Francesca Romana Fiorini, 34 anni, è nata a Veroli e si è laureata in medicina a Tor Vergata. Dopo la specializzazione in otorinolaringoiatria a Firenze e a Pisa, ha deciso di trasferirsi prima a Londra e poi a Parigi, dove svolge la professione di medico ospedaliero otorinolaringoiatra all'ospedale Louis-Mourier di Colombes, cittadina di banlieue a nord-ovest della capitale francese, oltre a lavorare in una clinica privata di Melun.

Prima domanda quasi ovvia: come stai vivendo l'attuale momento, da cittadino e da medico?
«In qualità di medico otorinolaringoiatra sono attualmente a disposizione per eventuali urgenze nel mio settore ma è vero che in questo preciso momento la mia categoria è chiamata in causa molto meno di altre categorie di medici come gli urgentisti, gli infettivologi, gli internisti, oltre ovviamente ai medici rianimatori e anestesisti. Arriverà probabilmente anche per noi il momento di scendere in campo in prima linea, nel mio ospedale si parla di effettuare tracheotomie chirurgiche ai pazienti Covid per accelerare lo svezzamento dall'intubazione oro-tracheale. In qualità di cittadino, cerco di uscire il meno possibile e esclusivamente per recarmi al supermercato e per andare a lavoro. Indosso sempre una mascherina non appena salgo su un mezzo pubblico, ho una bottiglietta di soluzione idroalcolica in tasca, evito di toccare maniglie, porte e superfici varie su bus, tram e metropolitana».

Com'è la situazione in Francia dove in poco più di una settimana i casi di coronavirus sono aumentati in maniera vertiginosa?
«I numeri fanno spavento, ogni giorno si assiste a un incremento dei positivi e dei morti in tutti i Paesi d'Europa. Mentre il numero dei decessi sembra corrispondere alla realtà (ma ci sono pareri discordanti a riguardo), quello dei positivi, soprattutto in Francia, è fortemente sottostimato perché il tampone viene fatto solamente ai sintomatici. Mi risulta che alla luce dei risultati dello studio di Vo', i sanitari in Italia verranno "screenati" tempestivamente anche se asintomatici, e i positivi messi in quarantena per evitare che gli ospedali rappresentino essi stessi un focolaio che si autoalimenta, ma per il momento la procedura non è stata ancora messa in atto. Qui invece le linee guida non lo prevedono».

Ritieni che la Francia, anche alla luce di quanto stava accadendo in Italia, si sia mossa troppo lentamente?
«Alcuni Paesi europei sono stati criticati per la politica attendista, per non aver preso l'esempio dall'Italia e non aver emanato un decreto che prevedesse l'isolamento dell'intera popolazione alla luce dei fatti dell'Italia del Nord. Devo dire che anche io e i miei colleghi ci siamo stupiti di questo ritardo ma è anche vero che le strutture ospedaliere avevano già cominciato a prevedere una riorganizzazione dei reparti di rianimazione per separare i contagiati dagli altri malati, mentre ambulatori e interventi chirurgici non urgenti erano già stati rimandati. Qualcosa era stato fatto prima del discorso di Macron, probabilmente non abbastanza. I fatti, però, per il momento ci dicono che la Francia è meno colpita dell'Italia, forse è solo questione di tempo ma mi auguro di no».

L'atteggiamento dell'Italia è visto ora differentemente anche dai media francesi?
«I francesi attualmente stanno emulando gli italiani in maniera quasi totale, così come l'Italia ha preso spunto dalla Cina. Siamo confinati a casa con una settimana di ritardo rispetto all'Italia semplicemente perché l'epidemia si è manifestata più tardivamente, ma le modalità attuali sono sovrapponibili. Cerco di documentarmi il più possibile attraverso la letteratura scientifica e ascoltando le testimonianze di medici che combattono in prima linea in Italia come in Francia. Non credo che gli italiani siano stati criticati per le misure adottate, semplicemente il popolo francese ha avuto una fase iniziale di scetticismo pensando che il problema non lo avrebbe mai coinvolto».

Sei laureata in medicina e medico in Francia, quindi conosci bene la realtà della sanità in Italia e in Francia. Cosa pensi della situazione italiana? Anche in Francia il sistema sanitario ha subìto parecchi tagli negli anni?
«Si fa molto poco ancora per i medici di base che sono spesso i primi ad essere esposti. Qui a Parigi questi ultimi hanno a disposizione solamente diciotto mascherine a settimana, un numero non sufficiente, ma questo è il risultato dei tagli alla sanità. Non a caso l'ospedale pubblico in Francia sciopera da mesi, i problemi del sistema pubblico francese sono praticamente gli stessi dell'Italia e direi del resto d'Europa».

Pensi che gli ospedali francesi avranno meno difficoltà a gestire il contagio rispetto a quelli italiani?
«Per il momento gli ospedali francesi sono in grado di gestire il problema e si stanno organizzando al meglio, ma dai racconti di colleghi anestesisti e rianimatori purtroppo i mezzi presto verranno a mancare, senza entrare nel dettaglio tecnico. Aspettiamo di vedere l'evoluzione, le statistiche mettono paura, c'è chi parla di mesi e mesi di epidemia, ma io resto ottimista».

Com'è la situazione nell'ospedale e nella clinica in cui lavori?
«Anche nel mio ospedale la situazione è ancora "sotto controllo", in clinica hanno già stipulato un accordo con l'ospedale di prossimità per il trasferimento di Covid e non Covid meno gravi così da liberare posti in rianimazione nell'ospedale in questione. Ogni attività non urgente è stata cancellata fino a data da destinarsi».

Stai seguendo sicuramente la situazione in Ciociaria. Qual è la tua impressione?
«La Ciociaria è la mia terra e ovviamente tutti i fatti che la riguardano mi colpiscono molto da vicino. Penso ancora una volta che i positivi siano molti di più dei numeri conosciuti, ripeto quotidianamente ai miei genitori di restare a casa il più possibile. Restiamo sereni e speranzosi, stiamo vivendo un'epoca buia che ci ha preso alla sprovvista, ma non abbiamo altra scelta che combattere anche questa battaglia, ognuno con le proprie armi».