Michele Rossi ce l'ha fatta, ha sconfitto il coronavirus, in barba alle statistiche, in barba alle paure, la sua voglia di vivere, il suo immenso amore per la moglie e il figlio ha sconfitto quel nemico invisibile che sta sconvolgendo con una forza impetuosa tutto il mondo. Il quarantaduenne è tornato a casa a Piedimonte. La sua storia con questo virus invisibile e violentissimo è iniziata il 6 marzo.

«Avevo qualche linea di febbre - spiega Michele - Lavoro in Fca e faccio molte trasferte, ed ero tornato da poco. Il mio medico di famiglia mi ha detto che poteva essere una semplice febbriciattola da stanchezza. Ma dopo qualche giorno le cose non sono migliorate, anzi. Così il mio medico mi ha visitato e ha allertato l'ospedale. Sono stato accolto nel Santa Scolastica, non sono passato per il Pronto soccorso, sono stato visitato in una stanza predisposta, mi hanno fatto le analisi, e la tac per vedere come stavano i polmoni. Avevo una polmonite bilaterale. Mi hanno fatto il tampone e ho atteso una notte il responso, ero positivo e hanno disposto il trasferimento allo Spallanzani. Devo dire che il personale medico e infermieristico del Santa Scolastica è stato squisito, professionale, anche confortante e, in quei momenti, è davvero tanto importante».

L'arrivo allo Spallanzani
«Quando sono arrivato nel reparto dello Spallanzani non avevo nulla, ero andato all'ospedale Santa Scolastica in jeans e felpa e da lì poi diretto a Roma. Sono stati i volontari della Croce Rossa di Piedimonte a portarmi i cambi mandati da mia moglie, come da richiesta tutti nuovi, non mi sono sentito mai solo. Ma lì è tutto un altro mondo, il personale è attentissimo a non farti capire cosa accade nelle altre stanze o in corridoio, sei ovattato, in un ambiente asettico. Quando sono arrivato a Roma non respiravo bene, non sono finito in terapia intensiva, ma la capacità polmonare era ridotta al 44% e ho avuto bisogno di assistenza respiratoria. In quei giorni ho avuto davvero paura. A casa mia moglie e mio figlio, di soli tredici anni. Non più piccolo da non capire ma neanche così grande da poter gestire il momento. Non riuscivo a parlare e così scrivevo messaggi. È stato davvero difficile all'inizio, non sai cosa ti aspetta. Poi, dopo qualche giorno, mi hanno "portato" un compagno di stanza che aveva le mie stesse criticità».

La famiglia in quarantena
Per chi rimane a casa è sempre molto difficile, la paura, le immagini dei telegiornali e delle trasmissioni che bombardano, il dolore nel vedere le colonne dei mezzi militari portare via le bare. «Mia moglie e mio figlio sono rimasti a casa in quarantena, non hanno mai avuto sintomi. Abbiamo temuto per il nostro ragazzo, siamo genitori ed è normale, anche se ti dicono che i più piccoli sono i più forti. Anche i miei genitori, che vivono a Sant'Andrea sono rimasti in quarantena perchè avevo incontrato mio padre al ritorno dalla trasferta. Tutti hanno avuto assistenza continua dalla Asl».

Il miglioramento e il ritorno a casa
Michele continua a raccontare: «Sono rimasto allo Spallanzani 11 giorni, poi sono stato trasferito in una struttura associata per la degenza in respirazione autonoma. Durante quegli undici giorni mi hanno somministrato diversi tipi di cure, forti antivirali di quelli che si danno per l'Hiv, ho firmato tantissime carte, non so tutto quello che mi hanno dato. Ma sono qui, mi sono ripreso, loro provano tutto. Nella struttura associata ho fatto gli altri due tamponi, entrambi sono risultati negativi e così mi hanno dimesso. I volontari della Croce Rossa sono venuti a prendermi per riportarmi finalmente a casa. Quando sono arrivato è stato emozionante, ci siamo commossi, è stato bellissimo ritrovarsi» ha detto Michele che ieri, durante una visita in Comune, ha indossato la fascia ed è stato "sindaco per un giorno".

Il messaggio per tutti
«Ora sto bene, devo recuperare, sono negativo e devo seguire le regole come tutti. Non prendo più medicine. Tra un mese devo ripetere la tac per vedere come stanno i miei polmoni. Ho superato la malattia, hanno fatto prelievi ematici per analizzare eventuali anticorpi. Sicuramente ho sviluppato delle difese ma non sono immune. Quello che voglio dire a tutti è che è importantissimo restare a casa, seguire le regole, non uscire ogni giorno per comprare un pezzo di pane, è necessario rispettare le limitazioni: fate attenzione per voi e per chi amate, ma anche per amici e concittadini".