Andrea Pietrobono è un geometra di Alatri, ha ventisette anni e da tre vive a Cracovia, dove lavora con una multinazione italiana nel settore delle costruzioni. Si occupa della gestione economica del progetto, in corso di realizzazione, di un'autostrada con circa due chilometri di galleria. Nel suo cantiere sono impiegati molti nostri connazionali provenienti da tutta Italia e maestranze locali ed estere.

Com'è al momento la situazione in Polonia?
«Ad oggi ci sono circa duemila persone infettate.
Il numero è piuttosto ridotto ma, vedendo i dati, si può notare che giorno dopo giorno sta salendo con circa duecento nuovi contagi quotidiani. Siamo ovviamente preoccupati perché se il numero dovesse continuare a salire così velocemente, arriveremmo presto a una situazione simile a quella italiana».

Come si è mosso il Governo polacco per contenere il virus?
«La scorsa settimana il Governo ha emanato un decreto con una serie di restrizioni. Innanzitutto sono state chiuse le frontiere e quindi, ad oggi, nonsi può entrare in Polonia se non per motivi particolari e urgenti, come ad esempio per lavoro. Le scuole, i centri commerciali e i luoghi pubblici sono ovviamente chiusi mentre sono rimasti aperti solo gli alimentari. È vietato spostarsi da una città all'altra se non si è in possesso di un'autocertificazione che ne attesta il motivo urgente. Al momento le attività produttive non sono state sospese, come ad esempio il cantiere dove sono impiegato».

Ritieni che la Polonia, anche alla luce di quanto accaduto in Italia, si sia mossa in tempo?
«La Polonia ha cercato di evitare quello che è accaduto in Italia qualche settimane fa, anche se dal mio punto di vista è difficile dire se il Governo sia riuscito a muoversi in tempo, poiché nei giorni scorsi molti cittadini polacchi che vivono all'estero sono rientrati, creando non poca preoccupazione per via di una possibile diffusione del virus tra le proprie famiglie. Molti polacchi che vivono in Germania sono tornati in patria e, vendendo la situazione tedesca, è più che lecito essere preoccupati».

Il Governo polacco ha lanciato una app che utilizza la geolocalizzazione e il riconoscimento facciale per verificare il rispetto dell'autoisolamento. Sta funzionando?
«L'applicazione c'è, anche se non è molto usata».

Come stano reagendo i polacchi alle misure restrittive?
«I polacchi hanno un senso di responsabilità molto forte. Sono molto rispettosi delle leggi e,nella situazione attuale, stanno seguendo attentamente le restrizioni del Governo. Negli ultimi giorni c'è stata una diminuzione del traffico lungo le strade principali del Paese, mentre parchi e luoghi pubblici non sono affollati come prima.
Nei supermercati si entra circa venti persone per volta con l'obbligo di indossare guanti e mascherine».

Com'è invece la situazione negli ospedali polacchi? «Negli ultimi giorni si sono organizzati in vista di possibili aumenti dei casi di Coronavirus. Infatti vengono accettati soltanto quelli in codice rosso mentre sono momentaneamente sospesi i servizi sanitari non urgenti in modo da non affollare gli ospedali. Purtroppo non vengono svolti molto velocemente i tamponi ed è per questo, secondo me, che il numero dei contagiati in Polonia non è cosi elevato».

Starai sicuramente seguendo la situazione italiana e, ovviamente, ciociara...
«Certo, seguo molto attentamente la situazione in Italia e soprattutto in Ciociaria, dove vive la mia famiglia.
Penso che in questa situazione la responsabilità di ognuno di noi sia fondamentale per combattere questa maledetta epidemia».