In dieci giorni 141 nuovi contagi in provincia di Frosinone. Per una media di 14,1. Ieri però si è tornati in doppia cifra: 14 casi. Dopo i 7 dell'altro ieri e i 6 del sei aprile. Rispettivamente, quindi, il doppio e più otto. Ma non si è trattato di un fulmine a ciel sereno.

Il peso dei cluster
Il perché è stato scritto, nero su bianco, dall'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato. Sono ripresi i cluster, in particolare quelli di Cassino e Veroli. Ma pure qualcuno familiare. I casi da Pronto Soccorso, quelli "imprevedibili", sono 2. A conferma di un trend ormai stabile per quel che riguarda questo tipo di situazioni. Perché al Pronto Soccorso vanno le persone con sintomi importanti, specialmente sul piano respiratorio. Le persone che quindi non possono rivolgersi al medico di famiglia o seguire i percorsi indicati nei protocolli. Ma è proprio la ripresa dei cluster a preoccupare i vertici della Asl. Inoltre, nel bollettino della Regione Lazio viene aggiunto che in provincia di Frosinone «le strutture residenziali per anziani attenzionate sono attualmente tre». Non è un caso che Lorusso da tempo abbia cerchiato in rosso sul calendario il giorno 9 aprile. Giovedì. È oggi. Perché per oggi è atteso l'esito di diversi tamponi effettuati a persone riferibili a case di riposo e residenze sanitarie assistenziali.

Potrebbe esserci un aumento dei nuovi casi, destinato ad incidere sul conto globale. Ma pure sulle prospettive di questa fase. Un conto è il plateau, altro discorso l'eventuale ripresa del picco. Intanto, però, vale la pena di riepilogare i numeri della fase due, iniziata il trenta marzo scorso, quando i nuovi casi furono 13. Poi 18 il trentuno marzo, 18 il primo aprile, 10 il due, 16 il tre, 21 il quattro, 18 il cinque, 6 il sei, 7 il sette e 14 l'otto. La sequenza finora è questa.
Nel Lazio si conferma la frenata con un trend al 2,8% e c'è un'inversione di tendenza tra coloro che escono dalla sorveglianza domiciliare (13.936) e coloro che sono entrati in sorveglianza (12.604). In provincia di Frosinone, sempre ieri, 2 guariti (29 nell'ultima settimana) e 310 persone uscite dalla vigilanza domiciliare (1.883 negli ultimi sette giorni).

Il fattore Pasquetta
La ripresa di alcuni cluster, però, pone inevitabilmente sul tavolo la questione del periodo di incubazione del virus. Perché siamo al limite massimo dei 14 giorni. Alla Asl lo sanno bene e d'altronde lo stesso assessore D'Amato lo aveva detto a chiare note qualche giorno fa. Spiegando che molti positivi registrati in questi giorni in media sono stati contagiati due settimane fa. A conferma ulteriore pure di un'altra evidenza: il rallentamento è collegato alle misure di contenimento adottate. Il che, con Pasqua e Pasquetta alle porte, non fa dormire sonni tranquilli ai vertici sanitari dell'Italia, del Lazio e della provincia di Frosinone. «Troppe persone ancora in giro»: questa la frase risuonata ieri ai piani alti dell'Azienda Sanitaria di Frosinone. Con il dubbio che i numeri bassi di nuovi contagi dei giorni precedenti (6 e 7) possano aver ingenerato il falso convincimento che il "tana libera tutti" fosse dietro l'angolo. Non è così. E non sarà così ancora per molto. Con gli scienziati che continuano a ripetere un concetto semplice e fondamentale: anche arginando o azzerando l'infezione, questo non significherebbe comunque aver debellato il virus. Che resterà.

L'incubazione del virus
C'è poi il dibattito aperto sui tempi di incubazione del Coronavirus. Finora la comunità scientifica ha concordato sul fatto che l'incubazione può arrivare fino ad un periodo massimo di 14 giorni. Infatti, su questo "tempo" è stata parametrata sia la quarantena (per i positivi) che la sorveglianza attiva (per i negativi che fanno parte di link riferibili a persone positive al Covid-19). In una ricerca pubblicata su Annals of Internal Medicine su casi cinesi si era visto che «il periodo mediano di incubazione era stato stimato in 5,1 giorni e il 97,5% di coloro che avevano sviluppato sintomi lo avevano fatto entro 11,5 giorni dall'infezione». Adesso però c'è un nuovo studio dell'Università di Shanghai, pubblicato sulla rivista MedrXiv, che raccoglie analisi non ancora validate dalla comunità scientifica. Secondo questo studio però il periodo di incubazione medio sembrerebbe più lungo di 2 giorni rispetto ai 5 finora calcolati sulla base dei malati ricoverati in ospedale. Nel caso quindi ci fossero delle conferme e delle validazioni scientifiche, per i ricercatori «sarebbe opportuno estendere di altri 4-7 giorni la quarantena di 14 giorni, facendola durare dai 18 ai 21 giorni». Un elemento fondamentale, specialmente in prospettiva.
In ogni caso è evidente che nei giorni di Pasqua e Pasquetta dovranno essere intensificati i controlli per garantire il rispetto delle misure restrittive adottate. Evitare gli assembramenti è l'imperativo categorico.

Il rapporto tamponi-casi
C'è anche il discorso del rapporto dei casi positivi rispetto al numero dei tamponi effettuati. Negli ultimi dieci giorni la media dei nuovi contagiati in Ciociaria è stata di 14,1. Sempre nello stesso periodo la media dei tamponi effettuati presso il reparto di Biologia Molecolare dell'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone è stata di 220. Vuol dire che l'incidenza dei positivi sul numero dei tamponi effettuati è del 6,4 per cento. Inferiore di un punto esatto a quella rilevata ieri a livello nazionale: 7,4.

L'opzione "contagi zero"
Rimane aperta pure la discussione sul fattore R0. L'Istituto Superiore di Sanità spiega: «Un parametro importante in un'epidemia di una malattia infettiva è il cosiddetto R0 ovvero il "numero di riproduzione di base" che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva. In altre parole se l'R0 di una malattia infettiva è circa 2, significa che in media un singolo malato infetterà due persone.

Quanto maggiore è il valore di R0 e tanto più elevato è il rischio di diffusione dell'epidemia. Se invece il valore di R0 fosse inferiore ad 1 ciò significa che l'epidemia può essere contenuta».
È l'indicatore della velocità del contagio. Nel Lazio, secondo tutti gli addetti ai lavori, sta scendendo. Infatti più di qualcuno ha azzardato fine aprile per una valutazione compiuta sull'opzione "contagi zero". Quattordici giorni dopo la Pasquetta. Ma per adesso la data della "fine dell'inferno" non può andare oltre la categoria della previsione.