Erano accusati di saltare i tornelli e uscire dall'ufficio durante l'orario di servizio. Le telecamere piazzate dalla Guardia di finanza all'interno degli uffici regionale di Frosinone dell'area decentrata dell'Agricoltura hanno portato all'apertura di un'inchiesta. E ieri il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante ha stabilito un primo distinguo.

Il magistrato ha deciso il rinvio a giudizio di quattro degli otto imputati, per altri tre, invece, ha disposto il non luogo a procedere. Infine, ha prosciolto l'autista del dirigente, l'unico che doveva rispondere del reato di peculato e che ha scelto di essere giudicato subito con il rito abbreviato. In sette, quindi, erano accusati di truffa aggravata per una serie di episodi tra il giugno e il luglio del 2016.

Nel mirino delle Fiamme gialle per le timbrature e le uscite in missione. L'11 giugno davanti al giudice monocratico Giuseppe Farinella dovranno comparire Giorgio Ciarrapica, 62 anni, di Alatri, Piero Nardoni, 61, di Vallecorsa, Tommaso Mauro Grimaldi, 67, di Cassino e Marcello Perna, 58, di Patrica, difesi dagli avvocati Vincenzo Galassi, Marino Iacovacci, Emiliano Venturi e Nicola Ottaviani. Il gup ha pronunciato, invece, il non luogo a procedere per Rocco Mario D'Ambrosio, 62, di Sora, Stefano Bacchi, 63, e Marco Girolami, 41, gli ultimi due di Ferentino, difesi dagli avvocati Giovanni Di Murro, Vincenzo Galassi e Massimo Meleo. Ad Alessandro De Paolis, 62, di Segni, difeso dall'avvocato Vincenzo Marrone, l'accusa contestava il peculato in relazione all'utilizzo come autista dell'auto di servizio del dirigente. Ma anche per lui le accuse sono cadute: valutata la tenuità del fatto, il giudice ne ha deciso il proscioglimento.

Quanto agli altri che si sono visti archiviare la posizione, per D'Ambrosio, che era un funzionario con posizione organizzativa, l'avvocato Di Murro ha dimostrato che aveva massima autonomia nella gestione del proprio orario. E che, comunque, la missione che gli veniva contestata era stata regolarmente portata a termine nell'unico giorno in cui gli era contestata la truffa. Per Bacchi, l'avvocato Galassi ha insistito sul fatto che per i due giorni di missione contestatigli, aveva regolarmente effettuato ispezioni presso alcune aziende.
Dichiarata l'estraneità alle accuse anche per Girolami, difeso dall'avvocato Meleo, anche in questo caso è stato dimostrato, tramite dei rapporti, che la missione contestata è stata regolarmente compiuta.

L'inchiesta è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Frosinone. Secondo quanto ricostruito, i dipendenti finiti sotto accusa avrebbero timbrato il cartellino salvo poi assentarsi dal lavoro. Così facendo, sostiene la procura, avrebbero indotto in errore la Regione sulla «effettiva presenza al lavoro come risultante dalle timbrature, non risultando autorizzato nei giorni ed orari ad alcun servizio esterno». L'ingiusto profitto è dato dalla retribuzione ricevuta «per i giorni e le ore con correlativo danno in capo alla Regione Lazio». L'inchiesta è stata condotta con le telecamere piazzate nei punti strategici dell'ufficio, soprattutto vicino al marcatempo. Dall'analisi di oltre quattromila ore di video, comparate con il marcatempo sono state fatte le contestazioni. Peraltro, nel corso delle indagini era pure emerso che le attività di controllo erano note in ufficio. A giugno, dunque, si aprirà il processo per i quattro per i quali il giudice ha ritenuto che le contestazioni fossero meritevoli di approfondimento in aula. E lì dovranno difendersi per i comportamenti contestati sulla base di quanto registrato dai marcatempo e dalle immagini riprese dalle telecamere piazzate negli uffici di via Veccia.