Ieri è stato il suo ultimo giorno di quarantena volontaria. È tornato a casa a Supino il 22 marzo. Gianmarco Arduini, 26 anni, è rientrato dal Regno Unito dove vive da settembre. Lo scorso anno si è laureato in Giurisprudenza all'Università degli studi Roma Tre. Dopo un periodo di pratica forense ha deciso di conseguire un Master of science in Management nel Regno Unito.
Dopo la chiusura dell'Università per l'emergenza Covid-19 è tornato in Ciociaria.

Quando sei rientrato in Italia?
«Sono rientrato in Italia dopo l'estensione della quarantena decisa dal presidente Conte in Italia. Ho iniziato a fare le dovute valutazioni in merito alla situazione del Regno Unito sulla gestione dell'emergenza coronavirus. In particolare, mi sono reso conto che il virus era in procinto di colpire tutta l'Europa e che di lì a poco anche il governo inglese avrebbe chiuso tutto. Per tale ragione, ho avuto modo, insieme ai miei colleghi italiani, di potermi confrontare con l'International Office della mia università, che ci ha avvertito dell'imminente decisione di spostare tutti i corsi e tutti i servizi sulle piattaforme online. Un altro motivo riguarda la sicurezza. Da una parte vedevo l'Italia lottare duramente contro il virus, dall'altra seguivo le decisioni del primo ministro Johnson, incentrate sulle difficoltà inerenti a una eventuale "chiusura" del Paese, con conseguente rischio di contagio per gran parte della popolazione britannica. Questa decisione mi è sembrata dannosa per i milioni di cittadini in terra britannica e, temendo il forte rischio di contagio, ho iniziato immediatamente a considerare l'ipotesi del rientro, che mi avrebbe permesso di rimanere in casa sotto stretto controllo sanitario da parte delle autorità italiane. Perciò io ed altri studenti italiani siamo rimasti in contatto con l'Ambasciata Italiana a Londra, che ha messo a disposizione, con l'ausilio di Alitalia, una serie di voli giornalieri per Roma Fiumicino».

Hai trovato difficoltà a tornare a casa?
«Purtroppo sì. Tutte le compagnie aeree hanno cancellato i voli della tratta Londra – Roma, a seguito della decisione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Fortunatamente, al fine di garantire il rientro degli italiani, il ministero degli Esteri e l'Ambasciata Italiana a Londra hanno messo a disposizione con Alitalia quattro voli al giorno per questa tratta. Al fine di poter acquistare i biglietti aerei in via tempestiva, l'Ambasciata ci ha comunicato via email che sarebbe stato opportuno verificare continuamente l'area prenotazioni del sito di Alitalia.
Io e altri miei amici italiani abbiamo trovato i biglietti».

Quando hai lasciato Cambridge come era la situazione?
«Ammetto che la situazione in una città universitaria come Cambridge poteva essere descritta come "esageratamente mutevole". Dopo la prima decisione del primo ministro britannico Boris Johnson di lasciare tutto aperto, era interessante notare come i cittadini inglesi continuavano a frequentare pub e ristoranti, mentre noi cittadini europei seguivamo le direttive dei rispettivi governi, e perciò tendevamo a uscire di casa il meno possibile. In questi momenti pensavo che una tale bolla prima o poi sarebbe scoppiata, soprattutto nel momento in cui iniziavano a circolare le voci riguardo ai problemi dell'ospedale di Cambridge (Addenbrooke's). Successivamente Johnson ha deciso di chiudere tutti i locali pubblici dal 20 marzo e le cose iniziarono a cambiare in meno di 24 ore. L'ultima sera a Cambridge, sabato 21 marzo, decisi con i miei colleghi italiani di visitare il centro di Cambridge un'ultima volta, per verificare quanto stesse accadendo. Siamo scesi per strada prendendo le dovute precauzioni. Eravamo le uniche quattro persone per tutta l'area centrale. Il King's College e il Trinity College erano deserti e le uniche luci accese erano quelle della reception. Per le strade si sentivano solo i nostri passi. Un silenzio assordante ci indicò il fatto che tutti stavano tornando a casa o si erano chiusi dentro casa in quarantena. Il momento più triste però nel momento dell'imbarco: tantissimi italiani con sguardi tristi, tutti pronti a tornare a casa, ma sembrava come se tutti noi ci fossimo smarriti e fossimo stati senza meta».

Una volta in Italia cosa è accaduto?
«Appena messo piede all'aeroporto di Roma Fiumicino, mi sono reso conto dell'aria pesante che si respirava in Italia. L'aeroporto era stracolmo di italiani provenienti da Londra, visto che alle 23 sarebbero arrivati i due voli dall'Inghilterra, e soprattutto, considerando le necessarie distanze di sicurezza, non c'erano spazi vuoti agli arrivi. Dopo aver atteso per più di due ore il mio turno, mi hanno sottoposto ai controlli sanitari da parte delle autorità competenti. A questo punto ho avuto la possibilità di rilasciare la documentazione necessaria e rientrare».