«Questa pandemia si ferma se tutti si fermano. Non esiste un altro modo». Il dottor Mario Limodio va dritto al punto. Tutta una vita in trincea contro le epidemie: lui i virus li conosce bene. Perché li combatte. Dirigente medico dell'unità operativa complessa di Malattie infettive e tropicali di Frosinone, responsabile dell'uni tà operativa di "infezioni emergenti, dei viaggi, delle migrazioni, cooperazione internazionale". Medico chirurgo, specialista in medicina tropicale, il suo lavoro è sul campo: volontario in Rwanda e a Lampedusa. E tanto altro ancora. Ma ora la trincea è il Fabrizio Spaziani di Frosinone.

Dottor Limodio, è peggio di quello che vi aspettavate?
«Guardi, io non sono uno che si nasconde. Sì, è peggio di quello che ci aspettavamo. All'inizio, dappertutto, c'è stata una sottovalutazione. All'ospedale di Frosinone la situazione è sotto controllo. A Malattie infettive i posti sono raddoppiati: ora ce ne sono 26. Noi ci prendiamo cura in senso letterale dei pazienti Covid-19. Dal punto di vista sanitario e da quello umano».

Come siete organizzati?
«I piani ora sono due, anche quello dove prima c'erano gli ambulatori. I pazienti sono in isolamento respiratorio. La situazione è monitorata completamente, h24. I veri "angeli" sono gli infermieri, più di tutti: sono loro che rischiano il contagio».

Quanti siete adesso a Malattie infettive?
«Dieci medici, più la responsabile dottoressa Katia Casinelli. Ci sono cinque turni, ognuno coperto da tre infermieri. Più gli ausiliari, fondamentali. Così come è decisivo il lavoro degli addetti della ditta di pulizie: loro sanificano continuamente l'ambiente. Li conosco tutti e me ne vanto. Siamo una squadra. Quando finiamo il lavoro, iniziamo lo studio. Tutti insieme, scambiandoci esperienze, opinioni e sensazioni su una chat dedicata. Vede, mia madre faceva la sarta, cuciva gli abiti su misura. Noi facciamo la stessa cosa ora: cuciamo le terapie su misura, per i singoli pazienti».

Come li state curando?
«A Frosinone sono operativi gli stessi protocolli usati in Cina e ora applicati nel Nord Italia.
Stiamo utilizzando un farmaco sperimentale. Si chiama Tocilizumab: è un anticorpo monoclonale che inibisce l'interleukina 6, una citochina coinvolta nel processo infiammatorio.
In parole semplici: può fare la differenza nelle polmoniti. Speriamo che la faccia».

È davvero una guerra?
«Sì. Noi abbiamo una missione da compiere, tutti insieme Quando uno è stanco, l'altro subentra. Però abbiamo affrontato situazioni simili. Da decenni combattiamo l'Aids. Pochi lo ricordano, ma all'inizio i pazienti morivano come mosche. Se abbiamo paura di contagiarci? Certo, ma la gestiamo. Oggi basta un colpo di tosse o uno starnuto per generare ansia.
Non è facile. Anche noi abbiamo delle famiglie. La sera con mia moglie ceniamo come i nobili di un tempo: seduti alle parti opposte del tavolo. Letti separati e tutto il resto. È necessario».

Dottore, ma mascherine e guanti ci sono?
«Noi li abbiamo, grazie alla bravura del dottor Fulvio Ferrante. Le stiamo razionando naturalmente. Entriamo nelle stanze con i Dispositivi di protezione individuale: maschere FFP2, sopra gli occhiali, tuta impermeabile, guanti; con massima attenzione alla svestizione.
È il momento più importante della giornata: non si possono commettere errori. Poi lavaggio delle mani con ipoclorito di sodio allo 0,5%». 

Che virus è il Covid-19?
«È un virus Rna: intelligentissimo, furbo, con una enorme potenzialità di attacco del sistema respiratorio. La proteina della sua "corona" è la chiave che apre le nostre cellule. E le infetta.
È così contagioso perché i punti della "corona" hanno una grande affinità con le cellule attaccate. Che quindi si aprono».

E in termini epidemiologici?
«Ogni persona infettane contagia, mediamente, 2,5. Questo è un dato fondamentale. Per capire per quale ragione è necessario rimanere a casa. Le faccio un esempio semplice: la provincia di Frosinone ha 500.000 abitanti. Se il 10%, cioè 50.000 persone, ha bisogno di ricoveri in ospedale, la conseguenza è drammatica: il sistema sanitario collassa. È questo che dobbiamo evitare».

