Non certo un fulmine a ciel sereno. La catastrofe annunciata è subito arrivata. E le ripercussioni per lo stabilimento Fca di Cassino, l'intero indotto e, quindi, l'economia del territorio, rischiano di essere devastanti. La casa automobilistica italiana perde nel mese di marzo oltre il 90% delle immatricolazioni in un mercato dell'auto che registra complessivamente, in Italia, una flessione dell'85% nel mese di marzo, mese in cui l'emergenza coronavirus - scoppiata nell'ultima decade di febbraio nel Paese - è diventata drammatica. Andiamo con ordine: a marzo, comunica il ministero dei trasporti, le immatricolazioni della Motorizzazione (28.326 macchine) sono diminuite dell'85,42% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, mentre a febbraio avevano segnato un -8,65%.

A marzo, sottolinea il ministero, ci sono stati 142.230 trasferimenti di proprietà di auto usate, con un -62,33% rispetto allo stesso mese del 2019. Nel primo trimestre le immatricolazioni sono state 347.193, con un calo del 35,47% rispetto allo stesso periodo del 2019. In questo contesto Fca fa peggio del mercato. A marzo Fca ha immatricolato infatti 4.649 auto, con un -90,34% rispetto allo stesso mese del 2019. In forte calo anche la quota di mercato, che scende al 16,4% dal 24,7% di un anno fa. Nei primi tre mesi il gruppo ha venduto 85.875 macchine, il 35% in meno nel confronto con il primo trimestre dell'anno scorso. La quota di mercato è cresciuta leggermente dal 24,7% al 24,6%.

L'allarme di Federauto
«La chiusura dell'Italia – perché di questo si tratta – dichiara Adolfo De Stefani Cosentino, Presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto – ha portato inevitabilmente alla caduta delle immatricolazioni di autoveicoli nuovi e per l'usato la situazione non cambia, determinando un contesto negativo mai vissuto sul mercato automobilistico. Concretamente c'è da aspettarsi che fra marzo ed aprile il mercato auto possa perdere 350.000 pezzi ed un possibile calo del 60% su base annua ove dovessero permanere i provvedimenti attualmente in vigore. Tutto questo è molto preoccupante per la tenuta del sistema occupazionale delle concessionarie: nel 2007-2019, di fronte ad un calo del 23,2%, persero il lavoro circa 30.000 addetti».

Il grido dei sindacati
E a Cassino, stabilimento che produce i modelli top di gamma dell'Alfa Romeo, e che dal 2021 sarebbe dovuta partire con il Levantino della Maserati cosa potrebbe succedere alla luce di questi dati? Per adesso si sfruttano le nove settimane di cassa in deroga concesse dal Governo e i cancelli si riapriranno il 13 maggio. Forse. Perché non c'è certezza che per quella data l'emergenza sanitaria sia finita e le fabbriche possano riaprire. «Tante aziende metalmeccaniche dell'indotto potrebbero non riprendere l'attività produttiva se il Governo non garantirà le imprese e non darà tutti gli ammortizzatori necessari agli operai» mette in guardia il segretario della Uilm Francesco Giangrande.

Gli fa eco il leader del Lazio Meridionale della Fiom-Cgil Donato Gatti. Che prospetta anche altre preoccupazioni: «Ci potrebbero essere notevoli ritardi per quel che riguarda gli investimenti e il nuovo modello da produrre a Cassino. E della fusione con Psa che ne sarà? Ora affrontiamo l'emergenza, ma quando ripartiremo, nulla sarà più come prima e se non si interverrà concretamente, l'indotto di secondo livello rischia di scomparire». E infine Mirko Marsella della Fim-Cisl chiosa: «In situazione emergenziali l'acquisto di auto passa in secondo piano. Ma sugli investimenti futuri per Cassino non c'è stata alcuna smentita quindi potrebbero subire un rallentamento ma prima o poi arriveranno».