Gli stessi nuovi contagi del giorno precedente: 18. Tanti sono stati i casi positivi riscontrati ieri in provincia di Frosinone. Esattamente come martedì trentuno marzo. Si tratta di una coincidenza numerica che però assume un'importanza non indifferente.

Il significato dei numeri
Intanto per la seconda volta dall'inizio della pandemia in Ciociaria si registrano le stesse cifre per due giorni consecutivi. Era successo soltanto il dieci e undici marzo: 4 nuovi contagi in entrambi i casi. Ma eravamo all'inizio. Adesso la situazione è completamente diverso. Anche perché i vertici della Asl accendono i riflettori pure su un altro elemento: 12 dei nuovi casi di ieri sono collegabili ai cosiddetti "cluster" familiari, quelli che cioè riguardano persone già sotto osservazione perché entrate in contatto con pazienti Covid-19. Parenti o amici. Il che vuol che i cosiddetti "casi imprevisti" sono 6. Un numero "gestibile" sotto ogni punto di vista. Senza considerare che sempre ieri in provincia di Frosinone ci sono stati pure 6 pazienti guariti e 174 persone uscite dall'isolamento domiciliare.

Ma torniamo alla "curva": si resta per il terzo giorno consecutivo sotto quota 20 nuovi contagi. Perché è questa la vera frontiera della "guerra" al Coronavirus nella seconda fase. Seconda fase iniziata lunedì scorso, quando si erano registrati 13 casi positivi. Poi i 18 di martedì e i 18 di ieri. Una media, quella dei nuovi contagi, che negli ultimi tre giorni è pari a 16,3 contagi al giorno. Lontanissima dal 33,3 dell'ora più buia dei sei giorni di fuoco: 32 nuovi contagiati il ventiquattro marzo, 26 il venticinque, 47 il ventisei, 29 il ventisette 42 il ventotto, 24 il ventinove marzo. Con un'incidenza importante dei cluster di Cassino, Veroli e Fiuggi: 77 casi su 142 nuovi contagi degli ultimi quattro giorni di quella sequenza. Una conferma che la situazione in questo modo sta migliorando.

Allo stesso modo rimane sotto controllo quella che viene definita la soglia d'allerta sui casi attesi in Pronto soccorso. Riferibili cioè a pazienti che accusano sintomi importanti, tali da indurli a rivolgersi appunto alle strutture ospedaliere. Non avvertendo cioè il medico curante. Ormai da qualche giorno ci sono meno casi anche nei punti di prima accoglienza allestiti ai Pronto Soccorso per chi manifesta sintomi da Coronavirus. E questo induce ad un cauto ottimismo, perché è evidente che meno casi ci sono in osservazione, più si abbassa l'eventualità che aumenti il numero giornaliero dei nuovi contagiati.

Le frontiere della prima linea
In ogni caso resta la cautela. C'è la consapevolezza che soltanto quando i nuovi casi oscilleranno tra i 10 e 13 si potrà cominciare a parlare dell'inizio di una discesa della curva. Vale la pena sempre ripercorrere la sequenza completa dei contagi in provincia di Frosinone. Il primo caso in Ciociaria fu registrato il due marzo scorso. Nessun nuovo contagio il tre marzo. Il quattro marzo 2 nuovi contagi, il cinque nessuno, il sei 2, il sette marzo 3. L'otto marzo nessun nuovo contagio in provincia di Frosinone. Il nove marzo 2 nuovi contagi, il dieci 4, l'undici 4, il dodici 12, il tredici 10, il quattordici 9, il quindici 11. Proseguendo, 10 nuovi contagiati il sedici marzo, 9 il diciassette, 19 il diciotto, 12 il diciannove, 23 il venti, 16 il ventuno, 22 il ventidue. Il ventitrè marzo 14 nuovi contagi. Dopo di allora i sei giorni di fuoco: 32 nuovi casi il ventiquattro marzo, 26 il venticinque, 47 il ventisei, 29 il ventisette 42 il ventotto, 24 il ventinove marzo. Da quel momento la curva si è indubbiamente "addolcita": 13 casi il trenta marzo e 18 il trentuno. Infine i 18 di ieri, primo aprile. L'inizio del secondo mese di "guerra" al Covid-19. Ma fra tutti i parametri analizzati dalla task force allestita alla Asl di Frosinone, uno viene ritenuto più importante: si rimane sotto quota 20. Sulla mappa è il punto cerchiato in rosso.

