Grandina sul bagnato per gli operai dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano. La ripresa produttiva nella fabbrica ai piedi dell'abbazia avverrà con molta probabilità non prima di giugno. Fino al 13 maggio i cancelli sono chiusi e per gli operai ci sono le nove settimane di cassa in deroga concesse dal Governo.
Non certo una novità, per Cassino, la cassa integrazione. Le tute rosse ci fanno i conti da anni.
Cassa integrazione per un operai della Fca di Cassino significa non raggiungere i mille euro in busta paga. Anzi.

Per gli ultimi entrati, ovvero le assunzioni fatte con il piano Alfa, lo stipendio medio si attesta addirittura sui 700 euro. Ma proprio il 2020 doveva essere l'anno dell'uscita dal tunnel (e dalla cassa) con l'arrivo del nuovo modello. Tutto in bilico a causa del Covid.
In questo mese, infatti, erano in programma i cambiamenti decisivi: l'uscita di produzione di Giulietta e l'avvio degli investimenti per il Levantino della Maserati, nonchè l'esordio sul mercato delle versioni ibride di Giulia e Stelvio. E invece nulla, si è tutto paralizzato.

E l'apprensione di un intero territorio che "vive" una dipendenza delle sorti della casa automobilistica, aumenta di giorno in giorno. A marzo le vendite sono crollate del 90%. Per questo mese si stima un azzeramento totale. Ma più che il presente, preoccupa il futuro: quante persone potranno subito permettersi di comprare una nuova auto con l'emergenza che ha messo in ginocchio l'economia mondiale? Il settore dell'automotive è quello che rischia di subire i maggiori danni.

I sindacalisti non nascondono le preoccupazioni: «Che ne sarà della fusione con Peugeot?» domandano, e si domandano dalla Fiom. La Fim e la Uilm provano a rassicurare:«Gli investimenti per Cassino comunque ci dovranno essere, ma è chiaro che ritarderà tutto». Quello che ritarderà sicuro è la riapertura dei cancelli.
Nella call conference di lunedì pomeriggio fra sindacati e azienda per provare a concordare misure sanitarie utili a prevenire i rischi di contagio da Covid-19, allorquando riprenderà l'attività produttiva, è stato infatti stabilito che le prime produzioni che dovrebbero ripartire, una volta terminato il blocco generale deciso dal Governo, sono quelle del: Ducato in Sevel, della Compass a Melfi, della 500 E a Mirafiori, nonché alcune lavorazioni delle meccaniche di Termoli e Torino e alcune attività di staff.

I cancelli dello stabilimento Fca di Cassino restano chiusi fino al 13 maggio ma alla luce dell'incontro di lunedì, lo stop potrebbe prolungarsi ancora di qualche giorno, o di qualche settimana. Se ne saprà di più solo prossimamente.

Forza all'indotto
Le preoccupazioni dunque non mancano. E con la pandemia tutto è amplificato. Ma arrivano anche buone notizie. Il presidente del Consorzio industriale di Frosinone Francesco De Angelis annuncia: «Il decreto liquidità varato dal Governo e le azioni presentate in questi giorni dalla Regione Lazio rappresentano senza alcun dubbio risposte necessarie per la nostra economia in questo momento così drammatico.
Ci sono 400 miliardi da parte dello Stato e oltre 500 milioni sbloccati per il credito alle imprese del Lazio per ripartire e rimettere in moto dopo Pasqua l'Italia che produce, riaprendo le imprese con gradualità e con le dovute accortezze imposte dall'emergenza sanitaria.

Questa importante iniezione di liquidità consentirà alle aziende, anche quelle più piccole che rappresentano la spina dorsale del nostro tessuto economico, di riprendere con un peso minore sulle spalle dopo questo periodo di inattività. Sono soddisfatto anche per come la Regione abbia recepito, così come avevo chiesto, lo sblocco dei finanziamenti leggi 46 (previsto uno stanziamento di 3,5) e 60 a sostegno dello sviluppo industriale. Adesso – prosegue De Angelis – sarà fondamentale snellire e semplificare le procedure per non rallentare e mettere a rischio l'accessoal creditoper leimprese.

Queste risorse devono essere utilizzate subito e nel miglior modo possibile. Gli effetti sul piano economico e sociale per i lavoratori saranno pesanti, quindi fare in fretta è l'unica soluzione. In tal senso, sarà importante lavorare a una misura ad hoc anche per il sostegno ai Consorzi industriali, fondamentali per i servizi all'imprese ancor più nella fase di ripartenza ma che saranno duramente colpiti dalle crisi delle aziende a causa del Covid-19».