Il Consiglio comunale di Frosinone ha detto sì (21 voti favorevoli e due soli contrari Riggi e Scasseddu): la nuova sede di rappresentanza dell'ente di piazza VI dicembre si trasferirà nel palazzo di via del Plebiscito che, fino al 2008, è stata sede della filiale di Frosinone. La massima assise civica ha dato il via libero definitivo all'operazione, dopo che era intervenuta l'accettazione dell'offerta da parte di Bankitalia dell'offerta di acquisto del Comune. Adesso la palla torna all'istituto di via Nazionale che giovedì prossimo ratificherà la decisione in sede di Consiglio superiore e, successivamente, si procederà alla stesura e alla firma del contratto.

«La nuova sede del Comune nel palazzo ex Banca d'Italia di via del Plebiscito diventerà un simbolo identitario della città come lo è il campanile» ha detto il sindaco Nicola Ottaviani durante il dibattito consiliare. Il Comune acquisterà l'immobile con la formula del rent to buy. L'opzione presentata prevede l'acquisto entro la fine del nono anno dalla stipula, con un prezzo di vendita pari a 1.650.000 euro, per un canone annuo di 153.000 euro. L'acconto (del 77,10%) è fissato a 117.963 all'anno; godimento (22.90%) a 35.037 euro all'anno. Saldo prezzo di 470.370 euro al rogito per un totale, in caso di opzione acquisto al decimo anno, di 2.000.370 euro; totale trattenuto, in caso di mancata opzione di acquisto al decimo anno, 1.176.111 euro (canoni godimento in aggiunta al 70% delle quote versate in acconto, 82.574,10 euro all'anno). Da un punto di vista della contabilità economico-patrimoniale del Comune, l'operazione sarà contabilizzata in affitti passivi per la "quota di godimento" e in debito verso Banca d'Italia per la quota di "acconto prezzo". In contabilità finanziaria, entrambe le poste, a natura ricorrente, saranno contabilizzate negli affitti passivi, con storno in sede di contabilità economica patrimoniale della parte riferita all'acconto in conto prezzo. Ai fini dell'opzione finale di acquisto, il Comune dovrà procedere ad accantonare le quote necessarie per un eventuale riscatto calcolato in un decimo del prezzo finale, fermo restando l'indicazione delle risorse finanziarie in tale lasso di tempo necessarie per tale acquisizione, che prevede anche la vendita o la messa a rendita dei beni di proprietà comunale liberati dal trasferimento nella nuova sede.  
L'immobile presenta una superficie totale pari a complessivi 3.468,46 mq, di cui 1631 per locali, 429 per abitazioni, 268 per archivi; per tutti i 10 anni del "rent to buy" l'ente proprietario resterà la Banca d'Italia, cui competeranno sia il pagamento dell'Imu annuale (pari a 36.392 euro), sia la manutenzione straordinaria. Il valore totale che sarà corrisposto con questa formula sarà pari a 2.000.370 euro, cui andranno sottratti i versamenti dell'Imu (363.920 euro) con una esposizione equivalente finanziaria netta pari a 1.636.450 euro, valore, questo, inferiore non solo al totale degli importi dovuti in caso di mutuo (1.857.128 euro) ma anche al valore del bene stesso (1.650.000 euro). Anche in riferimento all'incidenza della rata annuale, il pagamento previsto con il rent to buy è pari ad € 153.000, rispetto alla rata del mutuo pari ad € 185.713. Al fine di rendere finanziariamente sostenibile il pagamento finale al decimo anno di € 470.370, l'ente dovrà procedere ad accantonare l'importo di 47.037 euro in conto capitale a valere sulle entrate in conto capitale (oneri concessori, condono, destinazione di eventuale vendita di beni…).