Nella giornata odierna i carabinieri del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) e personale della Polizia Provinciale di Frosinone, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, su richiesta del P.M.
della Procura della Repubblica di Cassino Emanuele De Franco, avente ad oggetto un depuratore consortile sito in Villa S.Lucia, gestito da una società privata.

Tale impianto di depurazione veniva gestito senza la dovuta Autorizzazione Integrata Ambientale. L'istanza era stata presentata presso la Provincia di Frosinone ma, a distanza di 4 anni e mezzo dal suo deposito, il provvedimento autorizzativo non è stato emanato.

Ciò è dovuto alle molteplici richieste di documentazione inerente la funzionalità dell'impianto, avanzate da Arpa Lazio, il cui parere è obbligatorio, richieste che hanno avuto solo un parziale riscontro non fornendo alla stessa Arpa Lazio le necessarie informazioni per formulare un parere positivo. In particolare le informazioni fornite sono state definite dall'Agenzia "lacunose" e tali da non consentire una valutazione sull'adeguatezza delle misure di controllo proposte dal gestore.

Inoltre, Arpa Lazio ritiene che non sia possibile definire idonee modalità di monitoraggio e controllo dell'impianto e delle sue emissioni nell'ambiente, necessarie a soddisfare i requisiti previsti dalla normativa ambientale. Non solo, ma le analisi sui reflui in uscita dall'impianto e scaricati nel fiume Rio Pioppeto hanno rilevato elevate concentrazioni di BOD, COD, Azoto Totale, Alluminio, Boro, Ferro e Zinco (quest'ultimo risulta tra le sostanze pericolose individuate nel Codice dell'Ambiente).

Per i fatti evidenziati il GIP del Tribunale di Cassino ha disposto il sequestro dell'impianto di depurazione. Le modalità di sequestro dell'impianto sono state attuate dalla polizia giudiziaria operante in modo da evitare disagi per gli agglomerati urbani che scaricano i propri reflui nel depuratore.

Stando ad indiscrezioni, sarebbero due le persone finite nel registro degli indagati per reati di natura ambientale connessi al funzionamento del depuratore.