Il primo appello lo ha lanciato la Regione Lazio pochi giorni fa attraverso l'assessore alla Sanità Alessio D'Amato L'emergenza Coronavirus, infatti, ne sta creando un'altra ugualmente pericolosa: la carenza di sangue negli ospedali. «È necessario andare a donare perché c'è il rischio concreto di bloccare l'attività chirurgica», aveva detto l'assessore regionale, invitando la popolazione del Lazio alla donazione per consentire la prosecuzione delle attività ospedaliere. E aveva aggiunto: «Donare il sangue è sicuro, basta recarsi in uno dei nostri centri trasfusionali».

Una situazione analoga, purtroppo, si verifica nella nostra provincia, dove l'Avis però sta moltiplicando gli sforzi per incrementare le donazioni di sangue nelle singole sezioni. Per avere un quadro dettagliato della situazione in Ciociaria, ieri abbiamo contattato telefonicamente il responsabile regionale della comunicazione Avis, nonchè presidente della sezione di Ferentino Roberto Andrelli. «Ci stiamo attrezzando al meglio per fronteggiare la carenza di sangue incrementando le donazioni in ogni nostra sezione - ci ha spiegato - Oggi (ieri, ndr) abbiamo ottenuto un risultato straordinario a Giuliano di Roma e Paliano, dove sono state raccolte complessivamente 51 sacche di sangue: 27 nel primo Comune, 24 nel secondo.

Ma il dato più confortante è che abbiamo 16 nuovi iscritti, segno di una crescente sensibilità dei cittadini ciociari verso questa urgenza». Anche perchè, la diminuzione delle scorte di sangue sta assumendo dimensioni preoccupanti in tutta la Penisola. «Nel Lazio - ha proseguito Andrelli - l'emergenza sangue colpisce soprattutto gli ospedali della Capitale, oltre che dell'intera regione. Infatti, dopo l'epidemia di Covid-19 la Lombardia, come faceva in precedenza, non può più rifornirci con le sue scorte, che a causa del Coronavirus si stanno esaurendo.

Inoltre, dobbiamo considerare che in tutta Italia occorrono almeno 1.800 sacche di sangue al giorno per quei malati cronici che hanno bisogno di trasfusioni. L'Avis, pertanto, sta intensificando il suo impegno sul territorio a livello nazionale e ovviamente provinciale». A tale scopo, oltre a cercare di mantenere aperte le varie sezioni locali durante la settimana, oggi l'associazione dei donatori è impegnata nella raccolta in diversi Comuni ciociari, a cominciare da Frosinone. L'appuntamento è alle 8 del mattino nella Palazzina Q dell'Azienda Sanitaria di via Fabi, dove è ubicato il Centro trasfusionale.

La donazione è programmata e avverrà nel rispetto di tutte le norme di sicurezza imposte con il Decreto dell'11 marzo. I volontari dell'Avis, quindi, devono prenotare e rispettare una serie di regole descritte nel cosiddetto "algoritmo della donazione" pubblicato sulla pagina Facebook e sul sito dell'associazione. Sono richiesti anche una mascherina, o una protezione analoga per il viso, e la misurazione della temperatura, che avverrà nello stesso Centro trasfusionale con un termometro laser. Oltre che a Frosinone, le iniziative avisine si svolgeranno nelle sedi di Patrica, Monte San Giovanni Campano e Sora. «Aspettiamo un'altra risposta positiva - ha auspicato il presidente della sezione ferentinate - Secondo il decreto sul Covid-19 tutti possono uscire di casa per le donazioni di sangue.

Tanto che l'Avis ha già lanciato una campagna a livello nazionale con lo slogan "Io esco per donare". Speriamo che la popolazione reagisca nel modo giusto sapendo che l'epidemia non ferma i donatori». Da qui parte un forte appello di Andrelli ai giovani della nostra provincia. «A tutti i ragazzi dico: Venite a donare sangue. Vi farà bene, anche perché potrete aiutare vostro padre, vostra madre, vostro nonno o un amico in difficoltà. I giovani sono la nostra speranza non solo per la sconfitta del Coronavirus, ma anche di altre malattie non meno insidiose».

Dunque è una mobilitazione generale quella dell'Avis, che la prossima settimana diffonderà un comunicato per rendere noti tutti i punti di raccolta in provincia di Frosinone. Tutto questo, ricordando che ogni lunedì è aperta la sezione di Alatri, nei locali dell'ospedale "San Benedetto". Nonostante le limitazioni dettate da questo periodo critico, l'associazione non conosce sosta, oltre ad essere costretta ad affrontare due difficili sfide: l'emergenza Coronavirus e il calo delle donazioni. Siamo certi, come Roberto Andrelli, che anche questa volta i volontari Avis risponderanno al meglio, perchè donare il sangue significa salvare una vita.