C'è uno scenario della pandemia da Coronavirus che resta sullo sfondo. Ma che è destinato ad incidere molto, sia nel presente che nel futuro. Parliamo dell'aspetto psicologico, cioè dell'impatto che il Covid-19 ha e avrà sulla popolazione anche in termini di crollo delle certezze. Il che determina inevitabilmente paure e incertezze. Oltre al terrore ancestrale che genera un nemico invisibile. Da due settimane la Asl di Frosinone ha attivato un servizio di psicologia di emergenza, attivo 24 ore al giorno. Per chi è in quarantena o in isolamento domiciliare e sta vivendo un momento di disagio o di sconforto. Ma anche per chi è in difficoltà e cerca risposte ad un'ansia crescente.

In otto giorni sono arrivate 156 chiamate: 66 da uomini, 90 da donne. Il 67% delle telefonate è avvenuto nella fascia oraria 8-24, il 33% dalle 24 alle 8. Nel 19% dei casi ha chiamato una persona single, nel 31% gente con minori in casa, nel 49% famiglie con anziani in casa. Di tutto questo abbiamo parlato con il dottor Fernando Ferrauti, psicanalista e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e delle Patologie da Dipendenza della Asl.

Dottor Ferrauti, l'onda psicologica del Coronavirus cosa sta provocando?
«Un aumento dei sintomi dell'ansia, dei disturbi nevrotici e delle patologie psicotiche.
Intanto nelle persone che già manifestavano questi problemi. Ma anche in chi non sapeva di averne. Riceviamo una media di 30 chiamate al giorno sulla linea che abbiamo istituito da poco. Sono molte. Il 41% manifesta uno stato ansioso, il 30% vuole consigli sull'orientamento di vita. Poi c'è un 4% che abbiamo catalogato come rischio suicidario».

Cioè ha telefonato gente che voleva suicidarsi?
«Che diceva di volersi suicidare. Immediatamente sono intervenuti degli specialisti al telefono.
Ma in un caso c'è stato bisogno dell'intervento diretto».

Quanto incide anche dal punto di vista psicologico l'elemento dell'invisibilità del virus? È un terrore ancestrale.
«Occorre distinguere. Già di per sé una patologia psicologica o della mente è particolare.
Da una frattura si guarisce e l'evoluzione si vede. I disturbi della Psiche non si vedono e questo genera un effetto collaterale devastante: la mancanza di comprensione. Se vai nel panico, la prima risposta che ricevi è che non sei abbastanza forte. Insomma, che è colpa tua. Non è così invece. Le dico una cosa: in Italia i farmaci più acquistati ed usati sono i tranquillanti. Battiamo di gran lunga ogni altro Paese europeo. Poi certo la paura ancestrale di un virus invisibile ha un ruolo significativo. Infatti l'80% delle richieste che abbiamo ricevuto in questi giorni arriva da persone che mai avevano manifestato problemi del genere. E questo perché i sintomi del Coronavirus sono generici e perfino banali: non è che tu vedi un bubbone.
Basta un colpo di tosse per generare preoccupazione. E quindi ansia».

Dottor Ferrauti, la pandemia Covid-19 ha fatto aumentare la paura della morte?
«Certamente. E in modo assolutamente esponenziale. È una paura che c'è sempre stata, ma ora si stanno toccando vette enormi. Poi c'è anche il timore del contagio. Ripeto un concetto fondamentale: dai dati valutati e trattati negli ultimi otto giorni in provincia di Frosinone emerge chiaramente che a rivolgersi a noi sono persone che mai avevano avuto questi problemi.
Nella misura dell'80%».

E per quanto riguarda i servizi del Dipartimento di Salute Mentale e delle Patologie da Dipendenza?
«Noi garantiamo 35 servizi, tra Rems, Csm e tutto il resto. Siamo rimasti aperti.
Rispettando le prescrizioni, ma aperti». 

