«Non dobbiamo né fasciarci la testa né farci illusioni: sarà una guerra lunga e per vincerla non dobbiamo sbagliare nulla. Non sul piano medico, ma neppure su quello dei comportamenti». Il dottor Giancarlo Pizzutelli è il responsabile del Dipartimento Prevenzione della Asl di Frosinone. Specializzato in medicina del lavoro ed oncologia, Giancarlo Pizzutelli è anche esperto di statistica e programmazione sanitaria. Aggiunge: «Ma la passione vera è la statistica epidemiologica».

Allora dottore, cosa fa la differenza tra ricovero e isolamento domiciliare?
«Una volta accertata la positività al Covid-19, se si accusano sintomi importanti (almeno due) si dispone il ricovero. Se i sintomi non ci sono o sono lievi, si opta per l'isolamento domiciliare. A patto di poter essere realmente isolato dagli altri familiari. Altrimenti? In queste ultime ore stiamo definendo i dettagli per consentire a queste persone di trascorrere il periodo di isolamento in un hotel».

Quale percorso inizia una volta accertata la positività?
«Si ricostruiscono tutti i contatti. Ma pure i viaggi. Si chiede se i dispositivi di sicurezza sono stati adottati».
Quali sono le condizioni minime per aver determinato un eventuale contagio?
«La premessa è che si tratta di un virus nuovo che stiamo studiando tutti. Però le condizioni base sono queste: aver avuto un contatto con una persona positiva, a meno di due metri di distanza, per più di quindici minuti, senza aver indossato la mascherina».
Cosa cambia, con le premesse sopra descritte, se una persona è positiva o negativa al tampone?
«Una persona positiva al tampone può anche non avere sintomi particolari. In ogni caso, se ci sono sintomi importanti, c'è il ricovero. Comunque scatta sempre l'indagine epidemiologica. Se una persona è negativa ma è collegata al "link" di un positivo, effettua in ogni caso la "quarantena": significa che per due settimane misura la temperatura corporea due volte al giorno. E sta a casa. Un nuovo tampone? Solo in presenza di sintomi».

Quanto è importante, in generale, restare a casa?
«È l'arma più potente che abbiamo. Anzi, è tutto. L'isolamento interrompe la catena dei contagi».
Recenti studi ipotizzano che il Coronavirus possa rimanere a lungo nell'aria e che abbia una capacità enorme anche sulle grandi distanze. È così?
«Guardi, al momento non c'è alcuna evidenza scientifica che possa trasmettersi come la tubercolosi. Tanto per intenderci bene. Se così fosse, sarebbe una scoperta straordinaria, che certo complicherebbe tutto. Quello che sappiamo per certo adesso è che la trasmissione avviene attraverso le cosiddette "goccioline". Anche con uno starnuto. Se una persona sta parlando, le "goccioline" cadono per la forza di gravità. Ecco perché molto dipende dalla distanza. Nella Tbc le "goccioline" restavano sospese nell'aria per molto tempo. Sul Covid-19 non lo sappiamo con certezza».
E sulle superfici quanto resta?
«In alcuni casi il virus è stato trovato anche dopo nove giorni. Ma in circostanze assolutamente favorevoli a lui, in termini di umidità soprattutto. Sulle superfici asciutte può restare poche ore al massimo. E comunque depotenziato. Ecco perché pulire fa bene. Specialmente con la classica varechina».

Perché in Ciociaria ci sono più casi di contagiati rispetto alle altre province del Lazio (esclusa naturalmente Roma)?
«Perché da noi ci sono stati tantissimi cluster: mi riferisco alle cliniche, alle case di riposo, ad alcune comunità. Perfino ai cosiddetti cluster familiari».
Perché il tasso di letalità in Italia è più alto?
«Questo lo vedremo a bocce ferme, quando sarà chiaro il numero degli asintomatici. Però diciamo pure che nel Lazio il tasso di letalità è più basso rispetto a tante altre zone del Paese».
Come spiega il caso Lombardia?
«Non me lo spiego. Neppure gli esperti. In provincia di Bergamo (che è il doppio di quella di Frosinone) parliamo di più di 7.000 casi. In Ciociaria sono 400. Pazzesco. L'unica cosa che oggi uno studioso serio può dire è che il distanziamento sociale rallenta l'ondata del virus».
Lei ha il pallino dell'epidemiologia ed è specializzato in statistica sanitaria. Azzardiamo una previsione del trend?
«Il trend è in leggera discesa. Un aspetto molto positivo è che già da qualche tempo stanno diminuendo i numeri dei ricoveri in terapia intensiva. Anche in Ciociaria. Vuol dire che il virus è meno aggressivo. Peraltro è una legge biologica, di natura: arrivato ad un certo punto, al virus non conviene uccidere l'ospite. Il Coronavirus non può vivere al di fuori delle cellule. I virus, infatti, non sono in grado di riprodursi autonomamente, bensì necessitano sempre di una cellula ospite, che può essere rappresentata sia da animali sia da piante, funghi, batteri o archeobatteri. I virus a RNA, esattamente come il SARS-CoV-2, sono un gruppo diversificato e importante di virus, tra i quali figurano oltre 158 specie, capaci di infettare l'uomo».

Perché è così contagioso?
«Perché è nuovo. Il sistema immunitario non lo riconosce. E lo fa entrare nelle cellule».
Previsioni sul vaccino?
«Penso che nel 2021 ci sarà, ma i virus sono stati sconfitti pure senza vaccino. Penso alla Sars».
Con il caldo andrà meglio?
«Non mi farei molte illusioni. Primo perché non c'è evidenza scientifica. Secondo perché parliamo di una pandemia: se anche le alte temperature dovessero mettere in difficoltà il virus, quando da noi sarà estate, nell'emisfero sud sarà inverno. E questo manterrà comunque in vita il virus».
Il virus può mutare?
«Può mutare perché si sta riproducendo moltissimo e a grandissima velocità. È statistica».
I controlli a tappeto servono?
«Assolutamente sì. Stiamo "regalando" al Covid-19 un esercito sterminato di asintomatici».
Le mascherine sono utili?
«Assolutamente sì. E i guanti pure. Perché proteggono dalle "goccioline" attraverso le quali avviene il contagio».

C'è una data per la fine dell'inferno?
«L'istituto Einaudi ha previsto i "contagi zero" nel Lazio per il 16 aprile. Il modello matematico ha una sua validità, specialmente se fondato sui grandi numeri. Ma qui parliamo anche di meccanismi biologici. Una sorta di combattimento uno contro uno. Faccio un esempio. Tanti anni fa venne combattuto uno dei più grandi incontri di pugilato della storia: Marvin Hagler contro Thomas Hearns. Le statistiche davano record simili dei due. Poi Hagler lo distrusse».
E chi è Hagler?
«Beh, magari siamo noi. Ma i fattori sono tanti. Per esempio, se il tasso di letalità diminuisce, la pandemia potrebbe durare di più. Se dovremo conviverci per tanto tempo? Penso di sì».
In provincia di Frosinone siamo nel periodo del "plateau"? Cioè dell'assestamento?
«Sì. Ci sono due segnali inequivocabili arrivati negli ultimi giorni: posti liberi nei reparti Covid-19 e meno ricoveri in terapia intensiva».
E perché allora ogni tanto il numero dei nuovi contagi cresce?
«Perché la Asl di Frosinone sta effettuando tamponi a tappeto, in quantità industriale. Più cerchi, più trovi. Ma va bene così».