Frosinone-Perugia non è una partita come tutte le altre. Nel corso degli anni la rivalità tra le due squadre è aumentata a livelli esponenziali. Quasi fosse Frosinone-Latina. Dalla sfida per la promozione in B ai match successivi, ciociari e umbri si sono affrontati più volte. E in qualche caso le tensioni hanno travalicato l'ambito sportivo per trasformarsi in atti di violenza.

È questo il motivo che ha indotto l'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive a catalogare l'incontro di domenica alle 15 come partita a rischio per l'ordine pubblico.
L'osservatorio precisa che essendo l'incontro «connotato da elevati profili di rischio, si suggerisce l'adozione in sede di Gos» di una serie di misure organizzative.

Ovvero la vendita dei tagliandi per il settore ospiti dello stadio Stirpe unicamente ai residenti della provincia di Perugia (per ora una novantina i biglietti venduti), l'implementazione del servizio di stewarding e il rafforzamento dei servizi anche nelle attività di prefiltraggio.

L'episodio più cruento si verificò a Frosinone il 22 dicembre del 2013 quando un gruppo di facinorosi al seguito del Perugia assaltò la polizia a protezione della barriera che impediva agli spettatori della curva Sud (si giocava ancora al Comunale) di arrivare sotto la Nord. Ma tensioni c'erano state prima dell'inizio del match con alcuni tifosi umbri che erano scesi dal pullman e avevano creato il panico, ma anche con un tifoso disabile del Perugia rapinato in strada durante il convulso afflusso dei supporter allo stadio.

E da allora il match è stato considerato sempre ad alto rischio, soprattutto per le partite da disputare in Ciociaria. Peraltro, per quegli episodi del 2013, dodici ultras perugini, dopo che altri due in precedenza avevano patteggiato a dieci mesi, hanno ottenuto dal tribunale di Frosinone la messa alla prova. E hanno scontato la pena svolgendo lavori di pubblica utilità per associazioni ed enti.