I titolari dell'azienda che ha realizzato la concimaia oggetto di discordia non ci stanno e non accettano di «passare per persone che non hanno a cuore il proprio territorio e i suoi abitanti», e danno la loro versione dei fatti: «Le concimaie coperte sono essenziali per la salvaguardia della salute del suolo, consentono lo stoccaggio degli effluenti di allevamento misti a paglia, rendendo tale compost disponibile all'utilizzo nei periodi più idonei sotto il profilo agronomico.

Eventuali cattivi odori sono limitati ai due momenti dell'anno in cui avviene lo spandimento nei campi». Entrando poi nel merito delle spiegazioni, raccontano di come l'iter amministrativo da loro seguito sia stato «approfondito e puntuale, senza favoritismi, e sia durato quattro anni, durante i quali è stato effettuato ogni tipo di rilievo necessario, ottenendo dagli enti preposti tutti i pareri favorevoli».

Ricordano poi che la struttura è stata ultimata, ma ancora mai utilizzata, mentre per quanto riguarda l'Arpa, che essa svolge attività di controllo e monitoraggio solo eventuale o su richiesta di altri enti, come ad esempio l'Asl, che invece «ha dato la sua approvazione alla costruzione non ritenendo necessarie ulteriori verifiche». Infine, ciò che sottolineano maggiormente è che «il progetto originario riguardava un'altra area, e quella definitiva è stata individuata in seguito, proprio perché esente da vincoli».

Rispetto invece alla diffida inviata al Comune dal loro concittadino, risalente a gennaio 2019, nella quale si lamentavano eventuali implicazioni sulla salute che tale concimaia avrebbe potuto causare, spiegano che «portata all'attenzione dell'Asl dal Suap, tali dubbi non siano stati ritenuti validi, poiché essa ha dato il benestare alla costruzione nel maggio 2019 e, non essendo la concimaia ancora stata utilizzata, e considerando che la zona è un'area agricola in cui operano anche diverse altre aziende zootecniche, non è chiaro come determinate implicazioni sarebbero ascrivibili proprio ed esclusivamente alla struttura da loro realizzata».

Ricordiamo che un residente, la cui abitazione dista 50 metri dal sito, ha presentato all'ente una lettera di diffida e si è rivolto all'architetto Gaspare Vinciguerra per avere una relazione tecnica. In particolare, il ricorrente ha affermato che le emissioni maleodoranti della concimaia aggraverebbero lo stato di salute del figlio che già soffre di certificati problemi asmatici. E ha sottolineato come nel permesso rilasciato dal Comune mancherebbe il parere dell'Arpa Lazio, mentre sono stati ottenuti quelli di Asl, Soprintendenza e Urbanistica.