'abusata "fase 2", sono in molti: bar e ristorazione veloce tra il Viale Regina Margherita e le zone limitrofe; ristorazione e servizi in pieno centro storico. La promessa di un aiuto dal governo centrale, pur se mantenuta, non andrà oltre la possibilità di avere prestiti dalle banche, ovviamente da restituire. L'impegno dei politici locali è ancora da definire sia nel modo che nel quantum.

L'amministrazione comunale, pur ripetendo ad ogni occasione "non lasceremo solo nessuno …", al momento non ha impegnato alcuna risorsa a favore dei cittadini. Addirittura, neppure per acquistare mascherine ed altri prodotti che altri comuni hanno già consegnato casa per casa. Le stesse opposizioni, che non sembrano interessate a dimostrare che esistono, non vanno oltre la battuta ironica sui social. Eppure, basterebbe la convocazione di una seduta di consiglio online, per proporre lo spostamento di importanti somme da capitoli superati dall'emergenza (spettacoli, parcheggi, campo di calcio…) ad altri ben più importanti scopi. Mentre la politica riflette c'è chi chiude definitivamente la propria attività, a prescindere dagli aiuti se e quando arriveranno.