La scelta del nome deriva dal fatto che ha una parentela molto stretta con il virus SarsCov, responsabile dell'epidemia di malattia respiratoria nota come SARS, che si era verificata nel periodo tra il 2002 e il 2003.

Sia il SarsCov che il SarsCoV2 appartengono al genere betacoronavirus. La malattia trasmessa agli esseri umani dal nuovo SarsCoV2 si chiama COVID-19, e può provocare diversi sintomi: dal comune raffreddore a gravi problemi respiratori. In alcuni casi può anche causare la morte della persona infetta. Il nome della malattia deriva dall'acronimo "Corona Virus Disease 19": il termine "disease" vuol dire malattia, mentre "19" è riferito all'anno della sua classificazione, cioè appunto il 2019.

Come è nato il nuovo Coronavirus

Dagli studi condotti da alcuni ricercatori dell'Università Campus Bio-medico di Roma, risulta che il nuovo Coronavirus sia nato tra il 20 e il 25 novembre 2019 come mutazione genetica di un Coronavirus che prima aggrediva altri esseri del regno animale. Oggi, questo nuovo patogeno sfrutta le cellule del sistema respiratorio umano per potersi moltiplicare.  

Quanto è pericoloso il nuovo Coronavirus

In base a quanto sostengono gli esperti, il nuovo Coronavirus è meno pericoloso rispetto al virus della SARS, anche se è molto contagioso. La maggior parte delle persone infette può guarire dalla malattia COVID-19 spontaneamente. Inoltre, soltanto raramente il virus può provocare la morte. Coloro che si ammalano in modo grave per via del patogeno, sono soprattutto gli individui anziani e coloro che in precedenza avevano già altre malattie, come una patologia cardiaca o il diabete.

I sintomi che provoca il SarsCoV2 sono simili a quelli causati dai comuni virus di tosse, febbre e raffreddore. Alcune persone infette dal SarsCoV2 sono asintomatiche, ma in certi casi possono essere contagiose anch'esse. Una volta contagiati dal nuovo patogeno, si verifica un periodo di incubazione che può oscillare dai 2 ai 14 giorni: si tratta del tempo di attesa prima che gli eventuali sintomi si manifestino.

Come si trasmette il nuovo Coronavirus

Il SarsCoV2 non si trasmette per via area come invece avviene per l'influenza, ma solo per contatto a breve distanza. Una persona infetta può contagiarne un'altra se quest'ultima si trova entro un metro di distanza circa dalla persona col virus. In questo caso, il contagio si può manifestare per via di un colpo di tosse o di uno starnuto del soggetto infetto. Inoltre, si può essere contagiati anche quando le mani contaminate, non ancora lavate, toccano occhi, bocca o naso. In casi più rari, è anche possibile la contaminazione fecale.  

La mascherina per la protezione dal nuovo Coronavirus: quando serve e quale scegliere

Le mascherine protettive per il viso sono utili nei seguenti casi: 

1. Come forma concreta di protezione nel caso di persone sane che si trovano negli stessi luoghi delle persone contagiate (compresi i medici e gli infermieri).
2. Come misura di precauzione, nel caso delle altre persone non contagiate.
3. Allo scopo di non contagiare altre persone, nel caso degli individui già infetti.

Quali sono le mascherine protettive per il viso che bisogna scegliere? Gli esperti consigliano di acquistare le mascherine filtranti DPI (Dispostivi di Protezione Individuale), del tipo FFP2 o FFP3, le quali hanno una capacità di filtrare l'aria molto elevata. In casi particolari, ad esempio quando si trovano in sala operatoria, i soli malati di COVID-19 devono indossare un accessorio diverso, ossia una mascherina chirurgica, che non ha un sistema filtrante per l'aria.