Dalla scuola all'occupazione, la sclerosi nella comunicazione tra i diversi enti rischia di far naufragare le concrete possibilità offerte dal mondo dell'imprenditoria. Gli sforzi per superare i limiti imposti dalla perimetrazione del Sin, e le risposte in merito a infrastrutture e servizi, potrebbero essere vanificate dalla scarsità di mano d'opera necessaria agli investitori.

Una recente ricerca di Unioncamere parla senza metafore di "imprese pronte a un milione di assunzioni, ma profili introvabili", una situazione che mette sul banco degli imputati la politica e la scarsa collaborazione tra gli enti di vario livello. Unioncamere come riferito da Il Sole 24 Ore, sostiene: "Le imprese italiane sono pronte a un milione di assunzioni nei prossimi mesi del 2020. Ma un terzo di queste assunzioni, il 30,6% circa 355.000 posizioni, rischiano seriamente di rimanere vacanti per mancanza di profili adeguati alla tipologia di competenze richieste".

Nella città dei papi, la spasmodica ricerca di iscrizioni ai diversi licei, se giustificata dal legittimo desiderio dei dirigenti di riempire le aule, lascia stupiti laddove si registra totale o quasi carenza di offerte formative per figure necessarie all'occupazione. La moria di industrie ha lasciato sul territorio alcune importanti realtà del mondo farmaceutico e della logistica.

Pensando alle imminenti richieste dei locatari Vailog, è facile intuire l'imbarazzo che prevarrà nel constatare i "niet" alle offerte di lavoro che si annunciano numerose. La Vailog con Amazon e Leroy Merlin, la ex Videocolor con addetti alla produzione di elementi per l'idraulica, Maury's con il magazzino informatizzato e la possibilità di produzione, Mitas con il probabile ampliamento favorito dall'acquisizione di Eurozinco.

Occorrono nuovi profili professionali legati all'innovazione tecnologica. Già si parla di un gap con picchi del 65% tra offerta e opportunità raccolte. Sono richiestissime le figure di data scientist e data analyst, ma anche di ingegneri con preparazione digitale, operai specializzati in tutte le nuove mansioni professionali legate a "Industria 4.0" e alle trasformazioni della digital economy. Sono quasi introvabili tecnici, diplomati e provenienti dagli Its (gli Istituti tecnici superiori) di cui le imprese meccaniche, meccatroniche, chimiche ma anche tessili e della moda avrebbero un grande bisogno. Urge un tavolo comune tra Scuola e mondo del lavoro.