Lavori affidati a ditte ed imprese non locali, critiche giungono dagli imprenditori anagnini. La più elementare delle regole economiche, valida anche e soprattutto nelle pubbliche amministrazioni, stabilisce che la buona finanza può essere attuata grazie al diretto utilizzo delle proprie risorse; una sorta di favorevole bilancia dei pagamenti. È in base a questo sacrosanto diritto che gli impresari sottolineano a gran voce: perché finanziare con i sacrifici degli anagnini le società che vivono e spendono altrove?

Sono anni, almeno venti, che il Comune, anche nei casi di incarico o affidamento diretto, favorisce professionisti ed imprese fuori di Anagni. Le gare per l'affidamento di lavori di importo superiore alla soglia dei 40.000 euro vengono gestite dalla centrale di committenza provinciale; principio che favorirebbe la trasparenza. Nel rispetto delle regole non si possono utilizzare clausole di favore per i professionisti locali, ma va da sé che almeno nei bandi per il reperimento di soggetti ai quali affidare manutenzioni o interventi d'urgenza, la scelta di tempi ridotti escluderebbe soggetti con base operativa geograficamente lontana.

Recentemente i tempi lunghi delle ditte che gestiscono gli impianti di riscaldamento, ad esempio, hanno provocato il fenomeno delle aule al freddo e il conseguente abbandono delle lezioni. Al momento la gara per il servizio di scuolabus è alle battute finali, con tre ditte superstiti e nessuna di Anagni. Per i lavori al campo sportivo, che si tardano ad affidare, la scelta sarebbe a favore di un'impresa di Palestrina. I recenti, numerosi e cospicui interventi sul verde (potature e bonifiche) sono stati affidati fuori dalla città dei papi. Tanto per citarne alcuni. Il sindaco, interpellato, sarebbe favorevole a rivedere il metodo degli appalti, snellendo secondo legge e non danneggiando i locali.