«Il problema principale resta sempre lo stesso: non sappiamo quanta gente ha contratto il virus, non sappiamo cioè quanti sono gli asintomatici». Fabrizio Cristofari, presidente dell'ordine dei medici della provincia di Frosinone e responsabile del Pronto soccorso, fa il punto della situazione. Anche alla luce della novità rappresentata dal fatto che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato l'ok alla sperimentazione in Italia di uno studio sull'eparina a basso peso molecolare contro Covid-19, studio che coinvolgerà 300 pazienti.

Cristofari è cardiologo. Gli chiediamo: potrebbero essere le microtrombosi venose e arteriose, quindi non la polmonite, a determinare la fatalità del virus?
Spiega Cristofari: «Una premessa è necessaria il 60-70% degli infetti passa la malattia in maniera asintomatica. I casi più complessi sono quelli nei quali si sviluppa la polmonite interstiziale. Ma in realtà spesso ci sono due patologie in una. Perché ormai è chiaro che ci troviamo di fronte anche a delle vasculiti dei vasi sanguigni. Spesso il sistema immunitario del paziente produce una risposta esagerata, che ha l'effetto di determinare infiammazioni fortissime e diffuse in tutti gli organi. Ragione per la quale la causa della morte diventano gli eventi tromboembolici.

Laddove sono state effettuate delle autopsie (in Lombardia soprattutto), emerge chiaramente che molti pazienti sono morti non tanto per insufficienza polmonare grave quanto per eventi tromboembolici.
Problemi che sono legati a un danno da parte del virus sull'endotelio basale e alveolare del polmone. Il virus penetra all'interno delle cellule endoteliali degli alveoli polmonari e dei vasi sanguigni, provocandone la morte, con un successivo quadro di danno vascolare che complica la reazione infiammatoria del tessuto.
Le alterazioni della coagulazione e le complicazioni trombotiche nei pazienti Covid-19 hanno un ruolo significativo in termini di incidenza e di rilevanza clinica e sono una delle più importanti variabili associate alla mortalità. Ma sin dall'inizio nei protocolli era prevista la somministrazione di eparina. Il concetto è questo: un polmone si può ventilare al massimo, ma se non arriva sangue, tutto è inutile. Il test nei centri di ricerca italiani valuterà la sicurezza e l'efficacia dell'anticoagulante, somministrato a diversi dosaggi, nel migliorare il decorso della malattia. Questo perché comunque la somministrazione di farmaci ha bisogno di sperimentazione e di validazione.

Ma oggi sappiamo, grazie all'esperienza sul campo, che le alterazioni della coagulazione e le complicazioni trombotiche nei pazienti Covid-19 hanno un ruolo significativo in termini di incidenza e di rilevanza clinica e sono una delle più importanti variabili associate alla mortalità. E le cure dimostrano che somministrando enoxaparina non solo in fase preventiva, ma anche terapeutica a dosi medio-alte, si possano prevenire i trombi e anche limitare la carica virale, risolvendo quindi la polmonite. Le eparine a basso peso molecolare prevengono eventi tromboembolici. In ogni caso molti pazienti sono morti per polmonite interstiziale e per insufficienza respiratoria. Ecco perché sottolineo che è come se ci fossero due patologie in una nei casi più gravi».

Aggiunge Cristofari: «A Frosinone comunque l'eparina fa parte dei protocolli e vengono utilizzati anche antinfiammatori e perfino il cortisone. Perché se anche queste sostanze non agiscono sul virus, in ogni caso combattono l'infiammazione». Aggiunge Cristofari: «In ogni caso siamo entrati in una seconda fase nella guerra al Covid-19. Nella prima era fondamentale evitare il collasso del sistema sanitario per l'alto numero dimalati chearrivava in ospedale. Da qui anche l'importanza delle misure finalizzate a rimanere a casa.
Ora vediamo cosa succede con i test sull'eparina, che nella nostra Asl viene somministrata in tutti i reparti che affrontano questa malattia: dal Pronto Soccorso a Medicina Covid-19, da Malattie infettive a Terapia intensiva».

E per quanto riguarda il fatto che ilvirus circolasse daprima anche in provincia di Frosinone? I medici di base ne sono convinti, come ha confermato la dottoressa Caterina Pizzutelli in un'intervista a Ciociaria Oggi. Nota Cristofari: «Come ordine dei medici stiamo portando avanti uno studio, come avevo anticipato.
Adesso siamo nella fase di osservazione delle Tac.
Ma in ogni caso è facilmente ipotizzabile che circolasse da prima. Le polmoniti atipiche ci sono state. Così come febbri molte alte e per un lungo periodo.
Oltre a tossi persistenti. Ormai è chiaro che in Cina il Coronavirus circolava da ottobre e quindi è presumibile che sia arrivato da noi tra dicembre e gennaio.

Se possono esserci state delle "morti fantasma"? Sì, è possibile. Stiamo aspettando di poter avere il quadro completo e dare una "validazione" a queste ipotesi. Assolutamente verosimili però. In quel momento non si sapeva del Covid-19». Aggiunge Cristofari: «A questo punto però anche in Ciociaria dobbiamo programmare bene la ripartenza. Dal punto di vista sanitario ci sarà un momento in cui l'attenzione dovrà passare dagli ospedali al territorio. Bisognerà gestire i guariti, i "contatti" e i malati. Queste tre "popolazioni" dovranno essere tutelate soprattutto dai medici di famiglia, che quindi hanno bisogno di un sostegno enorme. Pensiamoci da ora. E pensiamo da ora ad effettuare i tamponi a tutti i sanitari. Perché gli asintomatici possono esserci pure tra i medici e gli infermieri.

I test sierologici? Quando sarà possibile effettuarli rappresenteranno un'arma in più. Penso per esempio ad esami del genere sulle categorie a più alto rischio di contagio». Argomenta quindi Fabrizio Cristofari: «Si sono ormai stabilizzati i nuovi casi di contagio in provincia di Frosinone. Perfino quelli da Pronto Soccorso, vale a dire le situazioni realmente inattese.
C'è una media di 2 al giorno e spesso sono comunque casi collegati a dei cluster già noti. La situazione è migliorata, affrontiamo meglio la "bestia". Io stesso all'inizio ho sottovalutato il problema, ero tra quelli che pensava fosse poco più di un'influenza. Per quanto ci dovremo convivere? Penso qualche anno. Per questo è fondamentale programmare la ripresa da ora.
Con il distanziamento sociale dovremo convivere. I dispositivi protezione individuale serviranno in quantità industriale: in Italia occorreranno 80 milioni di mascherine al giorno. Dovremo imparare a cambiare vita. Dal prendere il treno ai bus pubblici. Rispettando le norme e adattandoci. Almeno fino a quando non ci sarà il vaccino».