C'è anche un capitolo frusinate nell'inchiesta sulla pirateria on-line. Nel marzo del 2014 venne definita la più grande operazione contro la violazione del diritto d'autore sul web. Il Nucleo speciale per la radiodiffusione e l'editoria della Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Roma, pose sotto sequestro 46 siti di streaming online.

L'ipotesi d'accusa era di aver diffuso materiale protetto da copyright attraverso un'attività imprenditoriale. In pratica c'era una serie di siti, alcuni dei quali con sede all'estero (il che ha reso più difficile l'intervento della Guardia di finanza), che attraverso dei link permetteva di accedere ad alcuni portali dove poter scaricare a piacimento i film cult del momento. Dopo un lavoro durato due anni, i finanzieri avevano tirato le reti e posto sotto sequestro 46 siti.

Dall'inchiesta madre si è poi giunti a uno stralcio che ha riguardato il processo celebratosi ieri mattina davanti al giudice monocratico del tribunale di Frosinone Aurora Gallo. Sotto accusa è finito M.D.P. Ieri il tribunale ha ascoltato la deposizione di un colonnello della Finanza, all'epoca in servizio proprio al Nucleo speciale.

L'ufficiale ha ricostruito la genesi dell'operazione e spiegato che si è arrivati al ciociaro solo dopo che questi aveva proposto ricorso al tribunale del Riesame contro il sequestro (ricorso poi accolto). Solo in quel momento - ha spiegato il finanziere - si è risaliti all'identità dell'uomo sul conto del quale sono stati effettuati accertamenti di carattere patrimoniale.

In particolare, con riferimento alla pubblicità, la Finanza ha accertato una serie di bonifici finiti sul conto dell'imputato da parte dei siti che poi erano stati chiusi. Una ricostruzione più volte contestata dalla difesa che ha fatto spesso riferimento al provvedimento del Riesame con cui era stato ottenuto il dissequestro.

La difesa rifiuta il riferimento al carattere imprenditoriale dell'attività contestata all'imputato. Dal canto suo il colonnello ha evidenziato la scarsa collaborazione da parte dei giganti del web nel fornire le informazioni richieste nel corso delle indagini. E che i siti spesso cambiavano nome, modificando anche una sola lettera del dominio. L'udienza è stata poi aggiornata a settembre.