Uccise il fidanzato con una coltellata, il processo approda in Cassazione. È fissato al 9 giugno davanti alla prima sezione della suprema corte, l'ultimo atto del processo a carico di Pamela Celani per l'omicidio del fidanzato Felice Lisi, 24 anni, di Cassino.

La donna, 29 anni, originaria di Alatri, è stata processata con il rito abbreviato. In primo grado a Frosinone e in secondo grado davanti alla Corte d'assise di Roma la ragazza è stata condannata a 16 anni. I giudici di secondo grado avevano confermato pure la provvisionale di 525.000 euro in favore dei diretti familiari di Felice, i genitori (150.000 euro a ciascuno) e i tre fratelli (75.000 euro per uno), costituitisi parte civile attraverso l'avvocato Claudio Persichino.
L'omicidio è avvenuto il 31 maggio del 2017 in via Guardaluna, vicino al lago di Collemezzo tra Ceprano e Arce dove i due fidanzati si erano trasferiti in un'abitazione di proprietà dei Lisi. E il delitto automaticamente è diventato l'omicidio del lago.

All'inizio la donna aveva negato, ma i sospetti si erano ugualmente concentrati su di lei. Solo dopo tre drammatici interrogatori, aveva confessato. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Frosinone, sulla base della ricostruzione fornita dai carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche, la fidanzata di Felice, al culmine di una lite gli aveva inferto la coltellata mortale.

Il processo d'appello come già avvenuto davanti al gup di Frosinone si è giocato sulla capacità di intendere e volere della Celani. Tanto che davanti alla Corte d'assise d'appello è stato sentito lo psichiatra Stefano Ferracuti che ha effettuato la perizia disposta dal tribunale di Frosinone. In base alla perizia l'imputata è stata ritenuta capace di intendere e di volere al momento del fatto.

La difesa, rappresentata dall'avvocato Alessio Angelini, con il supporto della criminologa Roberta Bruzzone, aveva evidenziato come la lunga tossicodipendenza, anche da psicofarmaci, ha contribuito ad alimentare il deficit neurologico con disturbo della personalità borderline. Peraltro, più volte i genitori di Felice avevano chiesto l'intervento delle autorità, temendo per l'incolumità fisica del figlio. Nel quantificare la pena, già in primo grado era stata esclusa l'aggravante dei futili motivi, mentre le attenuanti generiche erano state considerate equivalenti alla recidiva infraquinquennale.