Azzerare i contagi. Le misure restrittive del Governo sono importanti ma da sole non bastano ad arginare l'avanzata del Covid-19. Serve monitorare il Paese. Avere una mappatura nazionale e territoriale. Ci sono ancora migliaia di persone che ogni giorno raggiungono posti di lavoro dove il rischio di trasmissione del virus è elevatissimo (pensiamo agli ospedali, alle cliniche private, alle case di riposo, alle Rsa) senza sapere se i loro colleghi e i pazienti siano asintomatici o, se di lì a poco, cominceranno a manifestare i segni del contagio. Bombe a orologeria pronte a esplodere. Ma il modo per disinnescarle c'è.

Parliamo dei test rapidi sul sangue per l'individuazione degli anticorpi IgM e IgG. Test che hanno attendibilità al 98% e che sarebbero fondamentali per il monitoraggio della popolazione. Sono a disposizione di moltissimi ambulatori privati nel Lazio ma non possono essere eseguiti. Perché? Perché la burocrazia è ancor più pericolosa del virus. Succede allora che alcune strutture intraprendano la verifica sierologica del virus, in regime assolutamente privato e dunque con i costi a totale carico dell'utente, senza aver ricevuto autorizzazioni né linee guida dagli organi competenti. E che altre chiedano, invece, un intervento della Regione Lazio per fornire le adeguate indicazioni e le linee di comportamento necessarie per evitare un totale stato di anarchia.

In prima linea a chiedere chiarezza c'è Mariastella Giorlandino, amministratrice unica dei centri clinici Artemisia Lab. La Giorlandino chiede da giorni indicazioni precise e univoche rispetto alla possibilità o meno di fare nei centri clinici del Lazio le analisi per la rilevazione della positività al Covid-19 ma non ottiene risposta. E così ha ingaggiato una "battaglia" per la legalità e per la trasparenza.

Perché è importante riuscire ad eseguire questi test come accade già in altre Regioni?
«I test sono necessari per l'individuazione precoce degli infetti e per una valutazione epidemiologica di siero prevalenza nella popolazione. L'indagine sierologica, una volta a regime, dovrebbe consentire di tracciare un cluster di soggetti contagiosi, identificare la positività al di fuori della fascia temporale del test molecolare, monitorare i pazienti in via di guarigione, accertare le potenziali ricadute della malattia. Questo è fondamentale se si vuole pensare a ripartire».

Quanto potrebbe fare la differenza riuscire ad avere la possibilità di eseguirli in strutture private come ad esempio i vostri centri Artemisia Lab?
«Da questo test rapido sul sangue può emergere se la persona è contagiata ma anche se ha avuto il coronavirus in forma asintomatica. E questo è necessario per garantire sicurezza non solo in questa fase ma anche quando le misure restrittive verranno attenuate. Gli erogatori privati accreditati potrebbero coadiuvare il settore pubblico nel monitoraggio e nel controllo dei casi positivi sul territorio, questo garantirebbe maggiore rapidità nell'avere una mappatura a livello regionale. Ma perché ciò avvenga la Regione Lazio dovrebbe fornire linee guida comuni per tutte le strutture private che, come la nostra, sono già pronte a partire».

Anche l'Anisap ha chiesto chiarimenti urgenti alla Regione sottolineando che gli erogatori privati accreditati sono pronti a coadiuvare il settore pubblico per lo screening epidemiologico. Al momento ci sono state risposte?
«Nessuna. Stiamo ancora aspettando che qualcuno ci comunichi una linea di indicazione comune e uniforme da seguire. Anche perché gli "sciacalli" sono già in azione. Sono molte le strutture sanitarie, private e accreditate, che nella regione Lazio stanno procedendo in totale autonomia anche per quanto riguarda i costi. E se un cittadino vuole fare il test rapido lo deve poter fare ad un prezzo ragionevole ed equo e non vedo perché questo gli debba essere negato dalla burocrazia. Pretendiamo risposte».