Le foto sono su Facebook da ormai un mese. Ma la segnalazione di un lettore giunta nella giornata di ieri in redazione ci ha spinto ad approfondire la vicenda. Pare che un professionista molto conosciuto nel capoluogo sia stato impegnato a Whuan proprio nei giorni scorsi (a metà gennaio per la precisione) nei quali esplodeva la pandemia del nuovo Coronavirus.

Proprio in quei giorni fatali nei quali il governo cinese pensava di essere in grado di contenere il diffondersi e l'espandersi della malattia fuori dai confini della provincia di Hubei. Sempre rimanendo nel campo delle ipotesi, perché ad oggi nessuno può dirci se quelle foto siano un evitabile esercizio di goliardia, il professionista qualche giorno dopo è tornato a Frosinone e ha continuato indisturbato la sua attività (a contatto con il pubblico, come si evince dai numerosi post) e in giro nei locali del capoluogo.

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Senza sottoporsi a nessun tipo di quarantena e probabilmente a nessun tampone per verificare la sua negatività al virus. Se fossero vere le foto che sono state postate sul profilo Facebook del professionista di Frosinone, ci troveremmo di fronte ad una incredibile leggerezza che ad oggi comunque pare non abbia prodotto nessun problema. Anche se stupisce davvero come, tra tutti coloro che abbiano avuto a che fare con la pagina Facebook, nessuno si sia preoccupato di suggerire al soggetto in questione un comportamento più adeguato e in linea con le misure di prevenzione da adottare in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo.

Si è presentato ieri pomeriggio, spontaneamente, al pronto soccorso dell'ospedale di Frosinone con sintomi, come la febbre, simili a quelli prodotti dal nuovo Coronavirus, sostenendo di avere avuto contatti con alcuni cinesi nei giorni scorsi. Un quadro della situazione che ha fatto scattare tutte le procedure, che hanno funzionato alla perfezione, previste dai protocolli sanitari nazionali e regionali, tanto che in via precauzionale un quarantatreenne romano, dopo i primi adempimenti, è stato trasferito allo "Spallanzani" per approfondimenti.

Se ne saprà di più nelle prossime ore. Anche all'ospedale di Cassino, ieri pomeriggio, c'erano stati momenti di fibrillazione per alcuni sospetti sull'influenza contratta da un uomo rientrato dall'estero, ma è stato subito accertato, dopo aver attivato i protocolli, che non si trattava di nuovo Coronavirus, e l'allarme è subito rientrato.

In ogni caso, la parola d'ordine è: nessun allarmismo. La situazione è perfettamente sotto controllo e l'Azienda sanitaria di Frosinone è ben preparata ad affrontare qualsiasi emergenza.
A lanciare il messaggio distensivo e rassicurante alla collettività ciociara in ore di oggettiva psicosi nei confronti dell'espandersi, anche nel nostro Paese e anche nel Lazio con tre casi conclamati, ma non in provincia di Frosinone, del temuto nuovo Coronavirus, è il direttore sanitario dell'Azienda sanitaria locale di Frosinone Patrizia Magrini.

La dottoressa Magrini, che da poco più di un mese ha assunto l'incarico apicale nell'azienda sanitaria frusinate, è stata, nella sua precedente esperienza professionale, direttore sanitario presso l'Istituto nazionale per le malattie infettive "Lazzaro Spallanzani", un centro di eccellenza mondiale nello studio e nella cura delle patologie, specialmente quelle rare, derivanti da virus, batteri e quant'altro. In forza del suo ruolo e soprattutto della sua esperienza, è a lei che il direttore generale dell'Asl, Stefano Lorusso, ha affidato l'incarico di organizzare la gestione di eventuali situazioni di contagio da Coronavirus in provincia.

«Ci siamo attivati già all'indomani del primo caso in Italia» ha detto la dottoressa Magrini.
«Come Asl - ha proseguito - abbiamo costituito immediatamente una task force, che si è già riunita numerose volte, cui prendono parte i direttori degli ospedali frusinati, i direttori dei distretti sanitari, i direttori dei Pronto soccorso e dell'Uoc di Malattie Infettive, il direttore del Dipartimento di Emergenza, il Direttore della Uoc Assistenza Infermieristica con i coordinatori infermieristici dei Pronto Soccorso. Un organismo nel quale stiamo condividendo e contestualizzando alla nostra realtà le indicazioni operative già diffuse dal Ministero e dalla Regione Lazio per la gestione di eventuali casi sospetti dell'infezione epidemica cinese».

In concreto come si è organizzata l'Asl?
«In tutti i presidi ospedalieri, nei pronto soccorso e nel reparto di malattie infettive di Frosinone sono stati, ad esempio, istituiti percorsi dedicati per le persone che dovessero presentare i sintomi del contagio con personale medico e infermieristico adeguatamente formato e dotato dei necessari presidi sanitari. È stata predisposta una cartellonistica multilingue. Nel reparto di malattie infettive, poi, ci sono 12 posti letto ad isolamento respiratorio, uno in rianimazione e altri in pronto soccorso. Senza dimenticare che, qualora si dovesse registrare, presso di noi, un caso di contagio, dopo i primi accertamenti e trattamenti, il paziente viene trasferito a Roma allo Spallanzani come previsto dalle procedure. In più, con il dottor Di Luzio, responsabile dell'unità operativa Igiene e Sanità pubblica, si sta organizzando il servizio di sorveglianza domiciliare».

Ovvero?
«Qualora si presentasse un caso di contagio, si accerta il soggetto da dove provenga, dove sia stato, con chi sia venuto in contatto e nel caso di conferma dell'infezione si attiva, immediatamente, la sorveglianza sanitaria e si dispone l'isolamento domiciliare fiduciario di coloro che sono venuti in contatto con il soggetto posto sotto attenzione. Una procedura che abbiamo sperimentato, tra le prime in Italia, già a Frosinone con il caso sospetto di una giovane cinese e con i suoi coinquilini».

«Possiamo dire ai cittadini che sono state attivate tutte le misure necessarie per garantire la massima attenzione all'evolversi della situazione in piena collaborazione con le autorità nazionali e regionali competenti per l'attuazione delle indicazioni e raccomandazioni ministeriali sul virus. Inoltre, i nostri medici operano su una piattaforma, denominata Advice, con cui dialogano costantemente con lo Spallanzani e dove, al minino sospetto, scatta l'allerta. E poi ancora c'è la rete dei medici di famiglia che svolge un ruolo fondamentale di prevenzione e monitoraggio in dialogo costante con l'Asl. Come dire siamo ben attenti e preparati».

di: Pietro Pagliarella