L'estate del 2017, sul litorale veneziano. È lì che si conoscono un marocchino, 38 anni, e una veneziana, 54. È subito amore tanto che lei decide di seguirlo. Anche se ha un lavoro a Jesolo e lui fa i mercati. L'uomo dice di volerla portare vicino a Roma. E così arrivano a Ferentino dove l'uomo vive. Ma la convivenza è un incubo: la donna alla fine denuncerà di esser costretta a restare in casa, a non avere contatti con l'esterno, con tanto di sim spezzata, e a subire violenze psicologiche e fisiche e perfino sessuale. Verrà alla fine ritrovata in un'auto a Callino-Treporti, «come una profuga», ha raccontato ieri la sorella ai giudici. Ma non solo, l'uomo l'avrebbe minacciata per avere la cittadinanza italiana: «Se non mi sposi ti brucio». E così, a Ferentino, con rito civile i due si sono uniti in matrimonio.

Ieri, davanti al tribunale di Frosinone (presidente Giuseppe Farinella, a latere Chiara Doglietto e Marta Tamburro) l'uomo, B.E.I. è stato processato con giudizio immediato come richiesto dal pm Samuel Amari. Nonostante l'astensione delle udienze dei penalisti, dato che l'imputato è detenuto il processo si è celebrato regolarmente. La donna era in aula, assistita dagli avvocati Antonino Nobile e Valentina Cela. Drammatica la testimonianza della sorella, più volte interrotta dalle lacrime. Ha raccontato dell'incontro dei due nell'estate del 2017 e della scelta, a settembre di andare a convivere. L'uomo, che fa l'ambulante, l'avrebbe convinta a trasferirsi nel Lazio, «vicino Roma». Quando a marzo del 2018 la donna ritorna a Venezia «non sembra più lei», riferisce la testimone. Che poi ha difficoltà a contattarla.

La sorella non risponde più al telefono, allerta polizia e carabinieri. Alla fine la troveranno i vigili urbani. Viveva in auto dove per qualche tempo avrebbe vissuto insieme al compagno. «La macchina mi sembrava una discarica», ha riferito la sorella. Che poi ha raccontato delle difficoltà psicologiche della sorella a riprendersi e anche della sua ritrosia a confidarsi. Poi, la storia sarebbe venuta a galla, anche grazie all'aiuto di un centro antiviolenza e di una psicologa. Da qui la decisione di presentare denuncia, per maltrattamenti in famiglia, lesioni e anche per violenza sessuale.

E poi quelle minacce perché si celebrasse il matrimonio. Per B.E.I. era il modo di ottenere la cittadinanza italiana. A Ferentino si celebrano le nozze (per ironia della sorte l'8 marzo 2018) che ora la donna vorrebbe annullare. Peraltro, essendo stata costretta a interrompere ogni rapporto con l'esterno, la donna ha perso anche il posto di lavoro in un camping di Jesolo. Il titolare dopo averla inutilmente cercata l'ha licenziata, ma preoccupato ha anche allertato le forze dell'ordine. L'imputato ha reso una dichiarazioni: ha negato la violenza sessuale: «Per Allah ha detto è come uccidere». Prossima udienza per gli altri testi a marzo.