Ieri sono stati sette i nuovi casi di contagio in provincia di Frosinone. Un dato ottimo non soltanto perché segue ai sei del giorno precedente ma perché assume una valenza e un peso completamente diversi rispetto alla cifra di lunedì. Il direttore generale Stefano Lorusso mantiene un profilo basso e improntato alla cautela. Ma sa che domani, giovedì 9 aprile, si potrà fare un primo bilancio importante sulla seconda fase, iniziata il 30 marzo.

Cifre incoraggianti
Ma intanto dai numeri arrivano segnali indiscutibilmente incoraggianti. Negli ultimi nove giorni i casi di persone positive al Covid-19 in Ciociaria sono stati 127. Per una media di 14,11. Questo il quadro completo: 13 nuovi casi il trenta marzo, 18 il trentuno, 18 il primo aprile, 10 il due, 16 il tre, 21 il quattro, 18 il cinque, 6 il sei, 7 il sette aprile. Per due giorni consecutivi non si èandati in doppia cifra. L'ultima volta era successo il dieci e l'undici marzo: in entrambi i casi si erano registrati 4 nuovi contagi al giorno.

Perché il 7 pesa di più
Comunque sono il merito e il contesto a fare la differenza. Le 6 situazioni di lunedì derivavano da una circostanza precisa: domenica scorsa l'Azienda Sanitaria aveva proceduto all'effettuazione del secondo tampone sui 250 sanitari dell'ospedale San Benedetto di Alatri. La priorità, infatti, era quella di riaprire i reparti di Pronto Soccorso, Terapia intensiva e Ortopedia in quella struttura. Il secondo tampone è quello che dà il via libera definitivo alla classificazione di "negativo".
Erano stati analizzati soltanto pochi tamponi al di fuori di quelli relativi ai sanitari. Mentre i 7 casi di ieri vanno rapportati a quasi 300 tamponi analizzati. Per la precisione 278. E parliamo di primi tamponi. Non di secondi, dove le percentuali di risultare positivo (se il primo è negativo) sono pochissime.

Il fattore "tampone"
C'è ormai un legame stretto tra i nuovi contagi e il numero di tamponi effettuati. Il principio del "più si cerca, più si trova" è naturalmente valido. Proprio per questo se diminuiscono i nuovi contagi, allora il segnale non può che essere interpretato in maniera incoraggiante. Ma allora perché i vertici della Asl, a partire dal direttore generale Stefano Lorusso, aspettano per cantare vittoria? Perché sia oggi che soprattutto giovedì è atteso l'esito dei tamponi effettuati in alcune case di riposo e residenze sanitarie assistite. Vale a dire su strutture che a livello nazionale (e pure locale) hanno fatto registrare più di una volta dei "cluster". Anche se non è detto.

Inoltre proprio in questi giorni, nel contesto della Rems di Ceccano, sono stati effettuati 57 tamponi. Tutti negativi. Ad ogni modo è per questo motivo che il manager della Asl da tempo ha cerchiato con il rosso il giorno 9 aprile sul calendario. Tornando ai numeri dei tamponi, nel Lazio si viaggia ormai su quota 55.000. In provincia di Frosinone siamo vicini a superare la cifra di 5.000. Al reparto di Biologia molecolare dell'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone la media continua a salire e ormai siamo intorno ai 230 al giorno. Si tratta di una misura fondamentale, perfino in prospettiva futura. Perché l'obiettivo rimane quello di individuare gli asintomatici per togliere spazio di manovra e di contagio al virus.

I casi da Pronto Soccorso
Con riferimento ai 7 nuovi contagi di ieri, 2 provengono da Pronto Soccorso. Parliamo delle situazioni cosiddette "imprevedibili" perché attinenti a persone che accusano sintomi importanti, specialmente sul piano respiratorio, e che quindi non sono nelle condizioni di seguire i percorsi consigliati dai protocolli.
In primis rivolgersi al medico di famiglia. I casi da Pronto Soccorso continuano a tenersi bassi. L'altro ieri uno soltanto. Nei giorni più caldi la media era stata compresa da 5 a 7. Con punte di 10. I restanti 5 casi si riferiscono quindi a contesti già monitorati, soprattutto familiari.

