«Non faccio niente di speciale, io e gli altri amici "prestiamo" le nostre gambe a chi non può usare le sue, e tutti insieme corriamo. Perchè ci piace». Un pensiero semplice, chiaro, essenziale, quello di Maria Palumbo che da Cassino è andata a Roma per partecipare, insieme ad altri atleti, alla Corsa di Miguel. Non una semplice maratona, ma una performance con le joelette. Ma cosa è una joelette? È uno strumento che rende possibile quello che prima era sono un sogno per molti disabili, partecipare a manifestazioni sportive agonistiche ma anche non agonistiche spinti da altri atleti. Una carrozzina speciale, ideata e realizzata per agevolare gli spostamenti, in montagna, su strada, su percorsi particolari, di persone con disabilità motorie o con mobilità ridotta.

Ed è proprio questo lo spirito che anima la Corsa di Miguel, dedicata al giovane poeta che sparì nell'oscurità di una notte Argentina tra l'8 e il 9 gennaio 1978 a Buenos Aires quando un Ford Falcon nero si fermò davanti a una casa dov'era esposta una bandiera del Paese. Uno squadrone paramilitare fece irruzione in casa Sanchez e portò via Miguel, 25 anni, senza ragione. Il giovane era diventato un grande appassionato di maratone e aveva scritto una bellissima poesia intitolata "A te atleta". Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello sport, venne a sapere di questa storia durante un viaggio in Argentina e così è nata la Corsa di Miguel, una realtà in Sud America, a Buenos Aires e Bariloche, ma anche in Stati Uniti, Spagna e L'Aquila, oltrecheovviamente Roma.

È diventata un simbolo: si corre per riaffermare il principio che la libertà individuale di ogni uomo è un diritto inalienabile. Maria Palumbo con Michele Pelle, Fabio D'Aguanno, Fabio Pinchera, Felice Zolli sono alfieri dell'associazione Sod Running Italia, e hanno partecipato con Andrea, 48 anni di Rieti. Gli atleti, alfieri e disabili, arrivano da tutta Italia. «Sono quattro anni che partecipo - dice Maria - questo era il primo che vedeva in competizione anche le joelette. Ma non è questo il punto. Il bello è poter fare un'attività, divertirsi, condividere una passione con chi non può farlo in autonomia. Il sogno di uno diventa una gioia per tutti e anche la parte più "faticosa" diventa occasione di divertimento».