La sanità impegnata a ciclo continuo; la scuola e le università che si reinventano via Skype; i commercianti che in anticipo sull'ultimo decreto abbassano le serrande in segno di solidarietà con chi ha dovuto smettere di lavorare prima di loro; i ragazzi che accettano di starsene chiusi in casa; gli anziani che si privano della chiacchierata o della partita a carte con gli amici; i lavoratori che accettano di andare in ferie per alleggerire il colpo subìto dalle aziende per le quali lavorano; la risposta convinta alla chiamata generale del Governo per evitare il più possibile i contatti tra le persone; le file ordinate e silenziose davanti alle farmacie e ai supermercati; il saluto reciproco tra estranei che si incontrano lungo i marciapiedi deserti.

Sono soltanto alcune delle immagini che in questi giorni ci restituiscono l'idea che avevamo smarrito del Paese che vorremmo. Sì, quella degli ultimi giorni è l'Italia che si piega ma non si spezza, il Paese orgoglioso che fa quello che c'è da fare, consapevole che quando questa emergenza sarà finita bisognerà rimboccarsi le maniche e inventare qualcosa per rinascere L' Italia delle strade vuote di ieri, dell'altro ieri e di oggi, vale più di quella riassunta nell'esultanza del presidente Pertini allo stadio Bernabeu per la vittoria dei Mondiali di Spagna nel 1982.

Quello è stato l'entusiasmo di un momento; quella di adesso è un'esperienza quotidiana che si preannuncia lunga e difficile, che ci costringerà tutti a una riflessione sul campo ostile dell'emergenza. E anche se non è una guerra, la resistenza all'attacco della pandemia da Coronavirus non potrà fare a meno di incidere sulle nostre coscienze fino a restituirci in maniera compiuta la consapevolezza di quello che stiamo facendo: vivere con senso di partecipazione la condizione di cittadini, accettando di rinunciare a un pezzo importante della nostra libertà per garantire a tutti, non soltanto a noi stessi, la possibilità di liberarsi dell'incubo sanitario che ci opprime e ci minaccia.

Questa consapevolezza, inaspettato regalo di un'entità invisibile, sarà la nostra forza rigeneratrice e il nostro patrimonio comune da amministrare dopo la vittoria contro questo virus arrivato tra noi sotto forma di pericolosa minaccia.