Prima la causa di lavoro, poi il processo. Che ora subisce una battuta d'arresto. Tutto nasce dalla vertenza aperta dall'avvocato Eliana Scognamiglio contro l'Ater di Frosinone. Vertenza conclusasi con una pronuncia della Corte d'appello di Roma favorevole alla assunzione dell'avvocato da parte dell'ex Istituto case popolari. A seguito di una testimonianza nella causa di lavoro, nasce l'indagine che ha portato alla citazione diretta a giudizio per l'allora commissario straordinario dell'Ater di Frosinone Antonio Ciotoli e il direttore generale Nicoletta Paniccia, difesi dagli avvocati Gianrico Ranaldi e Vincenzo Galassi.

In udienza la difesa ha sollevato la questione del mancato svolgimento dell'udienza preliminare, essendo contestato l'intralcio alla giustizia nonché, alla sola Paniccia, la diffamazione. Richiesta accolta e atti al pm in attesa dell'udienza preliminare.
Parti offese nel procedimento sono l'avvocato Eliana Scognamiglio e la testimone, rappresentate dagli avvocati Giorgio Martellino e Filippo Misserville.

Stando alla denuncia, in concorso tra loro Citoli e Paniccia avrebbero usato minaccia e violenza sulla teste «affinché sostiene l'accusa -cambiasse il contenuto della testimonianza» del 28 novembre 2016 alla Corte d'appello di Roma, nel procedimento civile promosso dall'avvocato Scognamiglio.

L'episodio viene ricondotto a una contestazione disciplinare a carico della dipendente (poi chiamata a testimoniare), accusata dai vertici dell'Ater di aver reso davanti ai giudici romani «dichiarazioniinveritiereo mendaci,talida esporre l'ente suo datore di lavoro a grave pericolo di danno e da ledere l'elemento fiduciario». Gli accusati contestano tutto, sostenendo che alla base di tutto ci sia un equivoco e che non avrebbero avuto interesse a cambiare la deposizione in quanto ormai era stata resa.