Questo è un momento delicato per milioni di italiani. Stare a casa può sembrare facile ma, per alcuni, diventa un problema. A spiegare alcuni aspetti e a dare consigli è la dottoressa Ilaria Ricciuti, psicologa-psicoterapeuta e psicoanalista junghiana, esperta in psicologia giuridica, consulente tecnico d'ufficio per il tribunale di Cassino; membro del consultorio dell'età evolutiva dell'Aipa, psicodiagnosta e criminologa.

Come possono gestire questo momento i genitori con bimbi piccoli?
«Questa è una situazione che ci vede tutti quanti coinvolti, bambini, adolescenti, disabili, tutti in questo momento vedono stravolta la loro quotidianità. Per quanto riguarda i bambini piccoli, innanzitutto, non dovrebbero essere esposti a tutte queste notizie che stanno arrivando. Noi adulti fatichiamo a gestirlo, figuriamoci i bimbi. I genitori possono approfittare di questo tempo inaspettato con i loro bambini per fare con loro attività che, nella normalità, non riuscirebbero a fare, coinvolgerli nel gioco, nella cura della casa e riprendere un po' quei ruoli che, ultimamente, sono andati persi».

Cosa è possibile fare con i disabili per i quali la socializzazione rappresenta un aspetto importante della giornata?
«Per i disabili si può attivare tutta una serie di attività anche, e soprattutto, quelle mediante social - consiglia Ricciuti - in questo momento più che mai è importante evitare le uscite, quindi anche loro, che ne hanno tanto bisogno, sono chiamati a fare un piccolo passo indietro, un grande sacrificio».

Per gli ansiosi quali sono i trucchi per gestire la permanenza obbligatoria in casa?
«Le persone ansiose, e in particolare gli ipocondriaci, in questo momento si attiveranno molto di più rispetto agli altri perché, avendo già una tendenza a interpretare tutto come segnale di malattia, in questa fase in cui potrebbe esserci realmente un'esposizione a questo virus la loro sintomatologia potrebbe aumentare e, a maggior ragione, in questi casi il fatto di rimanere a casa potrebbe rivelarsi una modalità per abbassare l'ansia. Rimanere a casa, infatti, è una scelta volontaria e non un atto passivo. Se la si mette in un'ottica di scelta e non di accettazione anche sugli ansiosi dovrebbe avere in qualche modo un buon effetto, anche perché per gli ansiosi c'è la problematica della perdita del controllo su quello che gli accade.
Scegliendo di rimanere in casa e di adottare delle precauzioni hanno delle modalità per affrontare la situazione».
Quali sono i consigli per chi sta diventando mamma o papà proprio in questi giorni in cui l'ospedale può far paura?
La dottoressa tranquillizza: «È necessario osservare la massima igiene e preparare un ambiente casalingo il più sicuro possibile per il rientro della mamma con il bambino.
Ovviamente, evitare il più possibile le visite a casa di parenti o di estranei e qualsiasi contatto fisico tra un estraneo e il bambino, sono tutte modalità da adottare fin quando non avremo una cura efficace e non sapremo come affrontare questa epidemia».

Questo momento influenzerà le persone per scelte future?
«Penso che tutto questo ci abbia aperto gli occhi sulla nostra fragilità. Guardiamo con occhi diversi le persone a cui teniamo e che diamo per scontate come genitori e nonni. Ma penso anche che, passato l'uragano, torneremo alla quotidianità cercando di dimenticare quello che ci è accaduto e che ci ha fatto sentire deboli. Quindi, il Coronavirus, finché dura condizionerà le nostre scelte, una volta passato temo che ritorneremo a uno stato di incoscienza e indifferenza collettiva».