In ogni caso bisognerà attendere giovedì: il timore di un colpo di coda del virus, legato all'analisi di tamponi effettuati in case di riposo e Rsa, è forte. Pure in questo caso però si dovrebbe analizzare l'intera sequenza. Continuano ad aumentare anche i guariti e le persone uscite dalla sorveglianza domiciliare: ieri sono stati, rispettivamente, 6 e 308. Cioè 27 e 1.573 negli ultimi sei giorni. C'è poi il versante dei sanitari ospedalieri positivi al Covid-19: sono 28 in provincia di Frosinone, 8 medici (dei quali uno guarito) e 20 infermieri (dei quali 3 guariti).

L'orizzonte del "dopo"
Si può cominciare a parlare di un "dopo". Per dirla in un altro modo, è ipotizzabile poter individuare una data per la fine dell'inferno. Dalla Regione Lazio arrivano sensazioni precise. Ieri l'assessore alla sanità Alessio D'Amato ha detto che «si conferma il rallentamento del trend che per la prima volta scende sotto al 3% e per la prima volta diminuisce il dato complessivo dei ricoverati nelle terapie intensive». In ogni caso, anche in provincia di Frosinone appare ormai chiaro che i conti attendibili si faranno il 27 aprile. Quattordici giorni dopo la Pasquetta. C'è una lettera, l'R, che rappresenta l'indicatore della velocità del contagio. In tutto il Lazio sta scendendo.

La premessa è che i positivi che vengono trovati oggi possono essersi infettati fino a quattordici giorni fa.
Si tratta del periodo massimo di incubazione del virus, anche se i primi sintomi si manifestano solitamente dal quarto al settimo giorno. Se il fattore "R" dovesse continuare a scendere, allora per fine mese si potrebbe anche toccare la quota dei "contagi zero". La fine dell'incubo.

Uno studio della curva epidemica dell'Istituto Einaudi aveva fissato la data, per il Lazio, al 16 aprile. Una rilevazione matematica e statistica, parametrata sui dati della Protezione Civile. Le previsioni regionali invece tengono conto dei fattori epidemiologici, ma pure dei risultati che le misure restrittive stanno garantendo.
Alla Asl non nascondono la preoccupazione per l'effetto Pasquetta, che potrebbe annullare tutti gli sforzi effettuati finora.

Anche perché fin quando non ci sarà un vaccino (se ci sarà e comunque i tempi non saranno brevi), il distanziamento sociale e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale saranno fondamentali. Così come gli ospedali Covid resteranno tali. Nessuno può escludere, per esempio, una seconda ondata autunnale del virus. L'assetto del Fabrizio Spaziani quindi rimarrà tale a lungo: 26 posti letto di Malattie infettive, 60 di Medicina Covid-19 (40 di degenza ordinaria e 20 di urgenza), 22 di Terapia intensiva, 6 di subintensiva.

Adesso però riflettori accesi soltanto sui dati delle prossime ore, che determineranno in maniera chiara il profilo di quello che è attualmente il plateau: la fase che la curva assume dopo il "picco" e prima della discesa. I numeri degli ultimi nove giorni dicono che in Ciociaria siamo nell'altipiano (plateau).

D'altronde l'andamento della curva dei nuovi contagi è chiara: il primo caso il due marzo, nessuno il tre, 2 il quattro, nessuno il cinque, 2 il sei, 3 il sette marzo, nessuno l'otto, 2 il nove, 4 il dieci, 4 l'undici.
Poi il dodici marzo 12, il tredici 10, il quattordici 9, il quindici 11. Continuando, 10 nuovi contagi il sedici marzo, 9 il diciassette. Quindi una successiva accelerazione: 19 nuovi casi il diciotto, 12 il diciannove, 23 il venti, 16 il ventuno, 22 il ventidue. Il ventitré marzo 14 nuovi contagi. Da quel momento i sei giorni di quello che si è rivelato, almeno finora, il picco: 32 nuovi casi il ventiquattro marzo, 26 il venticinque, 47 il ventisei, 29 il ventisette, 42 il ventotto, 24 il ventinove marzo. In tutto 200 nuovi casi di contagio, per una media giornaliera di 33,3. Infine, dal trenta marzo a ieri: 13, 18, 18, 10, 16,21, 18, 6 e 7. Giovedì è dietro l'angolo. Domani.