Disavventura in Usa per due ciociari: voli cancellati e un'odissea per cercare di tornare a casa. Della serie: quando decidi di fare un viaggio e ti ritrovi "dentro" una pandemia. Avevano preso il volo lo scorso sabato 7 marzo i due ragazzi di Frosinone, uno di 26 e l'altro 27 anni, Jacopo Salomone e Giovanni Poddighe, per andare a trovare due amici che erano a svolgere un dottorato a Los Angeles. Nella testa un viaggio emozionante alla scoperta delle bellezze della California. Di certo mai avrebbero potuto immaginare di trovarsi in piena emergenza Coronavirus e con la paura di non poter fare rientro a casa.

Il racconto
I primi giorni, Jacopo e Salomone noleggiando un camper, hanno potuto visitare i luoghi più belli della West Coast, come la stessa Los Angeles, San Diego, Las Vegas, i parchi naturali mozzafiato di Joshua Tree e della Death Valley. Tutto è filato liscio e il "turbamento" legato allo sviluppo del Coronavirus era un qualcosa di remoto e lontano. Le notizie che arrivavano dall'Italia sembravano non incidere molto sull'umore degli americani e, per circa una settimana, per i due ragazzi tutto fila liscio, tant'è che confidano nel loro rientro fissato per il 22 marzo.

Poi la situazione precipita improvvisamente quando il presidente Donald Trump decide per il "lockdown" del Paese: tutti i voli dall'Europa sono bloccati con conseguenze anche sulle partenze per l'Europa. «Abbiamo appreso della cancellazione del nostro volo tre giorni fa. Fortunatamente - raccontano Jacopo e Giovanni - avevamo il nostro camper, in cui ci saremmo potuti trattenere finché la situazione non si fosse sbloccata».

Sta di fatto che l'unica soluzione in quel momento era quella di rivolgersi al Consolato italiano di Los Angeles e chiedere informazioni (nel frattempo la Farnesina aveva predisposto un'apposita unità di crisi per gli italiani all'estero), dal momento che il numero verde della loro compagnia aerea non riusciva a gestire le chiamate e dava tempi di attesa di oltre due ore. «Dopo aver riscontrato qualche difficoltà a metterci in contatto con il Consolato abbiamo ottenuto assistenza. Gli operatori ci hanno fortemente consigliato di volare fino a New York e prenotare il primo volo disponibile per l'Italia, dal momento che non c'era la garanzia per quanto riguardava i voli successivi a mercoledì 18 marzo.

Anche su questo punto c'è molta incertezza, perché dal sito della compagnia aerea non risulta nulla e le risposte delle autorità non coincidono tra loro. L'unica speranza è che non cancellino all'ultimo momento anche questa tratta». La tratta per il rientro a casa sarà dunque Los Angeles-New York e poi dalla Grande Mela fino a Roma: il loro rientro è previsto per questa mattina, ma la situazione resta comunque di estrema incertezza, dal momento che anche a New York diversi voli vengono cancellati e la paura di dover trascorrere altro tempo in aeroporto, senza certezze, c'è tutta.

Riguardo gli ultimi giorni in Usa, i due ragazzi raccontano di come il Coronavirus si sia in breve tempo trasformato, anche per gli americani, in una minaccia concreta e temuta: «Sui taxi, quando dicevamo di essere italiani, alcuni autisti si sono inquietati. Sembra un po' quello che è accaduto da noi nei confronti dei cinesi il mese scorso: non si tratta di razzismo o diffidenza, quanto piuttosto di generare apprensione nelle persone, ed è un po' spiacevole visto che questo clima si è creato in una manciata di giorni». Notevole è poi anche la differenza nel modo di affrontare il virus da uno Stato all'altro: se a Los Angeles riferiscono infatti di lunghe code in aeroporto, di molta gente senza mascherina e di scarsa attenzione al rispetto della distanza di sicurezza, tutt'altra situazione è quella del "J. F. Kennedy" di New York, che descrivono quasi "surreale". Il terminal infatti è vuoto e vengono svolti, prima dell'ingresso del gate, accurati controlli da parte del personale.

«A New York si percepisce tutta un'altra atmosfera, qui il timore sembra concreto e gli assembramenti di persone sono spariti». L'ultimo contatto con Jacopo e Giovanni è qualche ora prima di imbarcarsi. È stato e sarà un viaggio lungo, dal momento che, anche all'interno dell'aereo, saranno predisposti dei dispositivi di sicurezza, e al ritorno li attende un difficile periodo di isolamento precauzionale. Dovranno organizzare il soggiorno nelle case dei propri familiari in maniera tale da evitare qualsiasi contatto. Per uno di loro c'è, infine, anche il problema del lavoro, che non può essere effettuato attraverso i sistemi di smart working, per cui ci sarà bisogno di concordare una soluzione col proprio datore.