Lo ha imposto il Consiglio di Stato. E l'11 febbraio in prefettura ci saranno le operazioni di consegna delle schede sequestrate dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta sulle elezioni comunali a Torrice. Si tratta degli adempimenti richiesti dai giudici amministrativi che hanno ritenuto il ricorso, presentato dal candidato sconfitto alle elezioni Alfonso Santangeli, non maturo per la decisione. Alla presenza delle parti, dei loro avvocati e dei carabinieri che, avendole sequestrate, hanno le schede, ci sarà la consegna del materiale che poi il Consiglio di Stato utilizzerà per la decisione.

I giudici amministrativi, infatti, non avevano rinvenuto «agli atti del fascicolo di primo grado né agli atti del presente fascicolo d'appello» alcuni allegati, in particolare quelli contraddistinti con le lettere. E tra questi ci sono anche le schede contestate. Originariamente erano 12 le schede contestate che sono state oggetto del riconteggio del Tar che, alla fine, ha annullato due voti alla lista di Mauro Assalti, il sindaco che attualmente si trova in vantaggio di due voti. Attualmente però le schede contestate che il Consiglio di Stato dovrebbe rivedere dovrebbero essere una quindicina. Al tempo stesso il sindaco attuale chiede al Consiglio di Stato la riattribuzione dei due voti che, a suo dire, il Tar avrebbe erroneamente tolto nel riconteggio. Contesta inoltre un'altra scheda, attribuita alla lista di Santangeli, che sarebbe stata fotografata da un elettore poi denunciato. Più altre quattro sulle quali però il Consiglio di Stato dovrebbe decidere sull'ammissibilità della richiesta.

Di pari passo con l'aspetto amministrativo, procedono gli accertamenti penali. Due sono i fascicoli aperti che vanno verso la riunificazione. Le indagini sono state avviate una sua iniziativa della procura, l'altra dopo l'esposto dell'attuale minoranza. La prima è nata da uno stralcio di un'altra indagine più grande, sempre condotta dai carabinieri di Frosinone. Indagando su esponenti vicini agli Spada, i militari dell'Arma si accorgono anche di alcuni movimenti sospetti. Così si decide di aprire un fascicolo autonomo nel quale si ipotizza che due personaggi (ora indagati) che hanno avvicinato un candidato alle elezioni di Torrice gli promettono "un pacchetto di voti". In cambio i due ricevono un compenso di 250 euro a organizzare una cena elettorale. Poi i contatti si infittiscono, ma il candidato a un certo punto comincia a nutrire dubbi sulla cena e anche sul fatto che gli intermediari abbiano effettivamente contattato qualcuno. Il consigliere, infatti, non sarà eletto e rifiuterà di pagare altre somme di denaro o buoni di benzina richiesti dai due al telefono con insistenza fino a presentarsi davanti casa e anche a minacciare di rivelare tutto al sindaco per metterlo in cattiva luce.

Il mancato consigliere dopo esser stato interrogato dai carabinieri ed essersi professato parte offesa presenterà una denuncia contro i due sostenendo di esser stato truffato (in una delle conversazioni intercettate dice «Io non ho preso un voto da voi... mi avete solo fregato i soldi»). Tuttavia, nei suoi confronti la procura di Frosinone sta procedendo ugualmente e, a tutti e tre, ha contestato il voto di scambio. Il primo filone, con sei persone sotto indagine è stato chiuso a luglio dall'allora procuratore Giuseppe De Falco. Poi l'inchiesta è stata ereditata dal procuratore reggente Adolfo Coletta che ha indagato oltre ai sei altre quattordici persone per un totale di venti.

Così, l'inchiesta si è allargata e ha riguardato anche due presidenti di seggio, membri della commissione elettorale e gli accompagnatori dei disabili. Nel mirino è finito il voto assistito. Per la procura chi ha rilasciato il certificato a dodici disabili per votare con l'assistenza di una persona in cabina non era abilitato a farlo o lo ha fatto nonostante il diniego del medico legale. La procura aveva anche chiesto tre misure interdittive (di cui due a carico di due eletti) che però il gip ha respinto per difetto delle esigenze cautelari.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Vincenzo Savo, Marco Stirpe, Andrea Ranalli, Carlo Mariniello e Rosario Grieco. L'avvocato Santangeli, invece, in qualità di parte offesa è assistito dall'avvocato Nicola Ottaviani.