«Sto bene, sono guarita». Quello di Federica Luzi è un sorriso al mondo. Ad inizio marzo è risultata positiva al Coronavirus: ricoverata in ospedale, ha sconfitto il Covid-19.
Quarantatré anni, moglie del sindaco di Giuliano di Roma Adriano Lampazzi, Federica Luzi è la collaboratrice più importante e per certi versi "storica" di Francesco De Angelis, presidente dell'Asi e leader del Pd.

Allora Federica, come l'hai scoperto?
«A inizio marzo avevo 37,5 di febbre. Ma non mi sono preoccupata perché non avevo alcun altro sintomo: niente mal di gola, niente tosse, nessuna difficoltà respiratoria. Poi però la febbre non passava e allora ho deciso di effettuare una Tac. Mi è stata riscontrata una polmonite. A quel punto ho avvertito la Asl e da quel momento è iniziata tutta la procedura».

Quindi il ricovero...
«Sì, presso il reparto di Malattie infettive dell'ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone».
Hai avuto paura?
«Sì, certamente. Ma non perché avessi sintomi o dolore. Avevo paura psicologicamente».
In ospedale come è andata?
«Benissimo. Mi hanno somministrato antibiotici e antivirali. Sono stata ricoverata dieci giorni. Voglio complimentarmi pubblicamente con la Asl di Frosinone e con tutto il reparto di malattie infettive. Stanno effettuando un lavoro eccezionale. La sottoscritta ha preso il Covid-19 in forma lieve, ma altri no. Medici e infermieri dimostrano quotidianamente capacità, competenza, sensibilità, umanità, coraggio. E trovano sempre il tempo e il modo di rassicurarti. Le crisi di panico ci sono».
Cosa ti angosciava di più?
«Il pensiero di aver potuto contagiare altre persone. I miei genitori, mio marito. Per fortuna sono tutti in ottima salute. Devo dire però che da qualche giorno avevo diminuito i contatti. Mi ero cioè auto isolata. Una specie di sesto senso».

Che esperienza è stata?
«Brutta. Soprattutto sul piano psicologico. Non pensi mai che possa capitare a te, poi invece succede e allora sei costretto a fare i conti con tutto. È un virus molto aggressivo e subdolo. Bisogna avere il coraggio di accettare l'idea che può succedere a tutti. Dovremmo rimanere tutti a distanza per un po'. Non fa nulla. La salute è veramente il bene primario».
E quando sei tornata a casa?
«Ho trovato un marito diverso e migliorato: ha imparato a fare la lavatrice, la lavastoviglie, a cucinare. Mi riposerò volentieri. Gli ho detto che ci sarà tempo per abbracciarci».
Come hai passato i dieci giorni in ospedale?
«Circondata dall'amicizia e da un affetto inaspettato. Ho ricevuto tantissimi messaggi di persone che mi hanno incoraggiato. Soprattutto di concittadini di Giuliano di Roma».

Che consiglio ti senti di dare adesso?
«Che bisogna avvertire subito i sanitari. Non c'è nulla di cui vergognarsi o da nascondere. E che dal Coronavirus si può anche guarire».
Ti sei sentita in colpa per aver costretto Francesco De Angelis alla quarantena?
«Beh, si è riposato davvero e ha scoperto quanto è bello stare a casa con la famiglia. Mi è stato molto vicino».