Sfruttamento di cave e miniere, indagini e controlli per accertare la regolarità degli interventi soprattutto dopo il fine attività. Uno dei settori più trascurati, almeno all'apparenza, è quello dello sfruttamento di "cave e torbiere", soggetto a norme severe emanate per la tutela del territorio.

Quando la Regione rilascia una concessione, al termine di un iter piuttosto complesso, gli obblighi al ripristino vengono garantiti da una polizza (assicurativa o bancaria) di importo quasi sempre rilevante. Se l'impresa o società non adempie agli impegni sottoscritti, il Comune o la Regione incassano la somma a semplice richiesta indirizzata al soggetto garante.

Il Comune di Anagni sembra piuttosto elastico nei riguardi degli obbligati, tanto da aver risvegliato l'attenzione di chi è preposto alla verifica dell'osservanza delle leggi. Un consigliere comunale, che al momento preferisce l'anonimato, chiede: «la cauzione rilasciata all'ente, sia Regione che Comune, figura nel quadro delle esposizioni societarie come un gravame; com'è possibile che non si cerchi di svincolare quell'obbligo che rappresenta un ostacolo alle attività del soggetto?».

La domanda non è peregrina ed è legittimo dubitare che la maggior parte dei gestori delle ex cave sparse sul territorio (pozzolana, pietrisco, argilla, travertino) non abbiano adempiuto alle operazioni di ripristino. Il fenomeno sarebbe attenzionato dai carabinieri forestali, i quali però osservano il riserbo più assoluto sull'argomento. Gli uomini del luogotenente Fabio Castellucci starebbero verificando una serie di situazioni, a partire dalla ex cava di Cangiano, ed è lecito aspettarsi risvolti clamorosi.

L'ex cava di pozzolana in località Cangiano, nelle cui cavità vennero scoperte enormi quantità di rifiuti tossici e pericolosi, fu al centro di una procedura penale, con il giudice che confermò la scoperta operata dalla Guardia di finanza di Anagni, ottenendo dal nuovo proprietario del sito la garanzia della bonifica. Bonifica che però non sarebbe stata effettuata. Da qui il controllo a vasto raggio che comprenderebbe pure l'ex cava di Faito,quella di Tufano (travertino), quella di Prato Rosso e altre. Un'indagine che potrebbe portare nelle casse del Comune un bel gruzzolo.