Il gruppo di lavoro "Aria pulita" del coordinamento interprovinciale Ambiente e salute della Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri invita i comuni a fare qualcosa per tenere a freno le polveri sottili.

«Il peggioramento della qualità dell'aria dell'ultimo periodo, favorita anche da condizioni meteorologiche miti, ci inducono a dare un contributo, per risolvere in maniera definitiva e strutturale l'ormai annoso problema dell'elevata presenza di polveri sottili nell'aria», si legge nella proposta. Da qui le seguenti richieste alle amministrazioni: «Predisporre il censimento degli impianti di riscaldamento, per tipologia: metano, termo-stufe a biomasse, camini, presenti in abitazioni, ristoranti, forni, pizzerie e nei luoghi pubblici (scuole, uffici).

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Per eliminare i gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica rendere operativa l'ordinanza 437/2019 del Comune di Frosinone di divieto dell'uso di camini aperti e chiusi, stufe a legna, pellet e biomassa in generale, nei casi in cui si disponga di sistema di riscaldamento a gas; controllare la temperatura effettiva nei luoghi di lavoro pubblici, così come previsto dalle apposite ordinanze; reperire gli incentivi necessari per l'acquisto di filtri da installare sulle canne fumarie di forni, stufe e camini, non erogando più quelli per l'acquisto di stufe a pellet nelle aree ad elevata presenza di Pm10;

implementare un servizio di lavaggio delle strade, in particolar modo nel periodo invernale; dotare ogni edificio scolastico di adeguato dispositivo Apa (Air Pollution Abatement), da utilizzare all'occorrenza; sensibilizzare le nuove generazioni, in accordo con i dirigenti scolastici, invitando gli alunni a portare ed adottare una pianta nella propria scuola; rendere pubblica, su un sito istituzionale, le documentazioni previste riguardo le sostanze immesse nell'aria dalle industrie della Valle del Sacco.

Ventiquattro su venticinque. Continua l'inizio d'anno nero smog per la centralina di Frosinone Scalo. I dati dell'Arpa confermano l'impressione emersa nella giornata di sabato: nemmeno la pioggia è servita a riportare i livelli di polveri sottili nei limiti.

E così nei primi venticinque giorni dell'anno in via Puccini le concentrazioni di polveri sottili sono risultate fuori norma in ventiquattro occasioni. Peggio di così era successo una volta sola da quando l'Arpa monitora i livelli di polveri sottili, nel 2006, l'anno peggiore in assoluto dato che si concluse con 140 sforamenti, livello mai raggiunto negli ultimi quindici anni.

Se non altro il gennaio del 2006 si chiuse con una media di 143 microgrammi per metro cubo, mentre finora siamo a 110, comunque più del doppio oltre il limite consentito giornaliero (50 microgrammi per metro cubo, mentre nell'anno non si deve superare la media di 40). La media di questo inizio 2020 di Frosinone è comunque superata da Ceccano, che è a 119, mentre Cassino è a ruota con 105. A viale Mazzini, la concentrazione è praticamente la metà, a 52.

Che l'anno non sia cominciato nel migliore dei modi dal punto di vista dell'inquinamento, amplificato anche dalle particolari condizioni climatiche, è stato certificato dal consueto rapporto di Legambiente Mal'aria. Legambiente non solo ha stabilito il primato (con Milano) di Frosinone per le prime tre settimane dell'anno, ma ha anche rilevato che lo Scalo ha chiuso il 2019 al quarto posto in Italia per numero di sforamenti e nel decennio solo Torino ha più superamenti del capoluogo ciociaro: 1.086 contro 1.001.

E già di per sé quest'ultimo dato è drammatico, anche se va aggiunto che negli ultimi anni si è assistito a una riduzione delle giornate di sforamento e delle medie di concentrazione. Ragion per cui questo scorcio di 2020 rappresenta un'inversione di tendenza rispetto al recente passato.

di: Raffaele Calcabrina