Licenziato per una lite avvenuta in casa. Una lite violenta, finita in una circostanziata denuncia ma senza alcuna connessione con la vita in fabbrica. Così un cinquantenne, dopo quasi trent'anni in Fca, si è ritrovato senza famiglia e senza stipendio, per oltre tre anni.

Il tribunale di Cassino ha dato ragione in prima battuta a Fca: secondo l'azienda, quella aggressione avvenuta in casa avrebbe potuto ledere l'immagine prestigiosa del gruppo dal momento che la notizia destò non poco clamore. Sempre in base alle ragioni addotte dal colosso, quell'aggressività si sarebbe potuta manifestare anche sul posto di lavoro, sebbene per quasi trent'anni quell'operaio non avesse avuto mai problemi né con i suoi superiori né con i colleghi. Ed era stato "messo alla porta".

La sentenza
Il tribunale del Lavoro di Cassino aveva condiviso le scelte di Fca e aveva confermato il licenziamento. Quell'aggressione in famiglia avrebbe cambiato, per l'azienda, anche i rapporti fiduciari con il suo dipendente: impossibile proseguire nel rapporto così come era stato impostato in precedenza. La furente gelosia e quella litigiosità che la compagna aveva descritto agli inquirenti avrebbero potuto creare turbamento anche nell'azienda nonché costituire un problema "morale", nonostante l'assenza di provvedimenti disciplinari.
Poi l'operaio, affidandosi all'avvocato Sandro Salera, ha proposto appello. La difesa ha sottolineato come il tribunale avrebbe formato un convincimento erroneo basandosi solo su alcune prove testimoniali e, da un punto di vista del diritto del lavoro, come non sarebbe stato rispettato neppure l'iter che prevede un preavviso e una serie di step qualora il dipendente abbia commesso reati e qualora la sua colpa sia stata riconosciuta con sentenza passata in giudicato.

Un licenziamento, dunque, illegittimo sotto diversi punti di vista. La Corte d'appello di Roma ha accolto le ragioni dell'operaio disponendone la reintegra nonché il pagamento delle mensilità dei tre anni fuori dal posto di lavoro oltre alle spese: una somma che supera i 50.000 euro.