In Germania pare scorrere tutto normalmente, i tedeschi sono abituati a rispettare le regole. Un Paese sicuramente più ricco rispetto al resto dell'Europa, che ha attuato una politica rigida di restrizioni per quanto riguarda chi veniva da fuori. Le frontiere sono sorvegliate speciali. Gianpaolo Tancredi, di Cassino, vive a Francoforte da otto anni.

Com'è la situazione?
«Io vivo a Francoforte, qui la situazione non è di panico come potrebbe essere in Italia, si vive "fuori", non chiusi in casa. Non c'è alcuna restrizione o divieto e la gente vive tranquillamente. In alcuni settori ancora si lavora, come quello della sicurezza, ma anche in alcuni uffici, altri hanno adottato diverse formule come lo smart working e l'home office. La situazione comunque è abbastanza tranquilla e sembrerebbe sotto controllo».

Come sono i dati da voi? Pare che in Germania stiano facendo tamponi a tutti, è vero?
«Non ti nascondo che sto tenendo sotto controllo la situazione giornalmente per i casi di Coronavirus e negli ultimi giorni aumentano».

In Germania sono stati registrati oltre 67.000 positivi, i morti sono 652; sono stati fatti 120.000 test in una settimana. Il numero delle infezioni è raddoppiato in 7 giorni. Tra le città, il numero più alto di contagi si conta a Berlino, con 2.581 casi, seguita da Monaco di Baviera con 2.500 casi. La percentuale più alta di contagi, 13.989, si trova infatti in Baviera (dati 30 marzo). Il tasso di mortalità da Coronavirus in Germania è attualmente dello 0,8%, ma il presidente del Robert Koch Institut tedesco, Lothar Wieler, ritiene che questa percentuale "salirà" prossimamente. Il presidente dell'Rki ha ripetuto che il basso numero delle vittime dipende dal fatto che la malattia sia stata individuata in fase molto precoce.

«Due settimane fa circa c'è stata una conferenza stampa della Merkel in cui diceva che i casi saliranno al 60-70 % della popolazione e lo diceva in tempi non sospetti, quando c'erano poco meno di 10.000 casi registrati per cui sono state attuate fin da subito delle misure protettive che, devo dire, sono state efficaci», aggiunge Giampaolo.

Le azioni intraprese dal Governo a tutela della cittadinanza? Che aria si respira? La gente ha paura?
«Hanno chiuso da subito le frontiere, si poteva uscire ma c'era molta difficoltà a entrare perché è stato attivato un sistema di controlli, test e tamponi e di quarantena a casa obbligatoria. Comunque, ripeto, la situazione sembra abbastanza tranquilla. Si esce e non c'è alcun divieto, sono state attuate regole restrittive standard della comunità europea come la distanza di due metri tra le persone, circolare massimo in due, nei tram si nota che la gente si siede lontano e fa attenzione, anche usando salviette e guanti sul passamano, usano il gomito per aprire e pigiare il pulsante. La gente usa piccole attenzioni, però si respira un'aria serena e tranquilla non certo di paura».

Qual è stata la risposta delle imprese e delle istituzioni?
«Io sono supervisore in una ditta multinazionale che si occupa di import export, sostanzialmente faccio dei controlli di qualità su prodotti e merce. In generale le azioni intraprese dal Governo e dalle imprese sono state concertate immediatamente perché da subito c'è stata una soluzione, equiparabile a grandi linee a una cassa integrazione italiana. Il datore di lavoro paga le prime ottanta ore di lavoro in pieno e le successive ottanta ore vengono pagate al 90% dallo Stato. Se qualcuno dovesse avere problemi economici per pagare affitto, per viaggiare sui mezzi pubblici, allora c'è un altro istituto, un ufficio preposto per le necessità economica legate agli appartamenti, che sopperisce per la differenza. La gente non ha paura ma fa molta più attenzione, tutti rispettano le regole, in banca, ad esempio, si può entrare massimo in due, la gente aspetta educatamente fuori. All'entrata in Germania da qualsiasi altro Paese dell'Unione europea ci sono controlli serrati, con scanner per la temperatura e ambulanze parcheggiate vicino che fanno i tamponi».

Come pensi possano reagire l'economia e la politica tedesca?
«Economia e politica stanno già reagendo. A causa del Coronavirus molte ditte, soprattutto quelle che hanno rapporti con aziende esterne e che hanno rapporti con aeroporti e trasporti ferroviari, sostanzialmente hanno chiuso o stanno chiudendo o viaggiano a ritmi molto bassi, tenendo il personale al minimo essenziale con il supporto del Governo. Come detto per il momento il Governo contribuisce al 90% di 80 ore su 160 ore del contratto standard a tempo indeterminato, l'azienda ne paga, quindi, solo la metà. Qui non è una novità, lo Stato è molto presente, c'è un istituto che si occupa delle questioni lavorative in qualsiasi caso, perdita di lavoro, emergenze, cose straordinarie, loro intervengono fino a quando non trovi una soluzione lavorativa. La disoccupazione è al minimo, circa al 6%, in cui è inclusa una parte di persone che non hanno proprio voglia di lavorare. Ma lo Stato aiuta anche loro».

Hai familiari in Italia? Temi per loro?
«Sì certo, ho tutta la famiglia in Italia, sono solo qui.
Sto vivendo anche la situazione italiana, sento i miei cari e temo per loro, mio padre ha avuto problemi di salute e sono i miei fratelli ad aiutare e a portare la spesa. In generale sono tutti barricati in casa. Quello che più temo per loro è che non vige una disciplina così ferrea e rigida come in Germania, il fatto che le persone non rispettino i divieti imposti dal Governo è una preoccupazione. Qui sono molto più rigidi. In Italia non vedo la maturità giusta per poter superare tutto nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi».