Un tempo si diceva "non frequentare quel posto" o "non andare lì quando è buio" per proteggere i propri figli. Lo spaccio, la droga e tutto il mondo legato agli stupefacenti era inquadrato in luoghi determinati, tra persone note in quegli ambiti.

Con il passare del tempo la situazione è cambiata e anche nel pensiero comune, si è "scoperto" che, forse, la droga non era "legata" a determinate persone o posti, ma era piuttosto un'abitudine di molti, di età differenti, provenienti da ceti sociali differenti. Le famiglie hanno imparato a conoscere la molteplicità dell'offerta delle sostanze stupefacenti, i vari atteggiamenti che l'assunzione può modificare nei loro figli, gli umori che cambiano. Alcuni genitori se ne accorgono in tempo, altri no.

Ma la droga, che anni fa era "nascosta" nel buio dei vicoli, dietro le porte di alcune abitazioni sconosciute o alla portata esclusivamente di alcune persone, oggi sembra essere arrivata oltre. L'attività di spaccio viene svolta durante il giorno, gli stupefacenti sono accessibili a tutti, ragazzi di tutte le età. Alcuni iniziano già dalle medie, si parte da uno spinello, ma c'è qualcuno che va oltre, e passa a droghe più pesanti.

LEGGI ANCHE: Droga a fiumi, ormai è una caccia al... "tesoro"

Nessun luogo è al sicuro, la fermata degli autobus, il parco, le strade del centro. Nell'operazione XII Round, messa a segno dai carabinieri solo pochi giorni fa, l'abitazione usata come minimarket di spaccio di diverse sostanze era collocato proprio in un'area nella quale insistono due scuole superiori e uno dei punti nevralgici dai quali partono e arrivano autobus carichi di studenti da tutto il territorio.

Ed è proprio la preoccupazione dei genitori ad "aiutare", in qualche caso, l'attività delle forze dell'ordine. Madri e padri preoccupati e impotenti davanti a figli che stanno percorrendo sentieri pericolosi verso dipendenze, assumendo stupefacenti e lasciandosi andare, sono loro, sempre più spesso, che agiscono e chiedono aiuto a polizia e carabinieri, denunciando, segnalando, seguendo i loro ragazzi.

Ad agire in questo ambito anche molte realtà sociali e associative, tra le quali Exodus che da decenni è in prima fila nella lotta alla tossicodipendenza e in generale a tutte le dipendenze. Nel tempo il lavoro messo in campo nella cascina di via Vertelle ha ampliato sempre di più il raggio coinvolgendo i ragazzi, offrendo loro alternative, un luogo in cui cercare risposte e chiedere aiuto, anche a capire se stessi. Sono tanti i percorsi, tante le insidie della vita, ma le alternative alle droghe ci sono, sempre.

Trovare i nascondigli: è la vera caccia al tesoro nel mondo della polvere bianca dove le rotte dell'illecito restano le stesse ma l'identificazione di tante piazze dello spaccio (domestiche o urbane) ha portato ad avere maggiore cautela nella fase del deposito per il successivo stoccaggio.

Difficile ormai trovare quantitativi importanti tra mura domestiche, figuriamoci nelle auto in transito. Sono tanti i "pit-stop" che vengono programmati per i carichi in movimento. Le auto-staffetta sono quelle che garantiscono i brevi o medi tragitti, poi subentra la mappa dei nascondigli. E se l'ultimo carico - in ordine di tempo - è stato il chilo di hashish ritrovato nella controsoffittatura della zona bagno di Panorama (i responsabili hanno immediatamente allertato i carabinieri) mentre veniva eseguito un intervento legato alle infiltrazioni, tanti altri sono stati trovati nei posti più bizzarri. Compreso il famoso sequestro al cimitero di Cassino. Tra loculi ed epitaffi, fiori freschi e lumini, giaceva mezzo chilo di droga. Hashish e marijuana sistemata con cura e avvolta da cellophane (in una cabina elettrica) e da un... religioso silenzio!

Un'altra volta mezzo chilo di droga era in una villa bunker di Cervaro, nelle mani di un insospettabile e ancora, in altra zona dello stesso comune, droga nascosta in villa. Un chilo di marijuana - tempo fa - venne rinvenuto a San Giorgio in un casolare abitato da immigrati, in un altro caso sotto una catasta di legna, o ancora cocaina ed eroina trovate tra i ruderi e la vegetazione a San Silvestro o il mezzo chilo di roba nascosto sulle scale antincendio del Comune (palazzo Fuksas) pronto per la movida.

Una volta, due involucri in cellophane nascosti tra i cespugli, a pochi passi dal campo sportivo di San Bartolomeo, molto frequentato dai ragazzi. O l'altro carico di droga al parcheggio Multipiano sulla via per Montecassino. O ancora, ritrovamenti nel vano caldaie di palazzine o nei secchi dell'immondizia delle ville comunali nel Cassinate ma anche a Piedimonte dosi nascoste nello specchio di un ascensore. Non mancano garage e cantine.

I ritrovamenti delle forze dell'ordine danno il quadro di depositi particolari e lontani da chi, materialmente, deve smerciare. Con un distinguo: ci sono depositi durante i viaggi - i famosi pit stop - e ci sono depositi fissi, dove viene lasciato un discreto quantitativo (in genere non oltre il mezzo chilo) e i corrieri fanno mini viaggi per trasportarla nelle zone dello spaccio. Spesso vengono assoldati baby-corrieri, pagati presumibilmente anche a dosi. Ragazzi, o magari giovanissime, che portano a destinazione i carichi nascosti altrove. Poche decine di grammi, a volte molto meno, per non rischiare grosso in caso di controlli.

Varie le figure nell'azienda della droga. Una vera gerarchia come negli ambiti leciti. In un territorio strategico, una terra famosa per i suoi numerosi e articolati collegamenti (dal mare ai monti), baricentro di 4 regioni e vicinissima alla Campania laddove i comuni confinanti svolgono sicuramente un ruolo determinante per chi fa malaffari: facili da raggiungere e più "sicuri". Dalle aree che lambiscono Caserta ai centri che chiudono ad anello la città martire.

di: Katia Valente