La ripresa produttiva nello stabilimento Fca di Cassino non è una priorità. Averrà solo in un secondo momento, dopo che saranno ripartite le altre fabbriche. Nella call conference di ieri fra sindacati e azienda per provare a concordare misure sanitarie utili a prevenire i rischi di contagio da Covid-19, allorquando riprenderà l'attività produttiva, è stato infatti stabilito che le prime produzioni che dovrebbero ripartire, una volta terminato il blocco generale deciso dal Governo, sono quelle del: Ducato in Sevel, della Compass a Melfi, della 500.

E a Mirafiori, nonché alcune lavorazioni delle meccaniche di Termoli e Torino e alcune attività di staff. I cancelli dello stabilimento Fca di Cassino restano chiusi fino al 13 maggio - giorno in cui terminano le nove settimane di cassa in deroga concesse dal Governo a marzo - ma alla luce dell'incontro di ieri, lo stop potrebbe prolungarsi ancora di qualche giorno, o di qualche settimana. Se ne saprà di più solo prossimamente.

Intanto il sindacato ha chiesto di rafforzare in tutti i siti produttivi del Gruppo le misure già previste dal protocollo di parti sociali e Governo e già avviate prima prima del fermo nelle singole unità produttive, ad esempio fornendo mascherine all'intero personale e effettuando il rilievo della temperatura a chiunque entri in stabilimento. Fca si è detta pienamente disponibile a concordare azioni che possano garantire la migliore possibile, in armonia a quanto consigliato dalle stesse autorità sanitarie e, dopo un primo confronto, si è detta pronta a produrre un testo nei prossimi giorni che accolga le principali richieste sindacali e affronti i seguenti punti: pulizia e igienizzazione degli ambienti, che naturalmente poi andrà mantenuta nel tempo, dotando anche il personale dell'occorrente per pulire la propria postazione; informazione e formazione del personale da tenere immediatamente al rientro; utilizzo di segnaletica orizzontale per facilitare il mantenimento delle distanze; scaglionamento delle pause; limitazione dell'utilizzo degli spogliatoi; limitazione di meeting e di viaggi; dotazione di dispositivi di sicurezza individuali al personale, come guanti, occhiali e due dispositivi a turno; mantenimento del lavoro agile (smart working) per chi può lavorare da remoto e riorganizzazione delle mense con possibilità di fornire un sacchetto da asporto in luogo del normale pasto e con possibilità di collocare la pausa mensa a fine turno.

"L'obiettivo - chiosano in un comunicato unitario Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Uglm - è arrivare ad un accordo che consenta la sicurezza di tutti i lavoratori sia nelle fabbriche sia negli uffici. Infine occorrerà avviare un confronto con gli enti pubblici territoriali per assicurare il ripristino di un sistema di trasporti collettivo adeguato".