Quanto è alto il rischio di contagio?
«Non sfuggo alla domanda, ma la risposta va argomentata. Tutta la popolazione mondiale è recettiva: si tratta di un virus nuovo. Il vaccino non esiste e non ci sarà in tempi rapidi. Questo dobbiamo mettercelo in testa. Non è neppure detto che venga trovato. La popolazione può essere infettata fino al 70%. Ma il pericolo è quello del sovraccarico della rete ospedaliera.
Perciò ripeto sempre: aiutateci ad aiutarvi, rimanete a casa. Contemporaneamente va detto con forza che si sta iniziando a guarire in percentuali ragguardevoli. Questo è determinante».

Il virus sarà sconfitto?
«Oggi lo combattiamo: è un nemico invisibile, teniamone sempre conto. Tutto questo finirà, ma come e in quanto tempo dipende da noi. Dobbiamo evitare i contatti umani, perfino un aperitivo con i nonni. Siamo tutti potenziali fonti di contagio».

Scusi dottore, ma se uno esce di casa solo per motivi seri e adotta tutte le precauzioni, può infettarsi lo stesso?
«Vorrei risponderle no, ma una percentuale di rischio purtroppo c'è. La premessa è che guanti, mascherine e rispetto della distanza minima sono precauzioni importantissime, che abbassano di molto le probabilità di contagio. Ma questo virus si trasmette attraverso le gocce di saliva che arrivano alle mucose degli occhi, del naso e della bocca. Ma pure sulle superfici che uno tocca. Ecco perché è fondamentale lavarsi le mani spesso, per almeno 45 secondi. E sempre quando si rientra a casa: è la prima operazione da fare. Evitando di toccarsi il viso».

Quanti sono gli asintomatici?
«Spero che siano cinque-dieci volte di più dei tamponi positivi. Sarebbe un dato rassicurante, perché abbasserebbe il tasso di mortalità che attualmente in Italia viaggia intorno al 10%».

Chi si infetta di meno? E chi rischia di più?
«Le donne si infettano di meno. I bambini corrono pochissimi rischi, perché hanno un sistema immunitario diverso. Non solo più forte: diverso. Mi occupo anche di migranti e alcune popolazioni africane sono più protette perché hanno un numero maggiore di linfociti. Gli uomini si infettano maggiormente. Gli anziani naturalmente sono i più fragili, specialmente se hanno problemi polmonari. O altre malattie. In generale comunque la mortalità aumenta in presenza di altre patologie. Quattro soprattutto: polmoniti, ipertensione, problemi cardiovascolari e diabete».

Che farmaci state usando?
«Gli antivirali, alcuni già usati contro l'Aids e la malaria: idrossiclorochina, azitromocina, lopinavir/ritonavir, darunavir».

Quali sono i rapporti in percentuale tra infetti, ricoverati e quelli che hanno bisogno della terapia intensiva?
«Il 90% dei positivi trascorre la malattia a casa, il 10% arriva in ospedale. Il 5% di quel 10% ha bisogno della terapia intensiva. Cioè dell'assistenza respiratoria. Il concetto è questo: se una persona non ha problemi respiratori, può restare a casa, in isolamento dai familiari naturalmente».

Quali sono i sintomi?
«Febbre, sindrome influenzale, dolori alle ossa, mal di testa. A volte diarrea e congiuntivite.
Stiamo riscontrando anche una riduzione del gusto e dell'olfatto, naturalmente temporanea.
Se uno pensa di aver contratto il virus deve telefonare al proprio medico di famiglia. Poi effettuerà tampone ed eventualmente una Tac. Ma solo quando c'è una fame d'aria importante (l'affanno) bisogna ricorrere all'ospedale dopo aver comunicato con il medico curante».

Lei prima parlava dei guariti.
«Certo. Il messaggio forte è questo: dal Covid-19 si guarisce. Stiamo dimettendo moltissime persone guarite. E questo vuol dire che la nostra prima forza è rappresentata dal sistema immunitario, che risponde alle cure, che reagisce. Naturalmente stanno morendo molte persone e in questo caso va detto che ogni morte è inaccettabile. Dal punto di vista statistico, però, l'età e la presenza di altre patologie sono fattori che influiscono non poco».

Rispettare le regole è fondamentale.
«Direi che è vitale. Io abito a Fiuggi. Tutte le sere vengo fermato: dai Carabinieri, dalla Polizia, dai Vigili urbani. Li ringrazio, faccio loro i complimenti. La gente deve imparare a rimanere a casa. Dicono che i medici e gli infermieri sono degli eroi. Per certi versi è vero e ci fa immensamente piacere essere percepiti in questo modo. Ma noi rappresentiamo la retroguardia in questa guerra. L'avanguardia è quella dei cittadini. Vinceremo la guerra grazie al loro contributo. Sul territorio. Bisogna chiudere tutto davvero. Anzi, forse andava fatto subito».

Quanto durerà ancora?
«Durerà per almeno altri due mesi. Se tutti collaborano però. Come ci ha insegnato la Cina.
Non ci sono alternative. I guariti sono la prova che possiamo vincere».

Tutto questo finirà?
«Guardi, è iniziata la primavera, l'inverno è finito. E l'inferno finirà».