La riconversione dell'ospedale
Per quanto riguarda la riorganizzazione del Fabrizio Spaziani, semplicemente non si arresta. Anche se è stato sospeso il trasferimento da Cassino a Frosinone del reparto di Pneumologia, con 24 posti letto. Allo stesso modo non ci sarà lo spostamento, da Frosinone a Sora, di Ematologia. In ogni caso il Fabrizio Spaziani si conferma ormai un Hospital Covid-19 e un "hub" di riferimento del territorio. Ci sono 40 posti letto nel reparto Medicina Covid-19, ubicato al terzo piano della struttura, dove c'è Medicina Generale. Ai quali bisogna aggiungere i 20 di Medicina D'Urgenza Covid, per un totale di 60 posti letto.

Senza dimenticare i 26 posti letto di Malattie Infettive, reparto adesso articolato su due piani, dal momento che le strutture normalmente adibite ad ambulatori sono state riconvertite per fronteggiare l'emergenza. Insomma, ci sono 86 posti dedicati ai malati di Coronavirus. Una riconversione a tempo di record fra l'altro, voluta dal manager Stefano Lorusso, organizzata dal direttore sanitario Patrizia Magrini e portata avanti da Mauro Vicano, direttore sanitario dello Spaziani. Poi c'è il discorso relativo al reparto di Terapia intensiva: l'obiettivo è ormai a portata di mano. E l'obiettivo è arrivare a 30 posti in totale tra Terapia intensiva e subintensiva. Al momento ne sono allestiti 19, ma l'accelerazione è dietro l'angolo. Questi numeri porterebbero lo Spaziani a 116 posti globali per i pazienti Covid-19. In scia ai grandi "hub" romani dello Spallanzani e del Columbus.

Guardia alta in Regione
Dalla Regione Lazio però l'invito è a mantenere la guardia altissima. Il vicepresidente Daniele Leodori ha detto rivolgendosi ai cittadini dalla sua pagina Facebook: «Tutti, insieme, abbiamo fatto un patto: restare uniti, sacrificare la nostra libertà, gli affetti, con un unico obiettivo, non dare forza al virus, interrompendo contatti e contagi. Fermarlo, fermando noi stessi, le nostre esistenze. Sarebbe da matti mollare ora, pensare di poter derogare da quel Patto. Chiedo a tutti, politica, istituzioni, scienziati innanzitutto e quindi ad ognuno di voi di non mollare di un centimetro».

Mentre l'assessore alla sanità Alessio D'Amato, al termine della quotidiana videoconferenza, ha spiegato: «Oggi (ndr: ieri per chi legge) registriamo un dato di 169 casi di positività e un trend in decrescita per la prima volta sotto al 6%. Manteniamo però alta l'attenzione. Le misure messe in atto per contrastare il virus stanno dando i risultati sperati. Da alcuni giorni nel Lazio registriamo un trend in frenata, ma non dobbiamo mollare la guardia, obiettivo è raggiungere il coefficiente di sviluppo R0. Sono in continua crescita i guariti che salgono di 46 unità nelle ultime 24 ore, circa due ogni ora, arrivando a 337 totali. Sono usciti dalla sorveglianza domiciliare in 9.547 e i decessi nelle ultime 24 ore sono stati 7».

Quindi, la nuova app della Regione "LazioDrCovid", in collaborazione con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, ha già registrato oltre 76.000 utenti che hanno scaricato l'applicazione e 2.100 medici di famiglia e 280 pediatri di libera scelta collegati. Sempre D'Amato ha aggiunto: «Per quanto riguarda infine i DPI – dispositivi di protezione individuale sono arrivati, da acquisti diretti, un milione di mascherine FFP2 e 200.000 camici. Ieri sono stati distribuiti presso le strutture sanitarie: 93.300 mascherine chirurgiche, 32.200 maschere FFP2, 1.230 maschere FFP3, 88.800 camici impermeabili monouso, 19.200 calcari, 30.900 guanti e 540 occhiali». Insomma, le munizioni al fronte arrivano.

Nessun calo di concentrazione: la "guerra" al Coronavirus sarà lunga e complicata. Ma il messaggio che soprattutto nel Lazio sta passando è che dall'inferno del Covid-19 si può uscire. Non è un caso che D'Amato punti costantemente l'attenzione sul numero dei guariti. Che fra le altre cose allenta la pressione sulle strutture sanitarie. Elemento fondamentale.