In Romania da oltre un mese non riesce a tornare a casa. Con lui il suo datore di lavoro.
Fanno parte degli italiani che vorrebbero rientrare ma sono bloccati. Le storie di disagio sono diverse, molte le testimonianze, oltre agli appelli di chi attende il rientro dei loro cari.

La storia di Luca Giorgilli, originario di Fiuggi, trasferito poi a Rocca Priora, in provincia di Roma, è di quelle estreme. La moglie Valeria, insieme ai loro tre figli, lo attende da settimane.
Insieme a Luca c'è il suo titolare della ditta Geoenergia di Frosinone. In Romania per eseguire lavori di consolidamento per una strada. Lavori ormai ultimati. Ogni quindici giorni Giorgilli rientrava a casa, facendo i turni con altri colleghi, ma da quando è esplosa l'emergenza Covid-19 è rimasto bloccato lontano dall'Italia.

Poche parole quelle di Giorgilli contattato tramite Whatsapp, ma molto sentite e che esprimono tutto lo stato d'animo del momento che sta vivendo e il desiderio di riabbracciare la sua famiglia più di ogni cosa. «Sono stanco, voglio rientrare, stare insieme alla mia famiglia, a mia moglie, ai miei figli – sottolinea – Sono spesso lontano da casa per lavoro e questo momento sarebbe stata l'occasione per stare un pochino insieme ai miei cari. Invece trascorrere questo periodo così triste lontano da loro, non potendo stargli accanto è davvero brutto».

Un difficile momento anche per la moglie di Luca che ha raccontato l'odissea che sta vivendo da settimane il marito e rivolge un appello alle istituzioni. La sua è la paura di una donna che non sa quando potrà riabbracciare suo marito, quando i figli potranno trascorrere il tempo con il loro papà che non vedono da più di un mese, ma soprattutto è spaventata perché affrontare questo periodo difficile di emergenza sanitaria da sola non è semplice.

«Sono settimane che contatto l'Ambasciata italiana a Bucarest e l'Unità di crisi della Farnesina, senza avere risposte chiare – racconta Valeria – Mio marito è in un hotel in una piccola località a circa sessanta chilometri da Bacau e a oltre quattrocento da Bucarest insieme al suo datore di lavoro che ha più di 65 anni. Sono stati predisposti due voli speciali dall'Alitalia il 20 e il 21 marzo ma, appena comparsi sul sito, i posti erano già tutti esauriti.
Successivamente è stato predisposto un altro volo diretto a Venezia ma il link che mi ha fornito l'Ambasciata non era attivo e la Compagnia stessa non ha saputo darmi indicazioni smentendo addirittura l'esistenza del volo. Io sono a casa con tre figli e devo prendermi cura anche di mia madre. Ho urgente bisogno di aiuto e necessità di risposte chiare».

Le domande di Valeria sono tante. «Possibile che non vengano più organizzati voli speciali? Ho scritto anche alla segreteria del ministro Di Maio ma non ho avuto risposte. L'Unità di crisi della Farnesina mi dice di interfacciarmi unicamente con l'Ambasciata italiana a Bucarest.
L'Ambasciata mi risponde attraverso un operatore. Il lavoro in Romania è ultimato, chi li sosterrà per le spese di vitto e alloggio in un Paese straniero? Dove dovrebbero trovare i soldi per rientrare in Italia pagando cifre astronomiche per voli che fanno più scali? Chi mi assicura che poi, dovendo fare scalo in altri Paesi, non vengano ulteriormente trattenuti e costretti a fare altrove il periodo di quarantena?».

Valeria sostiene che l'Ambasciata potrebbe almeno aiutarli, fornendo loro un documento di autocertificazione «a firma anche del nostro ministero, che certifichi che sono cittadini italiani e che attraverseranno altri paesi al solo scopo di poter rim-patriare. Nell'ultima risposta dall'Ambasciata mi hanno riferito che loro non possono garantire nulla. E, se ci sarà il volo, dovremmo andare sul sito della Compagnia aerea, prenotare e pagare il biglietto, così come hanno provveduto tutti quelli che sono rientrati in Italia con questi voli».

E il timore di dover restare per ore «se non giorni in aeroporto e pagare cifre assurde, senza alcuna rassicurazione certa, preoccupa ancora di più – aggiunge Valeria – Spero che qualcuno ci aiuti, che mio marito e il suo datore di lavoro possano tornare presto a casa».