Quanti pazienti seguite in provincia di Frosinone?
«Ventimila. Considerando i 35 servizi. In alcuni casi il servizio è ridotto. Nel senso che vediamo un paziente ogni 15 giorni invece di 7, due volte alla settimana invece che quotidianamente.
Ma il fatto che siamo rimasti aperti dice che il servizio che garantiamo a queste ventimila persone è fondamentale. Ma c'è un altro aspetto…».

Quale?
«Le condizioni di stress che la pandemia Covid-19 ha prodotto e sta producendo su chi è in prima linea: i medici, gli operatori sanitari, gli infermieri. Non è che loro sono esenti dal contagio. Anzi, sono i più esposti. Stanno facendo un lavoro eccezionale. Ma anche loro hanno paura e sono angosciati. Noi stiamo aiutando quelli che si rivolgono a noi.
È come una guerra. In prima linea ci sono le terapie intensive, le malattie infettive, i Pronto soccorso. Poi, dietro la linea del fuoco, ci siamo noi».

State lavorando a pieno organico?
«Sì e sono molto orgoglioso di questo. Nessuno in ferie, nessuno in malattia.
Tutte le mattine ci siamo "inventati" il bollettino delle malattie. Per vedere se caso mai sale la curva della vigliaccheria o della malattia. Invece no».

Come si spiega ad un bambino piccolo il Coronavirus?
«Racconto un episodio. Le mie figlie erano molto piccole ai tempi di Chernobyl. Una sera ascoltai la preghiera di una delle due: "Gli uomini cattivi hanno avvelenato il mio "Fruttolo".
Caro Gesù, me lo restituisci sano?". Per dire che i bambini piccoli hanno una resistenza maggiore degli adulti. Sia al contagio che al contraccolpo psicologico. È fondamentale, però, informarli bene attraverso il gioco e con trasparenza. Mai dicendo stupidaggini». 

E gli anziani?
«Loro sono meno protetti. Ma hanno una forte capacità elaborativa. Il problema degli anziani è la solitudine. Non vanno lasciati o fatti sentire soli. Specialmente in questa pandemia».

Chi risentirà di più sul piano psicologico di questo periodo?
«Gli adolescenti e i giovani. Le persone comprese in una fascia di età tra i 12 e i 25 anni.
Per via di restrizioni necessarie, ma molto pesanti per loro sul piano emotivo e della crescita.
Lo dico a ragion veduta, perché negli ultimi giorni stiamo ricevendo molte telefonate da persone tra i 12 e i 25 anni. L'aspetto sociale della scuola, per esempio, è fondamentale.
Senza considerare che per molti ragazzi la scuola è il punto di riferimento più importante che hanno».

Stiamo già passando alla storia. Tra molti anni la domanda sarà una sola: ma tu c'eri ai tempi del Coronavirus, quando hanno chiuso le scuole e si doveva restare in casa? Sul piano della psicologia sociale questo cosa determinerà?
«Dipende da come ne usciremo. Potremmo scoprirci più energici, più forti, con più voglia di socializzare. Oppure rimanerne schiacciati. Personalmente credo che dovremmo fare tesoro della tragicità di questo periodo per riscoprire l'amore per la vita. Apprezzando una carezza, un sorriso, un momento di solidarietà, una condivisione. Vede, in un neonato la forza della vita si misura dall'energia con la quale succhia dal seno materno. In un adulto la voglia di vivere è direttamente proporzionale alla capacità di stupirsi. In un anziano la vitalità è data dalla capacità di indignarsi. Teniamoli presenti questi concetti. Saranno decisivi».

Se questa è una guerra, ci sarà un dopoguerra...
«Infatti. Dopo il 1946 venne fuori un'Italia migliore. Dalla disgrazia si riuscì a trarre un vantaggio che poi è risultato decisivo. Dovremo essere capaci di mettere in campo tutte le energie migliori.In caso contrario rischiamo di pagare questi giorni per i prossimi cinquant'anni».