La notizia della chiusura delle indagini preliminari in merito all'inchiesta sull'assegnazione delle case popolari, che ha portato la procura ad indagare l'intera giunta del 2016 (composta dall'allora sindaco Morini e dagli assessori Belli, Fontana, Di Fabio, Evangelisti e Gizzi), con l'accusa di omessi controlli sulla graduatoria finale poi approvata, dopo comunque parere positivo della commissione, oltre ad un funzionario (Cestra) e gli assegnatari di cinque appartamenti, ha destato un rilevante clamore.

Ora in attesa delle decisioni del Gup, ad alimentare il dibattito sono le forze politiche di opposizione. Da parte dei diretti interessati l'obiettivo è invece dimostrare la loro estraneità.

Le reazioni
Il primo a commentare l'accaduto è il consigliere della Lega Gianluca Borrelli:«La magistratura deve fare il proprio compito con serenità e senza polemiche.
Non è sicuramente una bella notizia per Alatri. Tra l'altro, non è nemmeno la prima volta purtroppo. Credo che ogni persona coinvolta può e deve valutare l'opportunità di ricoprire alcuni ruoli».

Gli fa eco l'esponente del direttivo della Lega Giuseppe Pizzuti. «Ci ritroviamo per l'ennesima volta ad assistere ad un fatto giudiziario che riguarda il nostro comune.
È chiaro che la giustizia appartiene alle aule di tribunale e che siamo ancora in una fase embrionale per cui occorre cautela e ponderazione. Confidiamo nella buona fede del sindaco e degli amministratori e ci auguriamo, umanamente e politicamente, la loro estraneità ai fatti perché sappiamo anche quanto difficile - e a volte pericoloso -sia il lavoro degli amministratori».

Infine il circolo di Fratelli d'Italia:«I processi si fanno in tribuna le con la "magistratura che farà il suo corso". Da qualche tempo però il comune di Alatri è impelagato in diversi guai giudiziari. Aspettiamo fiduciosi per il bene del nostro comune, ma qualora la giunta del 2016 (che vede anche alcuni assessori in quella attuale) dovesse essere rinviata a giudizio questo sarebbe un fatto molto grave».

Chi lancia un messaggio ben chiaro di cautela è l'ex assessore della giunta Magliocca e avvocato Remo Costantini. «Un'indagine non è una condanna. L'indagato può anche essere non rinviato a giudizio ed assolto: ricordiamolo prima di giudicare. Lasciamo che la magistratura operi in tranquillità ed aspettiamo gli esiti: rispettare la magistratura significa anche non usarla e non tirarla per la giacchetta. Ricordiamoci che un indagato è una persona ed ha, spesso, genitori, moglie e figli».