«Sono arrivate nella sede della Protezione civile regionale 600.000 mascherine chirurgiche in distribuzione per la rete sanitaria regionale. In custodia presso la Protezione civile con sorveglianza h24 dell'Esercito». Lo ha detto l'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato ieri, al termine della quotidiana videoconferenza della task-force regionale per il Covid-19.

Le parole e il tono usato da Alessio D'Amato danno la dimensione della delicatezza di un tema fondamentale. Quello della protezione di chi è in prima linea per combattere e arrestare l'avanzata del virus. Nel Lazio il fabbisogno è di due milioni di pezzi, quindi è chiaro che quella annunciata da D'Amato è una prima risposta ad un'emergenza che la Regione intende risolvere una volta per tutte. Un'emergenza molto avvertita anche in provincia di Frosinone.

Nei giorni scorsi gli ordini dei medici e dei farmacisti, unitamente a Federfarma, hanno chiesto risposte in tempi rapidi. Del resto sul punto è intervenuto il premier Giuseppe Conte. Assicurando: «Come Governo siamo strenuamente impegnati, e io stesso attraverso contatti con i miei omologhi, per procurare in tempi brevissimi i dispositivi di protezione che consentano loro di lavorare in massima sicurezza». Enrico Coppotelli, segretario regionale della Cisl, nota: «È un problema enorme, che va risolto. I dispositivi di protezione servono a medici, infermieri, operatori sanitari, farmacisti. Ma anche ai lavoratori, ai commercianti e a tutti coloro che sono a contatto con il pubblico. Rendiamoci conto che in diversi casi è complicato mantenere la distanza di sicurezza».

Intanto, Cgil, Cisl e Uil del Lazio lanciano la campagna "Colore e voce ai nostri balconi". In una nota congiunta rilevano: «Diciamo grazie a chi non può rimanere a casa e continua a garantire i servizi essenziali. È l'omaggio di una comunità che non si arrende e vuole rimanere unita, nonostante tutto. Che sia da incoraggiamento per chi continua ad operare in condizioni spesso precarie e un monito per i nostri governanti in futuro. Diamo voce al silenzio irreale delle città e colore alle nostre strade grigie e deserte. Non costa nulla, ma ci farà sentire sempre più parte di un tutto. Perché l'incubo in cui ci troviamo faccia comprendere almeno che non c'è distinzione tra nord e sud, che non esistono cittadini o lavoratori di serie A e B, che siamo tutti indispensabili nell'affrontare responsabilmente questa emergenza».