Era stato visitato una prima volta a novembre del 2016 e poi dimesso. Ma nemmeno quando il mese dopo era tornato all'ospedale di Alatri gli era stata diagnosticata l'ulcera che l'avrebbe ucciso il 4 dicembre. È la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di Roberto Astolfi, 65 anni, di Alatri fatta dalla procura di Frosinone. Chiuse le indagini, la Procura chiede il rinvio a giudizio per sette medici (di medicina, chirurgia e radiologia) e due infermieri. Fissata al 25 marzo l'udienza preliminare.

In base alla ricostruzione del pm Alessandro Di Cicco, sulla base della consulenza medico-legale, il 2 novembre 2016 Astolfi veniva ricoverato a medicina con una diagnosi di anemia grave in conseguenza di un sospetto sanguinamento. In quell'occasione - sostiene l'accusa - sarebbero stati omessi l'esame endoscopico, la colonscopia, i raggi con contrasto e una Tac all'addome. Il tutto - è l'ipotesi del pm - omettendo di accertare l'origine del sanguinamento.

Il 15 novembre Astolfi veniva dimesso con diagnosi di anemia grave, malgrado valori di emoglobina al di sotto degli standard. Tuttavia, le condizioni del malato peggioravano e il 2 dicembre tornava al pronto soccorso di Alatri. In quell'occasione veniva effettuata una radiografia all'addome che evidenziava segni di perforazione dell'addome. Ma l'accusa sostiene che tale dato non sia stato correttamente valorizzato.

Al ricovero in chirurgia la diagnosi è di una subocclusione dell'intestino senza ulteriori accertamenti clinici fino alle 18 del 4 dicembre. Ma - sostiene il consulente del pm - già alle 12.41 c'erano evidenti segni della perforazione. Per cui viene ritardata la laparotomia, disposta solo alle 19 quando da cinque ore il paziente era in stato soporoso.

Quanto agli infermieri sono accusati di non aver dato immediata comunicazione ai medici dello stato clinico e di aver somministrato delle sacche senza indicazione medica. L'avviso al medico di guardia è solo delle 18, mentre il decesso è delle 20. Il 10 febbraio del 2017 la famiglia presenta denuncia e il pm Di Cicco dispone la riesumazione della salma il 27 marzo e una consulenza medico-legale. Il gup Ida Logoluso ha fissato l'udienza per decidere sul rinvio a giudizio al 25 marzo del 2020. Gli accusati saranno assistiti dagli avvocati Nicola Ottaviani, Patrizio Cittadini ed Eugenia De Cesaris.