I termini per fare ricorso sarebbero scaduti il 6 marzo, ma procura e parte civile hanno voluto giocare d'anticipo. Depositati giovedì gli appelli del pubblico ministero Vittorio Misiti e dell'avvocato Enrico Pavia per la famiglia di Emanuele Morganti contro la sentenza della Corte di assise di Frosinone del 26 luglio 2019. La Corte era chiamata a giudicare l'omicidio del ventenne di Tecchiena Emanuele Morganti, massacrato di botte in piazza Regina Margherita, all'esterno del Miro music club, nella notte tra il 24 e il 25 marzo del 2017.

Impugnate le condanne a sedici anni a Michel Fortuna, Paolo Palmisani e Mario Castagnacci come pure l'assoluzione di Franco Castagnacci, padre di Mario. La procura di Frosinone, in pratica, insiste sulla falsariga della requisitoria di luglio nella quale i pubblici ministeri Giuseppe De Falco (che in pratica ha chiuso la sua esperienza da procuratore di Frosinone con il processo Morganti) e Vittorio Misiti avevano chiesto per Fortuna l'omicidio volontario per «dolo diretto», e, per gli altri, con il dolo eventuale (ovvero l'essersi assunti consapevolmente il rischio di provocare la morte di Emanuele) e, previa parificazione delle attenuanti generiche con l'aggravante dei motivi futili e abbietti (che a Fortuna è costata la richiesta del carcere a vita), 28 anni per Mario Castagnacci, 26 per Paolo Palmisani e 24 per Franco Castagnacci.

Il pm Misiti, pertanto, ha insistito per la diversificazione delle condotte dei quattro imputati e delle relative pene da comminare, sull'applicazione dell'aggravante dei motivi futili e abbietti e sulla condanna anche di Franco Castagnacci. Tra i punti chiave dell'appello della procura la qualificazione giuridica del fatto: per la pubblica accusa si tratta di omicidio volontario e non di omicidio preterintenzionale come ricostruito dalla Corte d'assise di Frosinone (presidente Giuseppe Farinella, giudice estensore Silvia Fonte Basso) nelle 144 pagine di motivazioni.

Anche l'avvocato Enrico Pavia, che rappresenta i genitori e i fratelli di Emanuele, ha depositato il suo ricorso. Le condanne a sedici anni di tre dei quattro imputati non avevano per nulla soddisfatto la parte civile che, sulla base dell'impostazione data al processo dai pm, insisteva sull'omicidio volontario. La parte civile ha puntato su tre motivi: la qualificazione giuridica del fatto, contestando la derubricazione in omicidio preterintenzionale; il riconoscimento dell'aggravante dei futili motivi, esclusa in primo grado; l'assoluzione di Franco Castagnacci che, per la parte civile, andava ritenuto colpevole se non altro sotto il profilo morale.

Nel frattempo, anche le controparti, gli avvocati delle difese Bruno Naso e Christian Alviani per Fortuna, Angelo Bucci e Massimiliano Carbone per Mario Castagnacci e Palmisani, Marilena Colagiacomo per Franco Castagnacci proporranno ricorsi e memorie alla Corte d'assise d'appello. È ragionevole pensare che le difese insisteranno ancora per l'assoluzione in primis, quindi per la derubricazione in rissa aggravata dalla morte di Emanuele (anche questa esclusa in primo grado in favore del preterintenzionale) e sulle attenuanti generiche considerato che la Corte d'assise ha inflitto una pena vicina al massimo edittale per l'omicidio preterintenzionale.

Il processo d'appello potrebbe celebrarsi già entro l'estate considerato che i tre condannati in primo grado sono tutti sottoposti a misure restrittive (Mario Castagnacci in carcere, Paolo Palmisani e Michel Fortuna agli arresti domiciliari).