Alle 23.50 di martedì un boato ha svegliato Angelo Cecconi e sua moglie Giuseppina Mastrogiacomo. I coniugi, spaventatissimi, sono usciti sul piazzale davanti casa e hanno rivissuto la scena infernale in cui s'imbatterono a metà febbraio del 2016, quando le fiamme divamparono rapidamente e in pochi minuti divorarono il garage con due vetture dentro e il locale attiguo. Hanno subito pensato a un attentato, il secondo.

La ricostruzione
Appena Angelo Cecconi e sua moglie Giuseppina sono usciti sul portico della loro casa in via San Francesco, dopo aver sentito un fortissimo scoppio, hanno notato le fiamme che si stavano propagando verso una scorta di pellet che tenevano sotto il patio. Fiamme spente con una scopa dallo stesso Cecconi, mentre la moglie assisteva atterrita alla scena. A terra dei frammenti di vetro e del tessuto bruciato. Una bottiglia molotov presumibilmente.

I coniugi hanno subito allertato i carabinieri che sono giunti sul posto. E agli stessi carabinieri Cecconi, accompagnato dall'avvocato Marco Mingarelli, ieri mattina ha sporto una denuncia contro ignoti. Toccherà a loro indagare per chiarire le cause del gesto. Un atto intimidatorio? E se così fosse da parte di chi? Nella denuncia resa ai militari Cecconi ha dichiarato che nei giorni scorsi e la sera del lancio della bottiglia molotov aveva notato un'auto entrare nel vialetto privato e fare manovra proprio davanti alla sua abitazione. 

Questo nuovo gesto, che poteva trasformarsi in una tragedia, arriva a distanza di quattro anni dalla drammatica notte vissuta dai coniugi nel 2016. Era sempre metà febbraio. Una coincidenza? Quella notte le fiamme si alzarono nel cielo, alimentate dalle attrezzature custodite nella rimessa e dalle auto andate distrutte. I vigili del fuoco di Frosinone, giunti sul posto insieme ai carabinieri di Ceccano, dovettero faticare oltre due ore per domare il rogo con l'ausilio di due autobotti. Ieri i due pensionati hanno vissuto un altro incubo. E si chiedono perché.